NEMATODE GALLIGENO IN BARAGGIA

Infezione individuata a Gifflenga, Buronzo e Mottalciata. Sarebbe il primo caso in Europa

foto FlavioNello scorso mese di giugno in alcune risaie della Baraggia è stata riscontrata la presenza di chiazze più o meno estese in cui le piantine si presentavano clorotiche e con stentato sviluppo vegetativo. Le piantine di riso caratterizzate da queste manifestazioni presentavano un apparato radicale anomalo, con la presenza di galle sia sulle radici principali che su quelle secondarie. Alcuni campioni di queste piante, prelevati e sottoposti ad analisi presso il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, hanno rivelato la presenza di un’infezione da nematodi galligeni che sono stati classificati come appartenenti al genere Meloidogyne.

Il Settore Fitosanitario del Piemonte, che sta seguendo la vicenda in collaborazione con i tecnici ed il Centro Ricerche dell’Ente Risi, non ha finora individuato con certezza la specie del genere Meloidogyne cui appartengono i soggetti isolati nei campioni analizzati. Bisogna dire che una precisa classificazione non appare semplice, considerato che al genere Meloidogyne appartengono numerose specie tra loro morfologicamente simili, per cui l’identificazione del parassita richiede anche analisi di tipo biomolecolare. Nel caso di specie i ricercatori del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte stanno conducendo accurati approfondimenti anche in collaborazione con il Laboratorio di Nematologia Agraria del CNR di Bari. Al momento, il Settore Fitosanitario del Piemonte ci informa di avere intrapreso attività di studio tendenti alla precisa classificazione della o delle specie parassite, al monitoraggio della situazione nei campi infetti ed in quelli limitrofi, allo studio del ciclo biologico del nematode riferito allo specifico ambiente di rinvenimento, ed alla valutazione della flora infestante come potenziale ospite del parassita stesso.

I nematodi galligeni del genere Meloidogyne possono rappresentare un serio problema per le colture, anche se su di essi le conoscenze non sono sempre molto approfondite. Secondo quanto riportato in letteratura scientifica esistono diversi focolai di nematodi galligeni di specie del genere Meloidogyne diffusi in varie parti del mondo e su diverse piante e colture agrarie. Su riso la presenza di nematodi galligeni è considerata endemica in quasi tutti i Paesi del sud-est asiatico, ma alcuni focolai di specie appartenenti al genere Meloidogyne sarebbero segnalati anche in Brasile, USA e Sudafrica. Non risulterebbero fino ad ora segnalazioni su riso in Europa, per cui il caso in esame sarebbe il primo in tal senso. Per questo il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte sta dando tempestiva attuazione alle norme di polizia fitosanitaria secondo le procedure previste dal D.L.vo 214/2005 che definisce le misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione di organismi nocivi ai vegetali.

Non è assolutamente il caso di fare “allarmismo”, anche perché sembra che nelle risaie interessate dal fenomeno (che secondo indiscrezioni raccolte sul territorio e che dovranno essere confermate dalle autorità sarebbero dislocate in una zona molto ristretta a confine tra le provincie di Biella e Vercelli, tra Buronzo, Gifflenga e Mottalciata) la sommersione continuativa dei terreni in oggetto (tutti seminati a file interrate) ed un’adeguata concimazione abbiano significativamente ridotto le sintomatologie. E’ altrettanto prematuro, in attesa di una precisa individuazione della o delle specie di nematodi riscontrate, avanzare ipotesi circa gli eventuali metodi di lotta. Che comunque si presentano piuttosto complessi, in quanto l’eradicazione dei nematodi non risulta mai facile. Verosimilmente si dovrà puntare ad una riduzione della presenza del parassita nei suoli infetti attraverso una combinazione di vari mezzi agronomici, biologici, fisici e chimici: in particolare potrebbe essere meritevole di approfondimento  l’ipotesi di utilizzare colture intercalari biocide (alcune cv. di rafano sono indicate come efficaci “biofumiganti”), oppure opportuni avvicendamenti. La sommersione della risaia pare essere comunque un possibile mezzo di prevenzione, in quanto sfavorirebbe il ciclo vitale di questi e di altri nematodi (a cominciare dall’Aphelenchoides besseyi o “white-tip nematode” già presente nei nostri ambienti e propagato attraverso seme infetto). In ogni caso ci sarà modo di tornare sul tema della difesa dopo che il parassita sarà stato precisamente classificato.

Appare invece estremamente utile richiamare all’attenzione degli operatori l’importanza delle misure di profilassi, finalizzate ad evitare la diffusione del parassita. In tal senso si dovranno evitare propagazioni di materiale vegetale potenzialmente infestato, ma soprattutto contaminazioni attraverso terreno infetto. Massima attenzione dovrà quindi essere prestata all’accurata pulizia delle macchine e degli attrezzi che operano in campo (evitando se possibile di utilizzare le stesse macchine su più aziende agricole), ma anche, più banalmente, alle … calzature degli operatori e dei tecnici che entrano in risaia (i residui di terra, anche minimi, che rimangono aderenti agli organi di lavorazione o alle suole degli stivali sono un potenziale fattore di diffusione). Ugualmente importante è l’ azione di monitoraggio per verificare l’ effettiva entità della problematica ed individuare eventuali altri focolai. Giova ricordare che la legge (il citato D.L.vo 214/2005) dispone l’obbligo di immediata comunicazione al Servizio Fitosanitario Regionale competente per territorio della comparsa effettiva o sospetta di organismi nocivi per i vegetali. Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo –  flavio.barozzi@odaf.mi.it

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