JEMALE COL CONTAGOCCE

Ecoschemi
La sommersione invernale delle risaie è una delle attività previste dallo Sviluppo Rurale (Ex PSR) delle Regioni Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Queste norme e i relativi contributi pubblici sono stati inseriti per sensibilizzare i risicoltori ad attivare questa pratica, fortemente voluta dall’Ente Risi, allo scopo di accumulare negli strati profondi del terreno, falda freatica, il maggior quantitativo possibile d’acqua durante il periodo invernale per poterne usufruire durante la coltivazione.

BANDO SRA IN LOMBARDIA

Le norme e l’importo per aderire a questi incentivi vengono ricordati nei nostri articoli del 22 e del 28 Novembre 2024.  Tuttavia il numero di aziende agricole che hanno aderito a questa iniziativa è molto diverso nelle principali regioni risicole. A titolo di esempio analizziamo i dati forniti da Regione Lombardia per la campagna 2025 del bando SRA. Quest’ultima include l’intervento SRA 22 – sommersione invernale delle risaie. Sono erogati i seguenti contributi.
  • Fondi totali assegnati: destinati complessivamente 36,7 milioni di euro per sostenere le aziende agricole che adottano modelli produttivi a basso impatto ambientale. I fondi sono stati erogati nelle province risicole di Mantova, Lodi, Milano e Pavia a ben 1.753 aziende.
  • Numero di aziende beneficiarie: il finanziamento è erogato a un totale di 2.858 aziende distribuite sul territorio regionale.
  • Dotazione iniziale del bando: la dotazione finanziaria prevista per l’annualità 2025 era stata inizialmente fissata a 38,74 milioni di euro.
Non sono ancora divulgati gli stessi dati per la Regione Piemonte che pubblica i singoli contributi forniti alle aziende e non il riepilogo. Appare evidente che, almeno in Lombardia, quasi l’interezza dei fondi è erogata e quindi, in teoria, gli obiettivi dovrebbero essere raggiunti. Ma è davvero così?
 

NON SI SOMMERGE SENZ’ACQUA

Come risaputo il piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR ha erogato ingenti fondi per la manutenzione, tra le altre cose, della rete irrigua. Ciò ha spinto quasi tutti i consorzi di irrigazione ad intensificare la campagna di manutenzione invernale della rete di distribuzione dell’acqua, in molti casi estremamente necessaria. 
In particolare la situazione dei tre principali consorzi irrigui della zona risicola è molto variegata. Secondo i dati disponibili i canali gestiti dal Consorzio Est Ticino Villoresi sono attualmente in asciutta totale per manutenzione per la stagione invernale 2025/2026, con date di chiusura specifiche che variano a seconda del canale. Durante il periodo di asciutta è vietato navigare o ingombrare l’alveo dei canali senza autorizzazione. Per il 2026, anche le Associazioni Est e Ovest Sesia hanno programmato e divulgato via web i periodi di “asciutta” per consentire interventi di manutenzione sulla rete.

ASCIUTTE EXTRA PER IL CANALE REGINA ELENA

Le operazioni seguono il manifesto di disattivazione degli imbocchi emesso nel tardo 2025.  Oltre alle consuete asciutte del periodo invernale quest’anno si aggiunge quella straordinaria del canale Regina Elena a partire dal 1 Ottobre 2025 a seguito dei lavori che si sono resi necessari. Un intervento impegnativo e importante, come ha ricordato in un post su Instagram il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio:  «Al via i lavori sul canale Regina Elena: investimenti da 28 milioni di euro. Con la conclusione della stagione irrigua partono gli interventi per ridurre le perdite d’acqua su uno dei canali più strategici per la nostra agricoltura. Un’opera fondamentale, pensata per modernizzare le infrastrutture idriche e limitare sprechi che oggi arrivano fino al 17%. Un investimento importante per sostenere il sistema agricolo piemontese, garantire più efficienza e tutelare una risorsa preziosa come l’acqua».

L’UTILITA’ DI SOMMERGERE

Tutto bellissimo, ma va da sè che in alcune aree questo inverno è più difficile realizzare la sommersione invernale per la ridotta disponibilità di acqua. Una carenza di programmazione che si può sottovalutare? Mica tanto. Come riportato nel nostro articolo del 25/12/2025, le riserve di acqua sulle montagne o nei laghi non sembrano particolarmente elevate, e quelle di falda piuttosto basse.  Il non sfruttare per scelta o per “forza maggiore” la possibilità messa a disposizione dalle Regioni, pur non intaccando le erogazioni dei contributi economici, la normativa prevede che sia possibile interrompere per un anno la sommersione invernale, potrebbe costituire un problema nei mesi a venire nell’approvvigionamento idrico delle risaie. Bisogna dire anche che dove l’acqua c’è non tutti sommergono d’inverno. Vale soprattutto in Piemonte ma anche in Lombardia si verifica. Ecco cosa ci hanno raccontato a questo proposito i nostri lettori:

