BARRICATE IN SUD COREA PER IL RISO

Sale la tensione tra gli agricoltori per non rinunciare allo status di Paese in via di sviluppo

C’è tensione in Corea del Sud tra agricoltori e governo: il settore primario è sul piede di guerra e sta per avviare una battaglia per convincere il governo a non rinunciare allo status di “paese in via di sviluppo” all’interno del Wto, operazione considerata una “umiliazione nazionale nell’area commerciale”. La scelta del governo, su impulso degli Stati Uniti, porterebbe a una forte riduzione del settore risicolo, uno dei maggiori della Corea: ad essere colpito in particolare sarebbe l’ammontare dei sussidi agricoli, impiegati soprattutto per sostenere il settore della risicoltura.

Il 25 ottobre un gruppo organizzato di agricoltori ha organizzato una manifestazione davanti al Ministero degli affari esteri nel distretto di Jongno a Seoul, ed ha denunciato che l’amministrazione intende “inchinarsi al presidente degli Stati Uniti”: la pressione di Trump,  porterebbe a rinunciare al commercio e alla sovranità alimentare e spingere l’agricoltura sull’orlo del baratro. I manifestanti indossavano abiti da lutto e fasce con la scritta «proteggiamo il nostro status di paese in via di sviluppo». Il settore agricolo ha intenzione di “condannare” l’amministrazione del Moon Jae-in con una manifestazione e con il voto alle elezioni generali del prossimo aprile. In una dichiarazione, la Lega contadina coreana (KPL) ha rivendicato: «Il governo svende il destino degli agricoltori, è bastata una sola parola da Trump».

«Con i negoziati dell’Uruguay Round e il lancio dell’Wto, l’agricoltura sudcoreana è stata portata all’orlo di un baratro», ha detto Kpl.

«I campi della Corea del Sud sono pieni dei lamenti degli agricoltori. I 5,13 miliardi di dollari che Trump sta chiedendo in termini di costi di difesa potrebbero essere utilizzati per pagare assegni di 430 dollari al mese a un milione di famiglie agricole in tutta la nazione, e oltre 170 dollari  a 2,4 milioni agricoltori totali », ha continuato, invitando Seoul a «superare la pressione degli Stati Uniti e sostenere la nostra sovranità commerciale e alimentare». Gli agricoltori hanno convenuto che la rinuncia allo status di paese in via di sviluppo della Corea del Sud porterebbe a un crollo della base agricola nazionale: «Fondamentalmente ci stanno dicendo di non coltivare riso».

«Gli Stati Uniti stanno utilizzando la nostra agricoltura per soddisfare i loro interessi. In realtà, si tratta solo di riso – ha dichiarato Park Heung-sik, presidente della North Jeolla Association of Farmer Groups -. Se abbandoniamo lo status di paese in via di sviluppo, la base agricola della Corea del Sud per l’autosufficienza alimentare crolla completamente. In passato, siamo riusciti a sostenere l’agricoltura domestica con l’indennità di 1,27 miliardi di dollari in sussidi, ma se potremo utilizzare solo 598,19 milioni di dollari di questi sussidi in futuro, dopo la rinuncia allo status di paese in via di sviluppo, non avremo modo di farvi ricorso quando i prezzi del riso caleranno. Fondamentalmente stanno dicendo alla gente di non coltivare riso». Kim Hee-sang, segretario generale della filiale di Cheongju della Kpl, ha dichiarato: «Rinunciare allo status di paese in via di sviluppo significa rinunciare all’agricoltura».

«Non appena rinunceremo al nostro status di paese in via di sviluppo, saremo invasi da prodotti agricoli dagli Stati Uniti e da altri paesi. In Cile, il 95% delle aziende agricole è stato venduto alle grandi società», ha osservato Kim Hee-sang. «Man mano che abbandoneremo lo status di paese in via di sviluppo, l’agricoltura sudcoreana sarà rapidamente subordinata alle aziende alimentari e di sementi americane con grandi strutture, capitale e dimensioni aziendali». 

«Al momento non abbiamo tempo perché è la stagione del raccolto e siamo a corto di personale, ma una volta terminato questo periodo, gli agricoltori scenderanno in piazza – ha promesso – Ci sarà una feroce battaglia da parte degli agricoltori per la propria sopravvivenza». 

Il settore giura che colpirà il governo alle prossime elezioni: Park Haeng-deok, presidente di Farmers’ Road, ha dichiarato: «Non possiamo più sostenere un governo che ha abbandonato l’agricoltura. Combatteremo, portando lo stesso spirito di Baek Nam-gi, il contadino colpito a morte con un getto di cannone ad acqua durante una manifestazione del 2015, quando fu ferito mentre chiedeva di sostenere l’agricoltura”. Si parla di “umiliazione nazionale nelle aree degli affari esteri e del commercio».

«Con un tasso di autosufficienza alimentare del 24%, la Corea del Sud dovrebbe giustamente mantenere il suo status di paese in via di sviluppo nell’area dell’agricoltura”, ha affermato Lee Gap-seong, vice presidente dell’Associazione degli agricoltori di Gwangju, che aggiunge: “il Wto non ha nemmeno menzionato questo come un problema, eppure il governo ha svenduto il futuro dell’agricoltura con una sola parola di Trump, senza nemmeno ascoltare gli agricoltori o l’Assemblea nazionale». Il 30 novembre, gli agricoltori hanno in programma di organizzare una manifestazione generale di fronte al palazzo dell’Assemblea nazionale a Seoul per denunciare il governo e il partito di maggioranza per aver abbandonato l’agricoltura.

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