CONTRORDINE: STOP PAGLIE DAL 1 OTTOBRE

Delibera della Regione Piemonte legata alla condizionalità proposta da Ferrero

In Piemonte le paglie di riso possono essere bruciate solo fino al 1 ottobre. Con una decisione a sorpresa, su proposta dell’assessore all’agricoltura Giorgio Ferrero, la Giunta regionale ha confermato il divieto a bruciare stoppie di riso dal 1 ottobre al 31 marzo, all’interno del regime di condizionalità cui bisogna attenersi per poter usufruire dei contributi PAC. Come sapete, questo divieto era in vigore anche lo scorso anno ma una legge regionale sulla qualità dell’aria l’aveva spostato al 1° novembre (ascolta l’assessore all’ambiente Valmaggia)

La legge è stata pubblicata il giorno 11 ottobre sul Burl e ha scatenato il caos, perché di fatto le Province avevano continuato a osservare il termine del 1 ottobre. Per riordinare la materia, l’assessore Ferrero ha vincolato il divieto alla condizionalità: in questo modo la delibera non contrasta con la legge regionale ma al tempo stesso impedisce di bruciare le paglie in ottobre. Ovviamente, chi lo ha fatto tra l’11 ottobre e il giorno in cui sarà pubblicata la delibera ed ha subito un controllo amministrativo ricorrerà contro l’eventuale provvedimento amministrativo e difficilmente gli si potrà dar torto, ma per tutti gli agricoltori che ricevono aiuti Pac vale il nuovo termine (che poi è quello vecchio).

«La scelta di legarlo alla condizionalità ci consente – ci spiega Ferrero – di avere la ragionevole certezza che tutte le aziende agricole siano tenute a rispettarlo». Infatti, la quasi totalità delle imprese percepisce tali aiuti. Con la nuova delibera si conferma «l’uniformità del trattamento dei residui della coltivazione del riso con quelli delle altre coltivazioni, in attuazione di una intesa interregionale per la tutela della qualità dell’aria nel bacino padano. Eventuali deroghe potranno essere concesse localmente per emergenze fitosanitarie o per la presenza di suoli asfittici». Come avviene in Baraggia.

«La conferma del divieto è utile non solo per la qualità dell’aria e più in generale dell’ambiente, ma anche per l’immagine stessa del riso piemontese, che ha bisogno di valorizzare la sua qualità e su cui stanno lavorando con impegno i nostri risicoltori – spiega Giorgio Ferrero -. Nella qualità sempre di più, anche agli occhi dei consumatori, entrano le buone pratiche, compresa l’attenzione all’ambiente a alla compatibilità degli interventi agricoli”.
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Risicoltura
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