ETICHETTA DA RILANCIARE

Il mondo risicolo non si rassegna alla decadenza del DM del 2017

È apertissimo il dibattito sull’etichettatura del riso: i provvedimenti nazionali riguardanti il settore risicolo afferiscono al Decreto Ministeriale 26 luglio 2017 (Indicazione dell’origine in etichetta del riso, n.17A05698), che, alla luce dei recenti sviluppi normativi, si avvia a decadere a seguito dell’emanazione del nuovo Reg. UE 775/18 che entrerà in vigore il 1 aprile 2020. Il Reg, 775/18, che non si applica ai prodotti Dop, Igp e ai prodotti a marchio, prevede che non debba essere indicata in etichetta l’origine dei prodotti, fatta eccezione per il caso in cui siano presenti simboli, figure o dizioni ingannevoli in merito all’origine del prodotto, oppure nel caso in cui l’origine sia diversa da quella dell’ingrediente principale.

Perinotti: rilanciamo l’etichetta italiana

«Questa disposizione» spiega Giovanni Perinotti, presidente di Confagricoltura Vercelli e presidente della federazione riso di Confagricoltura, «non è considerata sufficiente dal comparto risicolo europeo. Infatti, al 3° Forum europeo dell’ente Risi a Bruxelles e le scorse settimane ad Arles, i risicoltori europei si sono dimostrati favorevoli all’indicazione d’origine del prodotto in etichetta. D’altronde l’applicazione del provvedimento ha dimostrato di essere, nel corso del periodo in cui è stata applicata, un utile strumento di tracciabilità, di valorizzazione del prodotto e di tutela del consumatore. Confagricoltura è favorevole all’indicazione d’origine sulle confezioni, in quanto essa consente di valorizzare il riso prodotto in Italia; pertanto chiede  che i DM italiani siano ripresentati alla Commissione per essere approvati, avendo l’accortezza di aggiornarli alla normativa vigente».

Moncalvo: una normativa stringente

Sulla scia dell’1,1 milione di firme  raccolte nel corso dell’anno 2019 in sette paesi europei, con la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) promossa insieme ad altre organizzazioni europee, anche Coldiretti è in prima linea a favore dell’etichetta di origine degli alimenti, per impedire che siano spacciati come Made in Italy prodotti di origine straniera. Coldiretti Piemonte, che nella sua regione ha raccolto nell’anno 2019 oltre 100 mila firme a favore della salvaguardia delle produzioni regionali,  si batte a sua volta per l’etichettatura d’origine, che valorizza i prodotti e consente scelte consapevoli da parte dei consumatori che cercano freschezza e qualità. «Chiediamo una normativa europea stringente sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti in etichetta»  spiega il presidente di Coldiretti Piemonte Roberto Moncalvo, presidente della federazione riso di Coldiretti, «poiché le norme che entreranno in vigore nell’aprile 2020 non permetteranno un’informazione obbligatoria e completa al consumatore». Coldiretti Piemonte, inoltre, lavora alla creazione di un fronte comune a favore della trasparenza, contro il Nutri score francese e contro l’etichetta a semaforo inglese, che finiscono per penalizzare le produzioni di qualità, inclusi Dop e Igp. Si tratta, infatti, di sistemi discriminatori, fuorvianti e parziali, che, attraverso un’omologazione indistinta, rischiano di boicottare alimenti sani e naturali a vantaggio di prodotti raffinati di dubbia origine e lavorazione, con inevitabili ripercussioni sulla differenziazione nutrizionale e sui comportamenti e le abitudini alimentari dei consumatori. La proposta italiana del sistema “a batteria”, tiene conto della dieta, senza trascurare l’equilibrio nutrizionale. Autore: Milena Zarbà

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