FOCUS LOMELLINA

Riccardo Braggio, risicoltore di Zeme Lomellina spiega che «la difficoltà di approvvigionamento di acqua iemale è stato un problema, ma chi voleva, è riuscito ad effettuarla. Nella zona della Lomellina centrale non si evidenzia una riduzione della superficie e questo ha migliorato la falda freatica della zona. Secondo le mie informazioni Est Sesia, a che si è mosso per tempo, non ha rifiutato nessuna delle domande presentate, nonostante i lavori».
Questo sembrerebbe confermare, ancora una volta, che vi è la consapevolezza dell’utilità della sommersione per la conservazione dell’acqua e il fatto che chi avesse voluto anche quest’inverno avrebbe potuto mettere in pratica la tecnica. Sarebbe stato particolarmente utile farvi ricorso nel Milanese: in quest’area gli usi industriali stanno abbassando la falda freatica a causa dei pozzi per l’approvvigionamento idrico urbano, industriale e, in particolare, per le nuove infrastrutture per l’intelligenza artificiale in costruzione. Pertanto risulta ancora più importante influenzare le acque del sottosuolo con la sommersione invernale e questo, in molte zone, non è stato possibile per i lavori anzidetti.

DOVE L’ACQUA E’ TROPPA…

In altre zone del distretto risicolo interregionale, però, non si è fatto ricorso a questa tecnica per il motivo contrario: c’è troppa acqua nei terreni. Giuseppe Zanzola, risicoltore di Cerano conferma: «Il calpestio dei terreni causato dal passaggio dei macchinari per la raccolta ha causato, nella zona di Novara, un naturale accumulo di acqua nelle risaie. In alcuni campi l’allagamento invernale è avvenuto naturalmente».
La stessa cosa è avvenuta in molte aree della zona di Vercelli. Gabriele Balzaretti, agronomo e consulente CIA per il riso sostiene che «in Piemonte la sommersione invernale non è molto diffusa. Molte aziende ritengono più utile poter effettuare le lavorazioni invernali dei terreni con libertà. Pertanto, questi ultimi non si avvalgono della tecnica. Inoltre, alcuni distretti irrigui hanno difficoltà ad erogare le acque iemali per carenza di personale. Tuttavia ritengo che, agronomicamente, molti siano i vantaggi della sommersione invernale sia per il controllo delle malerbe che per l’innalzamento della “falda freatica”».

UNA STRATEGIA UNITARIA

Manrico Brustia, di CIA Piemonte, che si è fatto portavoce della necessità di una strategia unitaria sulle irrigazioni, aggiunge:«Nel Novarese la misura è poco diffusa anche a causa dei lavori straordinari in corso sulle rete irrigua. In generale sono le aziende che dispongono di acqua propria e i tenimenti isolati, ad aver aderito alla misura. A mio parere, data l’utilità della tecnica per il ricarico della falda e il controllo delle infestanti, occorrerebbe un maggior incentivo economico da parte della Regione per sensibilizzare maggiorante i risicoltori. Inoltre nell’area del Novarese è largamente diffusa la semina del riso “in acqua”. Questo, unito alla natura del terreno e alla sommersione invernale, potrebbe creare problemi alle lavorazioni primaverili disincentivando l’adesione alla tecnica».

«MENO DI MILLE ETTARI»

Andiamo a vedere cosa pensano i vercellesi. Paolo Carrà, risicoltore ed ex Presidente Ente Risi afferma: «I risicoltori Piemontesi e Vercellesi in particolare hanno dimostrato scarso interesse verso la misura dello Sviluppo Rurale riguardante la sommersione invernale. Sicuramente il successo della misura dipendeva da un lato dalla collaborazione tra agricoltore e associazioni irrigue, dall’altro dal superamento di quella barriera psicologica che riteneva difficile gestire l’acqua in inverno.
I vantaggi agronomici ed idraulici della sommersione invernale, soprattutto per l’accumulo di acqua nella falda, sono stati dimostrati. Bene hanno fatto le associazioni di irrigazione in un recente convegno a ricordare che comunque è necessario ristabilire un riequilibrio tra la superficie coltivata con semina “in asciutta” e quella “tradizionale” per fare in modo che l’acqua immessa nei campi già al mese di Marzo- Aprile, possa innescare quel meccanismo di riutilizzo delle acque tipico della risicoltura, con produzione di “colature” soprattutto a vantaggio dei territori più lontani dalla rete di captazione». Cesare Rocca, tecnica del CAP Nord Ovest, segnala che «in provincia di Vercelli aderiscono alla misura della sommersione invernale meno di 1.000 ha, quasi tutti concentrati nella zona di Sali e Bianzè. Hanno aderito principalmente le aziende che hanno facilità di reperire acqua iemale a basso costo».

DESIDERATA MA SPESSO NON APPLICABILE

Carlo Zaccaria risicoltore di Salussola conferma: «Ho praticato per anni la sommersione invernale con benefici sia agronomici che paesaggistici, tuttavia quest’anno non ho più potuto utilizzarla per problemi di varia natura. Comunque io la consiglio». In conclusione, nonostante i numerosi e necessari lavori di manutenzione della rete idrica sembrerebbe che le aziende che ritengono importante l’applicazione di questa tecnica di conservazione dell’acqua siano riuscite nel loro intento. Tuttavia, permane una certa resistenza di una parte dei risicoltori ad applicarla anche a causa dei non elevati incentivi economici erogati dalle Regioni. In particolare in Piemonte sembrerebbe che, anche le aziende che la trovano utile, non sono in grado di metterla in pratica nella loro realtà aziendale. Autore: Franco Sciorati

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