«IL SINDACATO ORDINA, IL GOVERNO UCCIDE»

Lettera in redazione del titolare di un CAA sulla nuova linea dettata da Agea
Fabio Lanfranchini

La circolale Agea che prevede che «tutti gli operatori abilitati ad accedere ed operare nei sistemi informativi dell’Organismo pagatore devono essere lavoratori dipendenti del CAA o delle società con esso convenzionate» ha scatenato una guerra tra il mondo delle libere professioni e quello dei sindacati agricoli, che già non si vedevano di buon occhio. Sull’argomento interviene Fabio Lanfranchini, titolare dello Studio Pulsar di Borgolavezzaro  (Novara), con questa lettera aperta, che pubblichiamo auspicando una pronta risposta da parte dei sindacati agricoli, chiamati in causa dalle accuse del professionista: «E’ da qualche mese che, i liberi professionisti tengono monitorata l’evoluzione dell’assurda norma prevista nella Convenzione 2020 che Agea propone ai Centri di Assistenza Agricola. Porrei un primo appunto sul fatto che la Convenzione dovrebbe normare l’attività del 2020 ma ad oggi, primo maggio, ne stiamo ancora discutendo….tipico della burocrazia italiana! Ma veniamo subito ad analizzare l’inconcepibile norma che vorrebbe che da settembre di questo anno “tutti gli operatori dei CAA e così pure chi accede ai sistemi informatici di AGEA debba essere un dipendente del CAA o delle società con esso Convenzionate”. Giusto per tradurre dal politichese ad un linguaggio comprensibile, questo significherebbe la chiusura di tutti i CAA di professionisti riportando l’intero monopolio della gestione delle aziende agricole alle Organizzazioni Professionali! (Hai pensato a prevenire?)

Lo sfogo

Scrivo come Responsabile di Sede del CAA Liberi Professionisti che ha per dieci anni lavorato presso una Associazione di Categoria Agricola ed è quindi con cognizione di causa che posso notare le già notevoli differenze dell’operare con il “cappello” dell’Associazione o metterci la faccia come professionista. Iniziando dai requisiti di base richiesti a noi professionisti, come l’iscrizione ad un Albo Professionale, requisito non richiesto se dipendente di una Associazione. Aggiungiamoci pure la norma capestro introdotta per limitare il lavoro dei professionisti singoli che prevede che per gestire una sede CAA ci debba essere un Responsabile di Sede ed un Operatore, condizione che nella maggior parte dei casi impedisce l’apertura di nuove sedi ma che ovviamente in Associazione è facilmente dribblata visto l’elevato numero di dipendenti! Senza parlare della responsabilità personale spesso punita con denunce qualora non si siano rispettate le mille norme burocratiche previste dalle convenzioni sottoscritte con gli Organismi Pagatori o con AGEA! Questi pochi esempi vi fanno comprendere come sia oneroso ed estremamente rischioso a livello personale intraprendere la carriera di libero professionista e responsabile di un CAA. Il mio CAA è nato il 23 aprile del 2001 sono quindi 19 anni che operiamo con sedi sparse su quasi tutto il territorio nazionale e come noi molti altri CAA nati quando, con molta difficoltà, si è riusciti a rompere l’egemonia delle Organizzazioni Professionali. In questi anni molti imprenditori agricoli hanno scelto di essere seguiti da chi, senza imposizioni politiche, ma semplicemente mosso dalla propria professionalità, si è messo al servizio del settore agricolo. Appare chiaro che l’enorme numero di imprese che ha scelto di intraprendere questa strada sta facendo diminuire gli associati e conseguentemente gli introiti. Non intendo soffermarmi qui sul fatto che il vero compito delle organizzazioni agricole dovrebbe essere quello di tutelare le aziende agricole, mentre oggi sembrano piuttosto imprese che vendono servizi, dalla contabilità, ai gruppi d’acquisto, all’assicurazione grandine. 

Libertà in gioco

Ebbene, il motivo che mi ha portato a chiedere la Vostra attenzione è la LIBERTA’ DI SCELTA che viene messa in discussione da Agea: da liberale convinto quale sono non posso che essere indignato difronte a queste viscide manovre di palazzo mirate a bloccare la libera concorrenza con manovre sleali. Risulta semplice a chi da anni si è strutturato su tutto il territorio nazionale con mille agevolazioni fiscali e contributi vari far approvare una norma che cancella la concorrenza e con essa la qualità del servizio e i minori costi che un servizio in concorrenza garantisce. Vista l’enorme perdita di associati riscontrata dalle organizzazioni sindacali in questi anni, la scelta che emerge è quella di fare in modo che si vieti ad altri di poter gestire un CAA. Il governo, a quanto pare, tace e acconsente. Ma… nessuno si rende conto che la prima conseguenza sarà la creazione di migliaia di disoccupati tra i professionisti? Nessuno pensa che gli Imprenditori Agricoli che hanno volontariamente scelto di farsi seguire da noi professionisti avranno avuto le loro ragioni?  Nessuno pensa che la nostra Costituzione all’articolo 4 parla del DIRITTO AL LAVORO? (Avviso)

La scelta

Certamente molti di voi che stanno leggendo questa mia lettera già collaborano con colleghi professionisti e quindi sono direttamente coinvolti, ma chiedo anche a tutti gli altri agricoltori di non voltare le spalle ad un sopruso di tale entità; proprio in questo momento di mille nuove regole che limitano la nostra libertà di spostamento a causa del Covid dobbiamo ribellarci a norme che limitano anche la nostra libertà di scegliere!! Non vi è nulla di più gratificante del poter ogni giorno decidere cosa fare per la nostra impresa e per le nostre famiglie senza che questo ci venga imposto da terze persone mosse solo da interessi economici o di potere. Termino ringraziandovi per il tempo dedicato alla lettura del mio sfogo, vi assicuro inoltre che non abbasserò mai l’attenzione da questo tema che confido verrà fatto echeggiare da molti colleghi che, come me, anche oggi primo maggio, sono in ufficio a lavorare per i propri clienti che valutano validi imprenditori e non pedine da muovere a proprio piacimento». Autore: Fabio Lanfranchini, Pulsar

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