FRANCESE: ECCO LA MIA STRATEGIA

Conferma al vertice dell'Airi: obiettivo Cina, riso prodotto sensibile, chiarezza sui residui, apertura sull'etichetta e meno burocrazia per l'export

La prima notizia è che Mario Francese è stato confermato alla presidenza dell’Airi, l’associazione degli industriali risieri. Quella che segue è la sua strategia, punto per punto, come l’ha presentata oggi alla stampa. La riportiamo senza alcuna modifica.

Allargamento dei mercati

«In prima battuta – recita la nota Airi – restano tutte quelle iniziative che possono favorire un allargamento delle possibilità del collocamento del nostro prodotto e dei suoi derivati, sia esso attraverso un aumento dei consumi che attraverso l’apertura di nuovi mercati.

L’allargamento dei mercati deve essere sostenuto da un approvvigionamento adeguato. Con questo obiettivo AIRI ha formulato nello scorso mese di gennaio un documento di indicazioni al mondo produttivo agricolo affinché le semine si orientino in modo da rispondere alla domanda, garanzia questa di redditività per i risicoltori. Nelle sue indicazioni ha chiesto un aumento contenuto del lungo B per la campagna in corso, consapevole di poter riconquistare solo con gradualità i mercati dell’indica. Per questo motivo AIRI ritiene non necessario diversificare l’aiuto accoppiato, i cui effetti sarebbero difficilmente prevedibili, rischiando di creare distorsioni produttive.

Tra le iniziative AIRI volte ad allargare i mercati occorre evidenziare il lavoro che si protrae da parecchi anni per consentire le esportazioni del nostro riso da risotto in Cina, oggi possibili solo in piccoli quantitativi grazie a triangolazioni con Hong Kong. Il negoziato che ha coinvolto AIRI, il MIPAFT, la nostra Ambasciata a Pechino e le Autorità cinesi è proseguito tutto lo scorso anno fino a definire un testo condiviso e che si è finalmente perfezionato nei giorni scorsi, con l’accettazione da parte dei cinesi dei metodi proposti da AIRI per garantire l’assenza di insetti nel prodotto esportato. Il Ministro Centinaio e le Autorità cinesi potranno presto ratificarlo e dopo la firma AIRI organizzerà una nuova visita di tre esperti cinesi che dovranno verificare le modalità applicative dello stesso. Si auspica di poter iniziare ad esportare nell’inizio del 2020 e gradualmente conquistare un mercato tra quei 50 milioni di cinesi della middle class che apprezzano la qualità e sicurezza dei prodotti europei. Analogamente dovremo lavorare in futuro per aprire il mercato indiano al nostro riso».

Il riso un prodotto sensibile.

AIRI è da sempre in prima linea per evitare l’apertura del nostro mercato a importazioni che possano ridurre il prezzo del riso nell’UE compromettendo il reddito dei risicoltori, i quali potrebbero essere indotti ad abbandonare la coltura. Così è stato con le concessioni senza dazio e senza contingentamenti a Cambogia e Myanmar ma molte altre sono le concessioni già operative e altre potrebbero sopraggiungere. Le concessioni già fatte sul riso hanno tuttavia raggiunto un punto di saturazione. Non vi sono altre concessioni che possano essere fatte senza compromettere la produzione UE e in particolare italiana. Sotto questo profilo la Commissione deve prendere atto che considerare il riso un prodotto sensibile deve significare la sua esclusione da ogni nuovo negoziato analogamente a quanto fatto dal Giappone, che nel recente accordo di libero scambio con l’UE, ha preteso che il riso non entrasse nell’accordo per proteggere la produzione giapponese. All’orizzonte vi è ancora la formalizzazione dell’accordo già raggiunto con il Vietnam nel 2015 (76 mila t, di cui 16 mila di semigreggio e 60 mila di lavorato di cui 30 mila di riso aromatico), il probabile futuro accordo con il Mercosur e, in una prospettiva di più lungo termine, l’Australia, l’India e la Thailandia, tutti paesi esportatori di riso o potenziali. Anche la recente adozione della clausola di salvaguardia ha un termine di tre anni e il dazio sarà gradualmente decrescente. Occorre ricordare che se la Commissione ha deciso di ripristinare i dazi è stato anche grazie ad un cambiamento di atteggiamento politico nei confronti di Paesi in cui vengono ripetutamente violati i diritti umani. AIRI ritiene necessario lavorare per rendere la salvaguardia condizionata dal verificarsi di situazioni di concorrenza iniqua, prescindendo dalla situazione politica più o meno favorevole.  Questo argomento verrà probabilmente affrontato nel prossimo forum europeo che l’Ente Nazionale Risi organizzerà a Bruxelles per sensibilizzare i nuovi parlamentari europei.

