RIALZI GENERALIZZATI

Diva

Il mercato prosegue nella sua fase rialzista, intrapresa nelle ultime sedute (LEGGI). Milano si allinea ai prezzi già raggiunti nelle altre piazze, mentre a Mortara si registrano nuovi apprezzamenti per i gruppi Roma e S. Andrea/Gloria, che tornano a quota 35 €/q lordi. In prospettiva sembrano acuirsi le difficoltà per gli importatori, mentre la giacenze secondo i dati ufficiali restano ai massimi per il periodo.

PREZZI IN RIALZO SU TUTTI I COMPARTI, TONDI ANCORA IN DIFFICOLTÀ

Le borse lombarde confermano la fase crescente del risone sul mercato. La domanda è diffusa per tutti i comparti ed i prezzi sono in aumento. Restiamo ancora lontani, in molti casi, da valori che permettano una remuneratività adeguata per i produttori, ma il vento pare essere cambiato nelle ultime settimane. Il prezzo più diffuso in questo momento è 35 €/q lordi. Tale valore è ottenibile allo scambio nelle sedute in esame per i lunghi A da parboiled, per il non quotato Sunrose, per i lunghi B, per il gruppo Roma, per S. Andrea/Gloria e per le varietà meno pregiate del gruppo Baldo, con Cammeo che si scambia invece a 38 €/q lordi.

Restano in difficoltà, rispetto alle valutazioni di inizio annata, i tondi, penalizzati dalle previsioni di semina in netto aumento che con ogni probabilità troveranno conferma nei dati sulle superfici seminate, attesi a breve. A listino risultano ormai in larga parte non quotati. Unica eccezione Selenio, proposto in Lomellina ancora come nominale. Nominale, in questa piazza, anche il gruppo Vialone Nano. Per questo gruppo non si registrano scambi ai prezzi attuali, nettamente deficitari, come evidenziato di recente anche da Confagricoltura Verona (LEGGI). Dicitura nominale presente anche per il gruppo Carnaroli, sia per il Classico sia per i similari, verosimilmente perché gli scambi reali avvengono a valori superiori a quelli riportati a listino.

TENSIONI IN ASIA, SI COMPLICANO GLI SCENARI PER LE IMPORTAZIONI

I trasferimenti settimanali procedono a ritmi contenuti: 24.258 le tonnellate movimentate in sette giorni (VEDI). Le giacenze restano così su valori complessivi nettamente superiori a quelle degli ultimi anni, un dato che però sembra incidere sempre meno sull’andamento dei prezzi. È possibile che queste cifre non rispecchino la reale disponibilità residua, come ipotizzato da più parti. Altra ipotesi è che le difficoltà produttive legate alla carenza idrica in alcune zone stiano già preoccupando i compratori. Sulle dinamiche di prezzo, tuttavia, pesano probabilmente anche gli sviluppi internazionali.

L’India, primo esportatore mondiale di riso, ha registrato il terzo rialzo settimanale consecutivo dei prezzi all’export, sotto la spinta dell’aumento dei prezzi minimi fissati dal governo e delle scarse piogge monsoniche. Il fenomeno, legato a El Niño, ha inciso anche sulle semine nel Paese. Nel territorio del gigante asiatico al 10 luglio il riso risultava seminato su 11,5 milioni di ettari, contro i 12,6 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, alimentando timori sull’offerta futura. Al quadro si aggiungono le inondazioni in Bangladesh, che hanno danneggiato le coltivazioni su 28.610 ettari in 12 distretti, con le risaie tra le colture più colpite.

Resta infine sullo sfondo la guerra in Medio Oriente. Le notizie più recenti affermano che l’Iran sarebbe pronto a fornire agli Houthi i mezzi per bloccare anche lo stretto di Bab al-Mandab, snodo cruciale per le rotte mercantili dal sud-est asiatico verso il Mediterraneo e il nord Europa, un possibile ulteriore elemento di instabilità per l’approvvigionamento di materie prime come il riso.

COMPAGNIN: «SE SI RIUSCISSE AD ABBASSARE IL PREZZO DEL SEME CON L’OXADIAZON?»

Alle dichiarazioni di Confagricoltura pubblicate martedì su queste pagine, secondo cui il sostegno accoppiato finirebbe in buona parte “mangiato” dai sementieri, risponde Giuliano Compagnin, moltiplicatore di semente, che ricorda come da dieci anni manchi una rappresentanza specifica per la categoria. «Penso che un modo per ridurre i costi di produzione della semente sia reintrodurre almeno per i moltiplicatori in deroga l’Oxadiazon. Questa molecola favorirebbe l’adozione della semina in acqua, che a mio parere potrebbe essere applicata su almeno la metà degli 11.000 ha destinati alla moltiplicazione di semente in Italia. Il prodotto permetterebbe di intervenire su diverse infestanti evitando un secondo trattamento a pochi giorni dal primo. Il beneficio è forse più commerciale che agronomico, ma si tradurrebbe in minori scarti in fase di selezione e quindi in un seme più accessibile meno oneroso per l’utilizzatore finale».

Sul merito della polemica, Compagnin si dice in disaccordo con chi individua nei sementieri il principale “capro espiatorio”: «Forse legare l’aiuto accoppiato all’uso di seme certificato si poteva fare in un altro modo. Ma adesso dire che tutto l’aiuto accoppiato finisce nelle tasche dei sementieri, e che i sementieri non fanno niente di più rispetto a prima, mi sembra voler dare la colpa agli altri. I costi sono aumentati per tutta la filiera, tra burocrazia, manodopera e altre materie prime. Per noi moltiplicatori a livello di termini contrattuali le cose non sono cambiate rispetto a dieci anni fa, quando il Moser (consorzio dei moltiplicatori di semente) è stato chiuso. Le ditte che selezionano e commercializzano hanno oneri sempre in crescita in termini economici e gestionali. Ciò a causa di legislazioni, burocrazia, tecnologie, costi delle materie utilizzate oltre al risone e risorse umane». Autore: Ezio Bosso

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