IL RISO TEME LA BREXIT

Giuseppe Ferraris (Copa-Cogeca) spiega le possibili ripercussioni dell'uscita del Regno Unito dalla Ue
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Non c’è solo la Cambogia. Anche la Brexit turba il sonno ai risicoltori.  «Il Regno Unito importa quasi il doppio del riso da paesi terzi (415.000 tonnellate) rispetto a quanto importato da paesi produttori dell’UE (250.000 tonnellate circa). Dobbiamo vegliare – ha dichiarato il presidente del Gruppo riso del Copa-Cogeca, l’italiano Giuseppe Ferraris (foto piccola) durante un convegno nell’Estremadura spagnola – affinché le quote importate dalla Gran Bretagna da paesi terzi non rientrino poi nel mercato interno. Allo stesso modo, è essenziale mantenere l’accesso al mercato britannico». Ferraris parlava ad un convegno specializzato e ha tratteggiato la crisi del settore in Europa che dipende dagli accordi tariffari preferenziali: «le importazioni di riso verso l’UE – ha detto – sono aumentate progressivamente dal 2009, raggiungendo il proprio culmine durante la campagna di commercializzazione 2015/2016, con 1.239 milioni di tonnellate equivalenti riso lavorato. La Cambogia è diventata nettamente il primo paese importatore nell’UE, con circa la metà delle importazioni totali di varietà Indica lavorato e semilavorato. Da tre anni quindi, la coltivazione di riso Indica è in diminuzione in UE, soprattutto in Italia. Inoltre, l’aumento della produzione della varietà Japonica ha generato una severa diminuzione nei prezzi di riso paddy a grani lunghi, medi e tondi. Vista la situazione, alla fine del 2013 abbiamo inviato una lettera ai Commissari Ciclos e De Gucht (Commercio) per chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia e abbiamo fatto lo stesso, un anno dopo, con i Commissari Hogan e Malmström. Ribadiamo la nostra posizione ad ogni riunione tenuta in seno al gruppo di dialogo civile o con i rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo.  Parallelamente, l’Ente Risi ha organizzato a gennaio 2017 e a gennaio 2018, la prima e la seconda edizione del Forum dei risicoltori europei, dove l’intera filiera ha chiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia. Il governo italiano sta finalizzando un dossier per chiedere l’apertura di un’inchiesta, al fine di poter attuare detta clausola. Il sostegno del governo spagnolo a questo dossier sarebbe fondamentale» ha sottolineato. Altro punto dolente: il Basmati. «ci opponiamo all’apertura dei negoziati della Commissione europea, in vista della modifica alle concessioni sul riso Basmati semigreggio. Tale azione potrebbe portare ad un aumento delle quantità importate a tasso zero (o a dazi ridotti) già convenuti con l’India» ha osservato. Si sta seguendo anche il dossier Mercosur e dell’etichettatura d’origine. «La revisione della lista delle sostanze attive autorizzate dalla DG AGRI ha condotto ad una significativa diminuzione di erbicidi e fungicidi permessi per le coltivazioni di riso – è un altro argomento della relazione di Ferraris al convegno -. Ecco perché seguiamo attivamente il dossier sugli usi minori, sostenendo inoltre la creazione di un gruppo “Riso” all’interno della piattaforma della Commissione europea sugli usi minori. Esortiamo a tal proposito una maggiore partecipazione dei membri spagnoli a questo gruppo».

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Risicoltura
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