«Il Carnaroli faceva 6500 ettari e 52 quintali di resa, oggi 16 similari coprono 18mila ettari ma raggiungono 54,6 di resa. State attenti a cosa seminate!» Dalle parole di Filip Haxhari, direttore del miglioramento genetico del centro ricerche, si capisce che l’Ente Risi vuole riprendersi gli ettari conquistati da Leonidas e dai suoi fratelli.
Negli incontri tecnici organizzati dall’ente nelle diverse province e partiti ieri a Novara, il tecnico si presenta con un dossier di dati che parte dalle metodiche di selezione – «solo noi facciamo prove in tutti gli areali, senza le quali non vi è certezza della stabilità di una data caratteristica» ha detto -, critica la moda di ridurre la massa vegetativa e conclude, con l’intervento di Alessandra Bugliolo, sulle caratteristiche che deve avere una buona concimazione. Insomma, la guerra continua e c’è da scommettere che più di un sementiero si lagnerà (in privato, ovviamente) della concorrenza dell’ente pubblico economico.
Ma il dato più interessante emerso dall’incontro tecnico è una conferma: il 35,2% del riso seminato è convenzionale e tutto il resto è rappresentato da semi tolleranti agli erbicidi che combattono crodo e giavoni.
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