Eu-Rice, Research Network è un convegno della durata di due giorni che ha visto confrontarsi una novantina di ricercatori provenienti da tutto il mondo.
Obiettivo dell’evento, gestito dal professor Aldo Ferrero dell’Università di Torino è la creazione di una rete di collaborazioni multidisciplinari per rafforzare la ricerca su sostenibilità e resilienza produttiva, ambientale e socio-economica dei sistemi risicoli europei, rafforzando così la competitività del riso.
Giovedì 4 settembre, al Campus di Grugliasco dell’Università di Torino si è svolta la prima sessione dedicata alle presentazioni scientifiche, mentre il 5 settembre 2025 i ricercatori hanno avuto modo di conoscere il Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi e visitare i campi sperimentali a Castello D’Agogna – PV (CRR).
VISIONE D’INSIEME ANCHE GRAZIE ALLA DIVULGAZIONE
Eleonora Miniotti, Daniele Tenni e Marco Romani dell’Ente Risi hanno illustrato l’attività svolta nel corso degli ultimi anni nei vari campi in cui si sono specializzati i ricercatori del CRR. Marco Romani ([email protected]) ha presentato un poster per illustrare l’attività del dipartimento di Agronomia dell’Ente Nazionale Risi (ENR), che vanta una significativa esperienza nello sviluppo e nell’attuazione di programmi sperimentali riguardanti la gestione agronomica delle colture di riso. Oltre ad avere una conoscenza approfondita di tutte le realtà risicole, il servizio di divulgazione dell’ENR garantisce un contatto tra il personale del dipartimento, i tecnici e gli agricoltori consentendo una visione d’insieme dei problemi agronomici che l’industria risicola italiana sta affrontando, nonché un efficace trasferimento di conoscenze.
ALTERNANZA BENEFICA DELLE ACQUE
Romani e collaboratori si occupano principalmente di argomenti riguardanti la sostenibilità e la sicurezza della produzione. Per quanto riguarda la sostenibilità agro-ambientale della risicoltura, negli ultimi anni numerosi progetti sono dedicati allo sviluppo di linee guida sia per l’adattamento che per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, promuovendo l’adozione di pratiche di gestione che richiedono meno risorse idriche e riducono le emissioni di metano nell’atmosfera.
Nell’ambito del progetto RISWAGEST, l’adozione dell’AWD (Alternating Wetting and Drying ) ha evidenziato che alternare periodi di allagamento delle risaie con periodi di asciutta dei terreni consente sia di mantenere o migliorare le rese produttive che di ridurre le emissioni di metano fino al 60% . Ricordiamo che il metano è il principale responsabile del “famigerato effetto serra” e la sua produzione da parte delle risaie le mette “sul banco degli imputati” . Il poter dimostrare di ridurre le emissioni dannose per l’ambiente senza intaccare (ma anzi migliorandola) la produzione è un concetto che, se sarà applicato su superfici coltivate ancora maggiori rispetto a quelle su cui si applica oggi, consentirà di migliorare “l’impronta carbonica” della risaia e la sua produttività.
SOMMERSIONE INVERNALE
Anche il progetto RISTEC ha confermato l’effetto positivo dell’inondazione invernale sulla mitigazione delle emissioni di metano. Inoltre, l’aratura autunnale è risultata ridurre le emissioni rispetto all’incorporazione nel terreno della paglia fatta in primavera. Gli studi di Romani hanno quindi contribuito ad individuare tecniche di coltivazione meno “dannose per l’ambiente” migliorando nel contempo la produttività.
LA BUONA VECCIA
Nell’ambito di RISTEC, è stato valutato inoltre l’uso della veccia villosa come sovescio, che ha mostrato la sua capacità di aumentare la materia organica del suolo e ridurre la necessità di fertilizzazione azotata minerale. Numerosi studi si sono anche concentrati sul miglioramento dell’efficienza di utilizzo dell’azoto, incluso un progetto di calibrazione varietale per valutare il fabbisogno di azoto alla differenziazione della pannocchia nei diversi tipi di riso. Questo mirava a supportare le tecniche di applicazione dell’azoto con metodologia di distribuzione “a tasso variabile” nell’agricoltura di precisione, nonché lo sviluppo di fertilizzanti azotati combinati con inibitori della nitrificazione, inibitori dell’ureasi e rivestimenti polimerici sintetici.
