FERRARIS: QUELLA LEGGE SI PUO’ ANCORA DISCUTERE

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ferrarisLa bozza di riforma della legge sul mercato interno può essere rivista. Lo dice Giuseppe Ferraris, presidente del gruppo risicoltori del Copa-Cogeca, l’organismo che rappresenta i produttori agricoli in seno all’Unione Europea e che dialoga con la Commissione. «E’ sbagliato arroccarsi – dichiara in esclusiva a Risoitaliano – come invece vedo fare da alcuni colleghi. Quella proposta è un compromesso, ma proprio per questo non deve lasciare dietro di sé vincitori e vinti. Se ci sono forti perplessità tra gli agricoltori o tra gli industriali è meglio che emergano e che si rimetta in discussione quel testo, prima che sia troppo tardi».

L’esternazione è la conseguenza dell’intervista rilasciata da Giovanni Perinotti, neopresidente di Confagricoltura Vercelli e Biella, la stessa organizzazione di Ferraris. Nell’intervista esclusiva a Risoitaliano (http://www.risoitaliano.eu/perinotti-ecco-cosa-penso-del-mercato-interno-e-del-finto-bio/), Perinotti aveva affrontato due temi spinosi (tra i tanti temi caldi di questa stagione…) e uno era proprio la legge sul mercato interno. Riflettendo sulla bozza approvata alcuni mesi fa e destinata a guidare l’attività delegata del governo, Perinotti ci dichiarava che «la nuova proposta di legge sulla commercializzazione del riso nel mercato interno è stata approfonditamente analizzata e discussa nell’ambito di Confagricoltura Vercelli e Biella. Il testo finale è il risultato di una lunga mediazione oggi condivisa da tutta la filiera». Una dichiarazione che non lascia spazio a equivoci: l’accordo è quello e non si tocca.

Ferraris però non ci sta. «La legge del 1958 è tuttora un esempio a livello comunitario, la si può migliorare ma attenti a buttarla via – ci dice -. Noto un atteggiamento di chiusura ed è sbagliato: se esistono delle perplessità e se il Ministero, cui compete legificare su questa materia per delega del Parlamento, è d’accordo a migliorare la bozza, che ormai è nota in quanto è stata diffusa anche dal Vostro sito, perché dovremmo impedirlo? A chi crede che la soluzione trovata sia la migliore voglio ricordare che più volte, di fronte agli strattoni dell’industria, Confagricoltura si è dichiarata pronta a tornare al testo del ’58, limitandosi a modificare le sanzioni. Prima di parlare di risultato condiviso da tutta la filiera, vorrei essere davvero sicuro che è così e che stiamo facendo il passo giusto» (10.07.2015)

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