CICLO E BIOLOGIA DI AMARANTHUS PALMIERI
Le specie di Amaranto presenti nelle nostre coltivazioni sono diverse e, a volte difficili da distinguere le une dalle altre, tuttavia la specie Palmeri si contraddistingue per essere dioica (cioè con fiori maschili e femminili distinti) e con un fiore femminile a 5 tepali in genere di colore giallo e di piccole dimensioni. LEGGI APPROFONDIMENTO BOTANICO.
L’infestante ha un rapido sviluppo e può raggiungere l’altezza di 3 metri. Si contraddistingue per la grande produzione di semente (una pianta può produrre fino a 600.000 semi in un anno) e quindi, una volta arrivata in un terreno risulta di difficile eradicazione.
In alcune coltivazioni di soia il suo sviluppo ha compromesso completamente la produzione in quanto le notevoli dimensioni e la robustezza del fusto (può raggiungere i diversi centimetri di diametro) rendono impossibile la trebbiatura con i normali mezzi.
Nelle coltivazioni l’infestante risulta contenuta con l’applicazione di erbicidi in commercio di facile reperimento. Nel caso della coltivazione del riso, diversi sono i principi attivi in grado di agire sull’amaranto ma con azione specifica ricordiamo il Tifensulfuron metile, registrato lo scorso anno anche sul riso. Tuttavia la presenza della pianta nelle coltivazioni di soia da diversi anni e il suo contenimento principalmente medianti diserbanti ALS inibitori ha generato specie “resistenti” agli erbicidi, similmente a quanto successo nel riso.
RESISTENZA NOTA DAL 1989
La presenza di queste piante nelle coltivazioni sta diventando sempre più diffusa e nel caso si tratti di amaranto “resistente” il suo contenimento diventa estremamente difficile. La pianta sopporta bene la siccità e, in parte, la sommersione. Fortunatamente non sopravvive alla sommersione continua delle risaie (ancora una volta la presenza di acqua ci aiuta). Pertanto nei terreni che vengono costantemente sommersi per lunghi periodi non germina o, se germina, muore.
LA SOMMERSIONE NON PIACE ALL’AMARANTHUS PALMIERI
Tuttavia la diffusione della coltivazione del riso in aree con scarsa disponibilità idrica o la carenza di acqua di irrigazione per lunghi periodi unita alla rapidità di crescita della pianta può consentire il suo sviluppo in risaia. In genere la crescita in terreni anche saltuariamente soggetti a bagnatura non raggiunge il suo massimo, rimanendo, dove sopravvive, di dimensioni contenute. Al momento attuale questa è la situazione nel Pavese con coltivazioni di Amaranto resistente presenti solo delle risaie prive di sommersione prolungata dei terreni o nelle aree di campo come le “capezzagne” o i bordi dei campi dove l’acqua arriva in modo intermittente.
Per il momento quindi la situazione non desta particolari preoccupazioni ma la presenza di un infestante di così rapido e lussureggiante sviluppo nell’areale risicolo, nonché il suo difficile contenimento a causa della resistenza agli erbicidi disponibili non può mancare di suscitare preoccupazione. In molte risaie è ormai stabilmente presente la cosiddetta “Erba rossa” (polygomum lapathifolium, ecc.) che, da infestante tipica delle coltivazioni “asciutte” si è, a poco a poco, adattata all’ambiente di risaia tanto da richiedere, in alcuni casi, interventi di contenimento specifici. Speriamo che il caso non si ripeta. Autore: Franco Sciorati

Puoi seguirci anche sui social: siamo su facebook, e linkedin. Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu.


