DOVE VAI SE IL DEFLUSSO NON CE L’HAI?

deflusso

In questi giorni il ministro Pichetto Fratin (nella foto di repertorio) interviene a Vercelli a un convegno di Cia. Considerata la “guerra” che ha dichiarato al Piemonte sulla legge del deflusso ecologico, gli consigliamo la lettura di questa analisi scritta da un tecnico competente, dalla quale si evince quanto sia complessa e delicata la materia. Il titolare dell’Ambiente dovrebbe ricordare, se non altro per aver lavorato in un consorzio irriguo, che senza acqua non si coltiva nulla…

IL SISTEMA FLUVIALE

«L’analisi delle risorse idriche è sostituita nella fase autunnale da approfondimenti tecnici al fine di favorire conoscenza e dibattito intorno alla gestione del sistema fluviale e irriguo. Se la matematica non è un’opinione, è pur vero che i numeri consentono di elaborare un confronto, formare un pensiero e quindi costruire un’opinione il più possibile scevra da condizionamenti o da preconcetti. Per ragionare, ad esempio, di deflusso ecologico occorre partire dalla consapevolezza che il sistema fluviale non è un elemento lineare semplice ma è una struttura complessa, articolata, reticolare e influenzata da una miriade di variabili esterne al semplice sistema fluviale. Non è più tempo di considerare il Po solo come il ristretto mondo esistente tra i due argini maestri.

Il fiume restituisce e racconta il respiro del territorio e se un sistema idraulico è affaticato è tale perché a soffrire è l’intero suo bacino di riferimento. Una delle cause di questa malattia grave è l’effetto combinato dell’accelerazione del cambiamento climatico con la mancanza di una programmazione coerente con gli scenari in campo.

IL FIUME PO

Il Po non è solo un fiume, è il Fiume. E’ un sistema complesso costituito da un’asta principale che è un tutt’uno con gli affluenti e il territorio circostante. Questi ultimi non vanno visti come elementi singoli, ma come un sistema integrato e in stretta relazione. Il Po lo possiamo immaginare come un fiume con tre anime: l’anima torrentizia dalla sorgente fino alla confluenza con il Ticino, l’anima pensile fino quasi al delta e poi il delta terminale. Le tre porzioni sono un tutt’uno fatto di caratteristiche diverse. Se il problema del cuneo salino riguarda il delta, la soluzione per contrastarne la risalita abita nel tratto torrentizio del Po: ciò che accade in Veneto e in Emilia Romagna lo si può governare dalla Lomellina.

Per comprendere il Po diventa opportuno confrontarlo con i suoi fratelli che si originano, come sorgenti o come bacini tributanti, dalle Alpi: Reno, Danubio e Rodano. Proprio il Rodano è forse il grande fiume alpino più affine al Po. Se non sono uguali, sono sicuramente simili. Diversa ne è la gestione.

SOCIETA’ DI DIRITTO PRVATO MA CON OBBLIGHI DI INTERESSE PUBBLICO

Frammentata e, a livello di area complessa tendenzialmente anarchica quella del Po, unitaria quella del Rodano per mezzo della CNR. La CNR,  Compagnie Nationale du Rhône, è formalmente una società di diritto privato ma con obblighi pubblici e con mandato di assolvere a missioni di servizio pubblico. Inoltre, l’amministrazione si occupa di produzione energetica, gestione fluviale, navigazione, produzione di energia rinnovabile e irrigazione. Chi visita il Rodano ha la piena percezione dell’efficienza gestionale lungo l’intera asta.

In Italia un simile assetto non è neppure immaginato. Solo i consorzi irrigui piemontesi hanno una struttura costitutiva simile ma in questi giorni circolano voci, allo stato non confermate, circa la possibilità di trasformarli in consorzi di bonifica di natura pubblica. Speriamo che tali voci siano smentite anche se le dinamiche commissariali potrebbero favorire tale malaugurata opzione.

DAL DMV AL DE

Uno dei fattori più dibattuti in questi mesi è il passaggio dal Deflusso Minimo Vitale al Deflusso Ecologico, e su questo è opportuna una riflessione tecnica. La genesi dei criteri di calcolo del deflusso ecologico rischia di aumentare la distanza tra mondo reale e dinamiche burocratiche. Non si mette in dubbio la necessità di salvaguardare gli ambienti fluviali. Tuttavia, sono tante le perplessità per i percorsi contorti, e non sufficientemente contestualizzati, con cui si tende al nobile e condivisibile traguardo della piena difesa ambientale e della salvaguardia della risorsa idrica.

Le azioni di tutela derivano dall’applicazione nazionale dell’ormai datata Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, senza entrare nel merito delle recentissime impugnazioni e accuse tra regioni e governo, appare evidente come si sia davanti ad una applicazione parziale, decontestualizzata e priva di visione strategica e sistemica della volontà del legislatore comunitario.

