SI CERCA DI RESUSCITARE L’IGP VALLE DEL PO

Si riapre il vecchio dossier bocciato nel 2007. Il vero scoglio è la legge del mercato interno

L’hanno annunciata all’assemblea de #ildazioètratto e il 6 luglio tenteranno di rimetterla sui binari: l’Igp Valle del Po torna a proporsi come la soluzione dei problemi del riso italiano. L’idea è di un mediatore di Pavia, ma godrebbe dell’appoggio del’assessore all’agricoltura Gianni Fava. Il 6 luglio a Mortara è atteso anche lui per discutere di questo progetto, oltre che di un nuovo portale per la programmazione delle semine.

L’Igp Valle del Po è un progetto del 2004: il comitato promotore, formato dai sindacati agricoli delle province lombarde e piemontesi tentò seriamente di ottenere il riconoscimento dall’Unione europea ma si scontrò brutalmente con il muro del ministero. Motivo: per riconoscere un’Igp occorre che, oltre a caratterizzare il prodotto per alcune qualità specifiche, le si dia una denominazione che gode già di una tradizione, sia conosciuta dal mercato e abbia caratteristiche tali da non confondere il consumatore. Il governo di allora respinse la domanda – ci ricorda Andrea Desana (foto grande), che del comitato era il presidente – «perché il nome Valle del Po non aveva una tradizione sul mercato, tant’è vero che si tentò di crearla con un packaging ad hoc, predisposto dall’Associazione Risicoltori Piemontesi, che nel 2004 lanciò la campagna “Sor-riso del Piemonte”. Non bastò…» Desana è convinto che l’idea resti vincente, ma non nega che l’Igp rappresenterebbe l’intera produzione italiana, con pochissime eccezioni. E questo potrebbe costituire un secondo problema.

Infatti, il governo Gentiloni sta riformando la legge del mercato interno e la nuova disciplina, frutto di un lunghissimo lavoro politico all’interno della filiera, impone una griglia e norme piuttosto rigide per denominare le singole varietà di riso, norme che, in base all’articolo 1 comma 3 non varrebbero per Dop e Igp, il che è plausibile per delle denominazioni/indicazioni che riguardino un bacino produttivo limitato ma difficilmente potrebbe essere tollerato dal legislatore per un’Igp che, proprio per risolvere i problemi del riso nazionale, si candida a coprire come un grande ombrello il 90% della produzione risicola nazionale. L’auspicio è che i promotori riescano a fugare questi dubbi e a dare quindi un  contributo importante alla soluzione della crisi del riso.

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Risicoltura
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