Le norme europee sull’utilizzo dei fitofarmaci

Il caso triciclazolo di due anni fa ha evidenziato una gestione comunitaria approssimativa delle autorizzazioni all’utilizzo di fitofarmaci e delle tolleranze di residuo nel riso al consumo. Di fronte alla mancata autorizzazione o mancato rinnovo di un fitofarmaco, di norma dovuto ad una constatata pericolosità per l’ambiente o la salute, ma spesso anche per l’insufficienza di prove che la escludano, la Commissione adotta una procedura che consiste nel revocare l’autorizzazione all’uso del fitofarmaco, prevedendo un tempo per lo smaltimento delle scorte presso gli agricoltori, e dopo un anno abbassa il limite di residuo nel prodotto su cui il fitofarmaco è stato utilizzato, prevedendo altri sei mesi per lo smaltimento del prodotto che abbia residui. Questa procedura è corretta per la maggior parte dei prodotti agricoli i cui tempi dal raccolto al consumo sono relativamente brevi, ma non può essere seguita per il riso che ha tempi dalla semina al consumo molto più lunghi.

Recentemente la Commissione Europea ha soppresso un limite di residuo per un fitofarmaco che fortunatamente riguarda solo il prodotto d’importazione (buprofezin) prevedendo solo sei mesi di tempo oltre i quali il prodotto al consumo non deve più contenere residui. Ma il riso immesso al consumo ha un termine di conservazione di 24 mesi! Se questa situazione si verificasse per un fitofarmaco usato nell’UE il rischio è che parte del raccolto, ottenuto usando un fitofarmaco lecito, debba poi essere distrutto perché il limite di residuo nel prodotto finito viene soppresso in tempi troppo brevi. Senza contare l’aumento di costi di analisi che le industrie dovranno effettuare per sincerarsi di comprare un risone esente da quel fitofarmaco. E’ necessario che gli agricoltori conoscano in anticipo i fitofarmaci la cui autorizzazione potrebbe essere revocata e evitino di utilizzarli anche se ancora leciti.

L’indicazione dell’origine in etichetta.

Sul problema dell’indicazione dell’origine in etichetta, AIRI non è in contrapposizione rispetto agli agricoltori. Le industrie risiere italiane sono le prime interessate a soddisfare le esigenze dei consumatori. Ciò che AIRI ha lamentato è stata una mancanza di consultazione nella predisposizione della legge che ha stabilito regole in alcuni casi poco chiare o ridondanti e aumentato inutilmente i costi delle aziende che hanno dovuto distruggere scorte di imballaggi non più a norma. Nel contempo, poiché oltre il 90% del riso venduto in Italia è anche coltivato in Italia, l’informazione non ha fornito indicazioni utili al consumatore né ha generato benefici per i prezzi del risone che, come evidenziato dalle quotazioni rilevate presso le Camere di Commercio, hanno avuto un andamento indipendente dalle nuove norme.

Sburocratizzare le esportazioni.

Un altro fronte su cui AIRI sta lavorando è volto ad ottenere una semplificazione amministrativa per esportare il nostro riso. Oggi per poter esportare le industrie risiere devono produrre troppi documenti, che rendono l’attività di esportazione più onerosa. Tra questi documenti anche il titolo rilasciato dal MISE, per molti settori agricoli già eliminato ma ancora necessario per esportare il riso. AIRI ha già incontrato i servizi della Commissione che hanno affermato di essere disponibili ad eliminare il titolo di esportazione. Prima di farlo si rende tuttavia necessario un perfezionamento della raccolta di dati di cui dispone oggi la Commissione al fine di poter gestire con più facilità e completezza le informazioni statistiche che riguardano gli scambi tra Paesi, sia nell’UE che tra l’UE e i Paesi terzi. AIRI auspica che l’Ente Nazionale Risi possa essere d’aiuto per ottenere questa semplificazione che faciliterebbe le esportazioni verso paesi terzi». Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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