I RISICOLTORI TENGONO DURO

Mercosur

Le borse lombarde restano ferme, come avvenuto ad inizio settimana in Piemonte (LEGGI), a causa del calo dell’offerta. A fotografare la svolta è Paolo Ghisoni, mediatore lombardo, che afferma ai nostri microfoni: «Per la prima volta nel mercato 2025-2026, oggi in sala c’era più domanda che offerta». Sul fronte dei trasferimenti tornano a salire le quantità ritirate, oltre le 30.000 tonnellate nell’ultima settimana (VEDI). L’accelerata è in parte trainata dai Lunghi B, che nell’ultima rilevazione Ente Risi hanno fatto segnare un trasferimento del 2,35% dello stock annuale disponibile in soli sette giorni. Pubblicate le medie dei prezzi per il pagamento del riso da seme 2025/2026 (VEDI)

LISTINI INVARIATI, VENDITORI IN ATTESA

In Borsa l’offerta era praticamente nulla, esattamente come era successo martedì a Vercelli. I venditori tengono la merce ferma in magazzino e guardano al Medio Oriente con cauto ottimismo. Se il conflitto si prolunga, rincari sui noli, pressioni sul petrolio e interruzioni sulle rotte potrebbero finalmente muovere le quotazioni. L’industria dal canto suo non cambia passo, con acquisti ridotti al minimo e prezzi ancora schiacciati verso il basso. I prezzi circolati questa mattina sono sostanzialmente invariati rispetto alle quotazioni di inizio settimana. Da segnalare la conferma del ritorno degli acquirenti sui lunghi B a 35 €/q lordi, già vista ad inizio settimana, dopo un periodo dove 33 sembrano il riferimento massimo.

Nonostante queste notizie positive per gli “indica” nostrani, le importazioni restano nettamente maggiori rispetto alla scorsa campagna (+25%). Inoltre, si registrano notizie contrapposte sull’ultimo numero di RisoNews di Ente Nazionale Risi. Da un lato, un grido d’allarme unanime degli otto Paesi produttori europei, riuniti d’urgenza dall’Ente stesso. Si parla di importazioni a livelli record, prezzi schiacciati da dinamiche speculative e Commissione Europea accusata di ignorare il settore. Si propongono modifiche del Regolamento SPG prima del voto di aprile, revisione dei dazi fermi al 2004 e imposizione della reciprocità sugli standard sanitari e ambientali. Dall’altro, nello stesso numero, la notizia che va nella direzione opposta: dal 6 marzo il dazio sul riso semigreggio scende da 42,50 a 30 €/t, meno 30% (VEDI il regolamento Ue). L’accostamento, senza commento editoriale, fotografa con precisione l’ambiguità di una politica comunitaria che ascolta i produttori e nel frattempo procede in senso contrario.

GHISONI: «PER LA PRIMA VOLTA PIÙ DOMANDA CHE OFFERTA»

«In questo momento i venditori si sono fermati – afferma Paolo Ghisoni. mediatore Lombardo -. Per la prima volta nell’annata, in sala di contrattazione c’era meno riso in vendita e più gente che lo comprava. I risicoltori sperano di veder aumentare i prezzi alla luce dell’attuale contesto geopolitico. Credo che queste dinamiche possano valere sugli “indica”, che già oggi qualcosa in più valgono. Si parla di 35 €/q lordi, contro i 30-33 della scorsa settimana. Ho però la brutta impressione che saranno più gli aumenti dei costi che i benefici sui ricavi, l’urea è passata da 53 a 63 €/q.le in una settimana, e lo stesso vale per gasolio e altri concimi, che vengono tutti da quelle zone.

Da qui a fine campagna, inoltre, penso che sui tondi potrebbero esserci passi avanti, fisiologicamente perché ce n’erano meno. Sul Selenio noto una tendenza all’uniformarsi con i tondi generici. Questi sono più cercati e si apprezzano, mentre Selenio subisce la concorrenza del Calrose americano, che va bene da sushi e lo sostituisce. Potremmo arrivare a un pareggio a 60 tra tutti i tondi, con il Selenio bello, entro il 3% di vaiolatura, che potrebbe rimanere a 65. Anche sul mercato interno potremo vedere movimenti rialzisti, soprattutto per il gruppo Carnaroli.

Sulle semine, i numeri non sono quelli di Ente Risi. La superficie totale credo calerà tra gli 8 e i 10.000 ettari, in modo disomogeneo. Di tondo potremmo arrivare ad averne un’enormità, anche se credo che la superficie investita sarà di 70-72.000 ettari, non i 77 che dice Ente Risi, comunque troppi. Sopra i 60.000 fai fatica a collocare, con il rischio di crolli sul mercato. L’Indica non calerà molto perché gli ibridi raddoppieranno. Sul Carnaroli invece i 28.000 ettari annunciati non ci sono ma crescerà l’Arborio, grazie alle varietà nuove.» Autore: Ezio Bosso

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