CONTRASTARE I METALLI PESANTI
Un’altra grande parte del lavoro svolto da Romani e collaboratori ha riguardato la sicurezza del riso come alimento. Si sono condotti ampi lavori di monitoraggio e sperimentali sulla gestione dei contaminanti inorganici, in particolare cadmio, arsenico e nichel. Si stratta di elementi soggetti a rigorosi limiti massimi di concentrazione nel riso secondo le normative europee.
Implementati i il monitoraggio annuale dei chicchi nell’area di coltivazione e la valutazione periodica dei livelli di contaminanti nei suoli delle risaie, insieme a prove agronomiche incentrate sull’identificazione di pratiche di gestione dell’acqua che regolano le condizioni redox del suolo e di conseguenza la biodisponibilità dei contaminanti. Questi studi hanno portato all’introduzione di un piano di gestione della fase di maturazione progettato per garantire un assorbimento minimo di contaminanti.
Gli studi condotti hanno dimostrato che la “calcitazione del suolo” (utilizzo di Calce primo o dopo la semina) è altamente efficace nel ridurre le concentrazioni di cadmio nel riso, mentre sul nichel l’effetto è minimo. Sono state condotte prove sul campo per valutare l’influenza varietale sull’accumulo di metalli pesanti nel granello in modo da poter identificare quali varietà sia meglio coltivare nelle zone in cui è maggiore il rischio di presenza di metalli pesanti nel riso.
CONTROLLO DELLE INFESTANTI
Eleonora Francesca Miniotti ([email protected]) ha presentato un poster sulle infestanti della risaia il cui contenimento rappresenta una delle sfide più significative. Il suo dipartimento ha sviluppato una vasta esperienza nella gestione delle infestanti attraverso decenni di attività sperimentali, condotte in collaborazione con aziende agrochimiche private e istituzioni scientifiche.
Anche in questo caso, attraverso il suo Servizio di Divulgazione, l’ENR mantiene una conoscenza approfondita delle aree risicole italiane, comprese le sfide nel controllo delle infestanti e la presenza di malerbe resistenti agli erbicidi nelle varie zone. In collaborazione con aziende agrochimiche, l’ENR ha condotto prove sperimentali per valutare l’efficacia e la selettività (capacità di non danneggiare la coltivata) di nuovi principi attivi, supportandone l’autorizzazione all’uso nella coltivazione del riso.
Nell’ambito del progetto INNOVAWEEDRICE, sono valutate tecniche innovative di controllo delle infestanti attraverso prove sul campo. Queste attività si sono concentrate su:
- (i) metodi di controllo meccanico delle infestanti utilizzando diversi tipi di sarchiatori meccanici per riso (in particolare per il controllo del Cipero);
- (ii) distribuzione di precisione di erbicidi in applicazioni pre-semina;
- (iii) periodi prolungati di falsa semina (semina estremamente tardiva e sue conseguenze).
L’adozione di queste tecniche può ridurre i residui agrochimici nell’acqua e nel suolo della risaia, fornendo benefici ambientali, tecnici ed economici.
RISO BIOSYSTEMS
Anche il controllo delle infestanti nella risicoltura biologica è stata una priorità del dipartimento di agronomia dell’Ente a causa della richiesta da parte del settore della commercializzazione di risi con queste caratteristiche. Dal 2017, attraverso il progetto RISO BIOSYSTEMS, è stata istituita una piattaforma sperimentale a lungo termine per valutare tecniche di gestione biologica delle infestanti come la falsa semina e l’erpice sarchiatore nei sistemi di semina a secco, nonché il green mulching nei sistemi a semina in acqua (tecnica anche nota come “pacciamatura a verde”). Sia nei sistemi biologici che convenzionali, l’ENR ha svolto attività di monitoraggio e sperimentali per quantificare la presenza di prodotti agrochimici in acqua, suolo, piante e chicchi, con l’obiettivo di studiare le dinamiche di degradazione.
