I RISICOLTORI ASPETTANO

scambi

Le borse risicole di Novara e Vercelli aprono la settimana con quotazioni del tutto invariate, tutte nominali alla luce di un numero di scambi ridottissimo. Un andamento che ricalca perfettamente quello visto in tutte le sedi dopo lo scoppio della guerra in Iran (LEGGI), causato da un mercato bloccato. I venditori restano fermi in attesa di segnali rialzisti dal fronte internazionale, mentre i compratori non mostrano alcuna fretta di esporsi.

OFFERTA IMMOBILE, DOMANDA TIEPIDA

Anche questa mattina l’offerta era pressoché inesistente nelle sale di contrattazione di entrambe le piazze. I venditori tengono la merce ferma in magazzino, con la speranza ancora cauta che le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran possano prima o poi tradursi in un concreto sostegno alle quotazioni. Per ora si tratta però di attese, non di certezze.

Dall’altro lato, la domanda si è confermata tiepida e orientata al ribasso. L’industria mantiene gli acquisti ridotti al minimo e non mostra alcuna volontà di accelerare. In questo contesto di stallo, le uniche notizie positive riguardano la conferma del ritorno dei compratori a 35 €/q lordi per lunghi B, in particolare per le varietà con più mercato. Tuttavia tale prezzo pare valere solo con pagamenti a lungo termine, che di fatto smorzano la portata del segnale positivo. Si segnala inoltre una discreta richiesta di similari di Carnaroli, con voci di offerte a circa 2 euro sopra i 55 €/q lordi di listino, una dinamica che pare slegata dalle tensioni internazionali e legata invece a fattori di domanda interna, ancora però non formalizzata nelle quotazioni ufficiali.

I prezzi circolati questa mattina sono sostanzialmente invariati rispetto alle rilevazioni precedenti. Selenio si conferma a 65 €/q lordi ma senza acquirenti, gli altri tondi a 55. Il gruppo Roma a 35 €/q lordi, come Ely PV e Kinder PV, mentre CL 007 e Ronaldo restano a 40. Il gruppo Baldo vede Cammeo a 40/42 €/q lordi e CL 712 a 35/37. Arborio e Similari restano a 55 €/q lordi, con Carnaroli Classico a 65.

CHIÒ: «LE SCELTE DI OGGI CONDIZIONERANNO IL MERCATO FINO AL RACCOLTO 2027»

«La situazione è scoraggiante», afferma Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e VCO. «Quello che sento girando tra i colleghi nelle piazze di Novara e Vercelli è che molti stanno disdettando la semente del riso per orientarsi verso mais e soia. Il mercato non incoraggia a investire in una coltura che ha costi elevati e crescenti: la semente, i fitofarmaci, i fertilizzanti, il costo dell’acqua che è già aumentato, ed il gasolio. In più, il riso comporta la sommersione già da aprile e un utilizzo dei macchinari decisamente più lungo e protratto nel tempo rispetto ad altre colture. Per molti, passare a colture meno dispendiose in termini di ore lavoro e investimenti iniziali sta diventando la scelta migliore.»

Chiò allarga poi la riflessione alle conseguenze strutturali per il territorio: «La risicoltura è fondamentale per queste zone perché genera un indotto enorme attorno all’azienda risicola. Quando il reddito degli agricoltori si riduce, non viene meno solo la loro capacità economica, ma viene mortificato tutto ciò che ruota intorno: la meccanica agricola, i fornitori, i servizi. E non va dimenticato il bilancio ambientale e idrico. La risaia sostiene la falda, garantisce la ricarica delle acque sotterranee, mantenendo un equilibrio idrico che beneficia l’intero territorio. Sono valori che il mercato globale, per sua natura, non è in grado di prezzare.»

Sul fronte degli eventi internazionali, il presidente di Confagricoltura non nasconde la preoccupazione che i rialzi attesi sui ricavi siano superati dagli aumenti dei costi: «È inaccettabile che poche ore dopo lo scoppio del conflitto alcuni fornitori ritirassero già le offerte per rivedere i prezzi al rialzo su concimi e fitofarmaci. È speculazione pura, che scarica sull’agricoltura i costi dell’instabilità geopolitica senza trasferire nessuno dei potenziali benefici. Le scelte che i risicoltori stanno prendendo oggi, sulla semente, sulle superfici, sulle colture, condizioneranno il mercato del risone italiano fino al raccolto 2027. Tutta questa pressione, dovuta a costi crescenti e remunerazioni insufficienti, avrà effetti su tutto il comparto risicolo nazionale.» Autore: Ezio Bosso

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