«IL RISO DA INTERNO NON HA PRODUZIONI ELEVATE»

La Lombardia solleva il velo sulle ombre di una campagna che resta comunque soddisfacente. Il nodo delle infestanti e il nematode galligeno

regionelombNon è un “buon raccolto” per tutti. Se si scende nel dettaglio delle singole regioni risicole, il dato diffuso dall’Ente Risi (LEGGI L’ARTICOLO) va aggiornato: «Dai primi dati sembrerebbe che i risi con granello “lungo A”, in particolare quelli destinati al mercato interno, non abbiano raggiunto produzioni elevate – recita infatti il bollettino riso diffuso dall’Ersaf, l’agenzia della Regione Lombardia -. Particolarmente influenzata dalle malattie fungine è risultata la varietà Vialone nano. I risi con granello “tondo” e i risi a granello “indica” hanno raggiunto, invece, discrete produzioni; particolarmente soddisfacente la prova dei risi “ibridi” di selezione americana. Nel complesso stimiamo l’annata in Lombardia come “mediamente” produttiva con aziende che hanno prodotto maggiormente rispetto agli scorsi anni ed altre con produzioni inferiori». Curiosamente, visto che i dati dovrebbero essere gli stessi, in quanto il Bollettino nasce dalla collaborazione con l’Ente Risi, oltre che con il CNR, il Pirellone non sembra entusiasta del raccolto 2016: «le rese alla lavorazione risultano, generalmente, nella norma con grandi variazioni da varietà a varietà. In particolare nei gruppi dei risi da mercato interno la varietà di riferimento ha rese buone, mentre i similari hanno risentito dei danni dovuti al brusone. Le varietà con granello di tipo cristallino presentano macchie sul granello lavorato in quantità minore gli scorsi anni. Gli “indica” e i “tondi” sono, in genere, di resa elevata. La stessa cosa per la varietà Sant’Andrea e similari». Quanto alla tecnica di coltivazione, il dato rilevante per il 2016 è rappresentato dal forte incremento delle superfici gestite con la tecnica della “semina interrata a file e successiva sommersione”: «si stima che circa il 70% delle semine sia avvenuta con tale tecnica con punte che sfiorano il 100% nel Milanese, Pavese e Lodigiano» spiega il Bollettino.

Sicuramente, dunque, il 2016 non è un’annata cattiva, ma alla resa dei conti potrebbe non rivelarsi entusiasmante come si era creduto al momento di seminare, quando l’incremento dell’ettarato è stato sensibile. Il bollettino segnala problemi nella difesa della coltura legati all’abbassamento climatico di maggio e afferma: «l’efficacia degli interventi erbicidi non ha soddisfatto completamente le attese dei risicoltori, in molte camere si è osservata infatti una non trascurabile presenza di giavone, riso crodo, alisma, cipero e poligono anche dopo gli interventi diserbanti.  Sempre maggior preoccupazione destano i fenomeni, non più isolati, di resistenza delle infestanti alle strategie di controllo messe in atto». Il problema del brusone si è manifestato all’inizio di luglio, tuttavia «la pressione della malattia non è stata particolarmente grave», anche se «danni significativi si sono registrati sulle varietà tradizionalmente sensibili».

Caratteristica della raccolta 2016 è stata la presenza nei campi di infestanti sia graminacee che dicotiledoni. «In particolare la produzione di alcune coltivazioni – spiega l’Ersaf – è risultata fortemente condizionata dalla presenza di giavoni e riso crodo nati tardivamente, sfuggiti, o mal controllati dagli interventi erbicidi. Nei campi al momento della raccolta sono state riscontrate significative infestazioni di Panicum sp., Setaria sp., Bidens sp. e Poligonum sp. erano molto diffusi». Anche la Regione Lombardia sta monitorando la Meloidogyne graminicola, il cosiddetto nematode galligeno che vi abbiamo segnalato in anteprima il 17 agosto. «M. graminicola è originaria – leggiamo sul Bollettino – del sud est asiatico (India, Indonesia, Bangladesh, Malesia, etc) dove, da sempre, costituisce un parassita chiave della coltivazione del riso. Il nematode è diffuso in USA, Brasile, Colombia e Sudafrica. Il ciclo biologico di M. graminicola è molto breve, nelle aree risicole di origine, questa specie riesce a riprodursi 19 giorni dopo la schiusa delle uova. Le forme resistenti (uova e larve) permangono nel suolo. La presenza di acqua sui suoli sfavorisce l’azione dei parassiti, ma non appena il terreno è drenato, in presenza di ospiti, si sviluppano rapidamente nuovi attacchi. Il nematode fortunatamente non si trasmette attraverso la semente. I sintomi in campo di questa parassitosi si manifestano con clorosi generalizzate della pianta, stentata vigoria e mancato accestimento. All’interno del campo, gli attacchi si distribuiscono a chiazze che si allargano progressivamente a macchia d’olio. I sintomi sono più marcati nelle risaie condotte con semina in asciutta. Prelevando le piante attaccate è possibile osservare sulle radici le galle, piccoli rigonfiamenti a manicotto che contengono le femmine adulte e le uova del nematode. Si sottolinea inoltre che M. graminicola è in grado di completare il proprio ciclo biologico anche su alcune infestanti tipiche dell’agroecosistema risaia quali Zigolo delle risaie (Ciperus diffusum), Giavone (Echinocloa crus-galli), Heteranthera spp. e Riso crodo (Oryza sativa var. sylvatica). Queste infestanti possono quindi essere utilizzate come eventuali piante spia». Anche la Lombardia considera il parassita estremamente pericoloso e chiede «la massima collaborazione in modo da poter individuare tempestivamente e circoscrivere eventuali focolai». Leggi QUI il bollettino.

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