BORSA ITALIANA NON VEDE EURICOM

Le analisi del sito finanziario dimenticano Curti. Crescita delle vendite in quantità anche nel primo semestre 2017

Borsa Italiana considera il settore del riso molto interessante, anche se lo conosce poco. Sicuramente è un momento interessante per l’industria risiera, che macina profitti, come ha ammesso recentemente Carlo Preve, amministratore delegato di Riso Gallo. Il sito di Borsa Italiana offre un ampio ragguaglio di questo settore citando dati di Iri (Information resources, Inc., gruppo mondiale specializzato nella fornitura di informazioni sui mercati del largo consumo), i quali attestano che dopo la performance del 2016, che ha visto un incremento di 0,2% a volume e del 3% a valore, per un totale di 390 milioni di euro, nel primo semestre 2017 la crescita delle vendite di riso in Italia si è quasi arrestata (+0,2%) ma è aumentata dell’1,6% in quantità. Diminuiscono le vendite delle varietà di riso bianco (arborio, ribe, vialone nano, roma, originario, padano), mentre crescono le specialità (esotico, integrale, cottura rapida) sia in volume (+7,7%) che a valore (+11%).

In un recente articolo apparso sul suo sito, Borsa Italiana segnala anche che «c’è chi è perfino riuscito a vendere il riso ai cinesi. Si tratta di Riso Scotti, uno dei tre big italiani del riso che, insieme a Gallo e Colussi, detiene il 35,7% del mercato italiano. Lo storico marchio pavese ha recentemente siglato un accordo con i cinesi di Central Leader, proprietari della piattaforma social di distribuzione Dropswujie 4.0, un partner che garantisce le transazioni dal produttore al consumatore senza contraffazione. Grazie a quest’accordo l’azienda spera di raggiungere i 5 milioni di fatturato al mese, 60 l’anno solo dalla Cina. Numeri imponenti per la multinazionale italiana, che lo scorso anno ha realizzato un fatturato consolidato di 236 milioni». Riso Gallo resta invece per gli analisti il numero uno in Italia per quota di mercato, 22% a valore (fonte Nielsen DM quota a scaffale Riso + Risotti Pronti) e un fatturato di 108 milioni di euro. L’azienda, fondata a Genova nel 1856, è ormai una multinazionale con sedi in Argentina, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svizzera. «Nonostante sia tra le più grandi riserie d’Europa – le esportazioni toccano il 40% della produzione e 77 Paesi nel mondo – resta un’azienda molto legata alle tradizioni familiari, tanto che si è arrivati oggi alla sesta generazione di proprietari» osservano gli analisti di Borsa Italiana. I quali, peraltro, non considerano minimamente Curti riso, perchè nella loro analisi neppure la citano, occupandosi invece di  Colussi – gruppo alimentare che nel 2015 ha fatturato 353 milioni di euro – proprietario dello storico brand Flora, nato sul finire degli anni 60 come specialista del riso parboiled, definito «una sicurezza per le ricette veloci: Riso Flora Classico 8 minuti è la prima referenza del mercato del Riso Confezionato (Fonte: Iri 2016)». Non sappiamo se la dimenticanza sia effetto della fretta o dell’ignoranza, oppure se Borsa Italiana possegga dati che dimostrano il minor impatto di Curti riso sul mercato italiano ma qualcuno avvisi i suoi analisti che, quote di mercato italiano a parte, dietro Curti riso c’è Euricom, che è uno dei più importanti player internazionali in questo settore. Se proprio bisogna dire chi guadagna con il riso… (LEGGI L’ARTICOLO DI BORSA ITALIANA)

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