DIFESA SOSTENIBILE
Per quanto riguarda le tecnologie innovative di controllo delle infestanti, il progetto RiWeCIS ha sviluppato diverse strategie per migliorare la sostenibilità della risicoltura italiana ottimizzando, riducendo o evitando l’uso di erbicidi. In un esperimento pilota, si è testata la nanoformulazioni incapsulate di principi attivi per il controllo di Echinochloa spp. e Oryza sativa L. var. sylvatica. L’obiettivo è di ridurre le quantità di erbicidi e la lisciviazione ambientale mantenendo l’efficacia del controllo. Altra attività è il monitoraggio annuale delle infestanti alloctone e resistenti agli erbicidi, insieme a prove per rilevare nuovi fenomeni di resistenza. Qui si sono condotti test di screening per valutare la resistenza delle popolazioni di Echinochloa spp. a diversi principi attivi registrati e questo ha portato (come segnalo anche nel nostro giornale) all’individuazione di ceppi di “giavone” resistenti a quasi tutti i principali erbicidi di post emergenza autorizzati sul riso.
Come membro del Gruppo di Lavoro Italiano sulla Resistenza agli Erbicidi (GIRE), l’ENR ha contribuito a confermare la presenza di nuove specie resistenti agli erbicidi nella risicoltura italiana, identificando più recentemente popolazioni di Alisma plantago-aquatica L. multi-resistenti agli inibitori ALS (HRAC 2) e agli erbicidi auxino-mimetici (HRAC 4). Sono state condotte specifiche prove in serra e sul campo per confermare questi risultati ed esplorare nuove strategie di controllo.
LOTTA AL BRUSONE
Daniele Tenni ( [email protected]) ha completato l’attività svolta dal dipartimento di Agronomia dell’Ente illustrando nel suo poster le prove agronomiche condotte per il contenimento di una delle principali malattie del riso in Italia: il Brusone. Le sperimentazioni hanno riguardato principalmente la gestione dell’acqua, la fertilizzazione e la suscettibilità alla malattia. Lo scopo di tutte le attività è la realizzazione di un modello di previsione dello sviluppo del parassita in modo da fornire ai risicoltori dati affidabili per predire lo sviluppo e quindi facilitare il contenimento.
BRUSONE RESISTENTE
Altra attività è il monitoraggio delle spore di Brusone resistenti alle Strobilurine (principale fungicida in uso in Italia). Purtroppo sono sono individuati negli scorsi anni genotipi di Brusone sui quali il fungicida non è più efficace. Questi monitoraggi hanno permesso di individuare le aree risicole in cui sono diffusi, fornendo alle aziende agricole interessate informazioni per la scelta dei prodotti da utilizzare per proteggere le proprie coltivazioni. Anche questa attività è stata condotta in collaborazione con i tecnici di campagna dell’Ente e ha compreso l’analisi di laboratorio delle spore raccolte. Tenni ha operato anche su un parassita diffuso sia nelle risaie Lombarde che Piemontesi: il Nemadode Galligeno (Meloidogyne graminicola),
Oltre al monitoraggio dello stesso sul territorio sono state realizzate prove per il suo possibile contenimento mediante sommersione prolungata dei terreni. Il dipartimento ha poi svolto altre attività di studio sulle malattie meno diffuse del riso quali il Mal dello sclerozio (Sclerotium sp.) ecc. Tutti i risultati raggiunti sono stati messi a disposizione dei risicoltori e delle autorità politiche per migliorare e rendere più sana e sicura la coltivazione. Autore: Franco Sciorati
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