CIA CHIEDE UN CAMBIO DI PASSO

C’è il rischio concreto di desertificazione delle aree risicole nazionali ed europee e, se il Parlamento Ue confermerà l’impostazione della Commissione sul nuovo regolamento del sistema delle preferenze generalizzate, potrebbe arrivare il colpo finale per un settore già duramente provato. È l’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani, che richiama la posizione unitaria emersa nel Forum europeo tra i Paesi produttori di riso, dove ha partecipato anche la Confederazione.

Il provvedimento, infatti, rischia di ampliare ulteriormente l’accesso al mercato comunitario per il riso proveniente da Paesi del Sud-Est asiatico, come Cambogia e Myanmar, senza strumenti di tutela realmente efficaci per i produttori. La clausola di salvaguardia prevista, secondo Cia, si basa su soglie troppo elevate per contrastare eventuali eccessi di importazione e rischia, quindi, di rivelarsi di fatto inadeguata.

ITALIA PRODUCE META’ RISO EUROPEO

L’Italia è il primo Paese produttore di riso dell’Ue, con oltre il 50% della produzione comunitaria e 230.000 ettari coltivati. Un comparto che, oltre al valore economico, svolge un ruolo centrale dal punto di vista sociale, ambientale e paesaggistico, oltre che nella gestione delle risorse idriche, tanto da essere riconosciuto dalle istituzioni come prodotto sensibile.

Eppure, le politiche commerciali europee continuano a mettere sotto pressione tutto il settore. Le importazioni a dazio zero incidono sui prezzi, mentre i costi continuano a salire: varietà che appena un anno fa venivano quotate intorno ai 100 euro al quintale, oggi registrano listini che scendono fino a 40 euro, ben al di sotto dei costi di produzione, mettendo a rischio non solo la sopravvivenza delle imprese, ma anche migliaia di ettari coltivati, con il pericolo concreto di desertificazione delle aree produttive.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE CRISTIANO FINI

«Il riso è un’eccellenza dell’agricoltura Made in Italy -sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini- ma il comparto affronta sfide enormi: dai cambiamenti climatici agli aumenti dei costi produttivi, dalle dinamiche di mercato sempre più complesse alle politiche di transizione green spesso contraddittorie. In questo contesto già critico, la clausola di salvaguardia proposta, con parametri totalmente inadeguati, rischia di essere semplicemente inutile».

Per questo Cia, insieme alla filiera risicola italiana ed europea, chiede agli europarlamentari di rafforzare le tutele nel nuovo regolamento, con una revisione dei massimali e l’introduzione di una clausola di salvaguardia automatica, capace di intervenire in maniera tempestiva ed efficace in caso di importazioni troppo alte. Del resto, se il riso è davvero un prodotto sensibile, non può continuare a essere sacrificato nelle aree di libero scambio. Accordi come il Mercosur o quello che la Commissione Ue punta a firmare con l’Australia aggiungono solo ulteriori minacce. Autore: Cia
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