IL CLASSICO DA’ SEGNI DI VITA

prezzi

Continua la fase di stallo sul mercato del risone. Milano conferma il passo avanti di Sunrose visto a Vercelli (LEGGI) e propone un lieve rialzo per Carnaroli Classico, portato a 83 €/q lordi. Mortara mostra un listino totalmente invariato per la seconda settimana consecutiva, in cui continuano a non figurare quotazioni per le voci relative a medi generici e lunghi A da parboiled “meno pregiati”. In settimana, l’Unione Agricoltori di Vercelli ha diffuso una lettera della confederazione nazionale. Nel documento il sindacato preme sull’Europa affinché venga introdotto un sistema di salvaguardia più efficace per tutelare i produttori europei.

POCHI SCAMBI, PREZZI INVARIATI

Domanda ed offerta si mostrano poco presenti in sala di contrattazione e quando si incontrano spesso faticano ad accettare le condizioni di scambio richieste dalla controparte. Il risultato sono poche compravendite concluse, con riferimenti economici sostanzialmente invariati. Stabili i 65 €/q lordi per Selenio ed i 60 per il “gruppo” Centauro, mentre permangono le difficoltà ad ottenere questa cifra per Araldo ed Omega. Mercato un po’ più fiacco anche per i risi da estero, medi e lunghi A da parboiled, per i quali 40 €/q lordi restano il riferimento per gran parte delle varietà, con le più pregiate pagate fino a 47 €/q lordi. Per questi risi la buona domanda vista nell’ultimo periodo è testimoniata sia da trasferimenti nettamente maggiori del consueto (VEDI) sia dall’export in crescita rispetto alle 2 campagne precedenti.

Nel mercato interno, stabili i risi in griglia Roma – Baldo e S. Andrea. Per il gruppo Arborio i risicoltori vorrebbero ottenere 70 €/q lordi ma le riserie sembrano restie. Situazioni opposte nel gruppo Carnaroli, dove per Classico le riserie sono disponibili a pagare fino a 83 €/q lordi, quotazione vista solo a Milano, mentre per alcuni similari si fatica anche ad ottenere i 70 €/q lordi proposti all’unanimità dai listini. Sempre più complesso il mercato dei lunghi B, con difficoltà di scambio a 40 €/q lordi e riserie che vorrebbero spenderne 38.

IL SETTORE RISICOLO UNITO CONTRO LA PROPOSTA DANESE

Per gli “indica”, com’è noto, pesano le importazioni da Paesi terzi, su cui sindacati e portatori d’interesse continuano a combattere politicamente. Nel documento citato in apertura, che riferiva di una lettera firmata dal presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti e indirizzata ai ministri Tajani e Lollobrigida, l’organizzazione agricola esprime “forte preoccupazione” per la proposta avanzata dalla presidenza danese della Commissione, che prevede l’applicazione di un dazio di 17,50 €/q solo oltre una soglia di importazioni compresa tra 600.000 e 800.000 tonnellate.

Confagricoltura, unendosi a quasi tutti i sindacati agricoli (coldiretti, Cia, Copa-Cogeca) ed i portatori d’interesse del settore (Ente Risi, Airi, Ferm), propone una soglia massima di 200.000 tonnellate, con un incremento del 5% oltre il quale verrebbe automaticamente applicato un dazio fino a fine anno. L’organizzazione denuncia inoltre l’inadeguatezza della clausola “de minimis”, che escluderebbe dall’applicazione del dazio i Paesi meno sviluppati con quote inferiori al 6% delle importazioni totali, aprendo così la strada a possibili triangolazioni di merci verso l’Unione.

SEMPIO: «FONDAMENTALE FISSARE UN LIMITE RIGIDO E CHIARO»

«Condividiamo pienamente la posizione di Confagricoltura nazionale – afferma Marta Sempio, presidente dell’Unione Agricoltori di Pavia – perché senza soglie di salvaguardia realmente efficaci il mercato rischia di essere completamente destabilizzato. Le importazioni dai Paesi terzi, se non regolamentate, finiscono per comprimere eccessivamente i prezzi. È fondamentale fissare un limite chiaro e rigido. La situazione di mercato in questo frangente testimonia in modo plastico queste necessità. Per comparti molto intersecati con il commercio internazionale, come lunghi B e lunghi A/medi da parboiled, si parla di valori intorno ai 40 €/q. Tale cifra rende difficile coprire le spese, portando a vendite in perdita.

Ancor di più in una campagna caratterizzata da rese altalenanti, spesso in relazione alla varietà coltivata. In questo senso, credo che negli ultimi anni siano state introdotte troppe varietà di risone, creando difficoltà agli agricoltori e nella commercializzazione. Negli altri comparti, ritengo finora positivo il mercato dei tondi, mentre per alcuni risi da interno, non tutti, penso che il prezzo attuale sia appena sufficiente e non c’è spazio per deprezzamenti, considerando la minor produttività di questi risi.» Autore: Ezio Bosso

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