FRAMMENTAZIONE DELLE COMPETENZE TERRITORIALI

La frammentazione delle competenze territoriali, sono oltre 50 gli enti e i soggetti che si occupano di acqua a vario titolo nel tratto di Po tra il Monviso e Pavia, non aiuta a costruire una visione unitaria coerente con l’attuale drammatica accelerazione del cambiamento climatico.

E sul Deflusso Ecologico la frammentazione delle competenze è un dato certo: le formule di calcolo per la determinazione del Deflusso Ecologico applicate da Piemonte e Lombardia, anche per fiumi che interessano entrambe le regioni, sono diverse! Sesia, Ticino, Agogna e molti altri fiumi hanno valori di deflusso ecologico diversi a seconda che si sia in Piemonte o in Lombardia. Emblematico il caso del Sesia che a Vercelli ha un deflusso ecologico calcolato con regole piemontesi ma a Palestro, ad appena 10 km dalla sezione di Vercelli, si calcola con le regole lombarde: servirà un tavolo di coordinamento per armonizzare i valori! Non si può invidiare il funzionario pubblico che si trova ad operare in questa frammentazione di competenze.

EFFETTO TAMPONE PER LA DILUIZIONE

Una lettura dei fatti, forse un po’ maliziosa, potrebbe portare a vedere il passaggio da Deflusso Minimo Vitale a Deflusso Ecologico più che come una modalità di salvaguardia dei fiumi, interessati da portate sempre più esigue, un’azione di salvaguardia per l’attività di depurazione delle acque. Una maggior presenza di acqua negli alvei garantirebbe maggior diluizione assicurando un primo effetto tampone rispetto a criticità strutturali o funzionali degli impianti di trattamento delle acque.

Se questa lettura fosse vera, e probabilmente non lo è, l’agricoltura irrigua verrebbe sacrificata a favore della depurazione delle acque reflue al fine di scongiurare criticità conclamate sugli impianti che già soffrono il fatto di gestire contemporaneamente, nella maggior parte dei casi, reflui in entrata sia civili che industriali. Il caos gestionale generato dal proliferare normativo e regolamentare, in assenza di una politica di bacino idrografico cogente, vanifica sia la norma comunitaria che le indicazioni dell’Autorità di bacino. La seguente tabella riassume brevemente le differenze tra Piemonte e Lombardia circa il Deflusso Ecologico.

 

CALCOLO DEL DEFLUSSO ECOLOGICO

La formula di Regione Lombardia utilizzata per il calcolo del Deflusso Ecologico, oggettivamente più articolata del modello piemontese, ha al suo interno delle criticità. La formula lombarda è:

DE=k⋅Qmedia​⋅S⋅M⋅A⋅Z⋅T

Dove:

  • DE = Deflusso Ecologico (portata da garantire)
  • k= coefficiente base (di solito 0,10, cioè il 10% della portata media annua)
  • Qmedia​ = portata media annua naturale del corso d’acqua
  • S = fattore di stagionalità (adatta il deflusso alle esigenze ecologiche nei diversi mesi)
  • M = fattore morfologico (considera la forma e la struttura del letto del fiume)
  • A = fattore ambientale (valuta la biodiversità e la qualità ecologica del sito)
  • Z = fattore zona umida/falda (interazione tra fiume e falda o zone umide)
  • T = fattore termico (influenza della temperatura sull’ecosistema)

Il modello di calcolo, pur se complesso e ricco di variabili, appare concentrato sulla sola dinamica fluviale e non tiene conto delle peculiarità territoriali ampie, che pure sono storicamente decisive nella creazione di un ambiente naturale di assoluta eccellenza. In primis non si considera l’azione dell’agricoltura ad eccezione di un solo debole riferimento alla falda che, nell’applicazione pratica, assume una componente marginale. L’errore è proprio concettuale: l’agricoltura irrigua, anche nel contesto risicolo, viene vista dal legislatore regionale come un elemento estraneo, se non ostile, rispetto al contesto territoriale quando invece è elemento determinante e virtuoso.

LA ZPS RISAIE DELLA LOMELLINA

L’osservazione dei fatti ci racconta una situazione molto diversa, un esempio su tutti: la ZPS risaie della Lomellina, con un’estensione di quasi 31.000 ettari, istituita in modo silenzioso e senza coinvolgimento territoriale nel 2006. Già il nome è evocativo: Risaie della Lomellina. La risaia è attività antropica e quindi è proprio la coltivazione del riso che ha creato una delle più grandi zone soggetta a protezione speciale tra le aree umide d’Europa. L’attività agricola assume valore ambientale. Questa ZPS rappresenta un’eccellenza ambientale a livello europeo con una estensione che non ha pari tra le ZPS a livello fluviale, con la sola eccezione del delta del Rodano (Camargue) e del Danubio.

Queste ultime ZPS sono poste sul terminale di sistemi fluviali complessi e non a poca distanza dalle sorgenti come nel caso della realtà lomellina. La ZPS Risaie della Lomellina esiste proprio perché, in quasi 1000 anni, si è dato un senso all’acqua. Si sono ordinati i fontanili, si sono derivate la portate dai fiumi costruendo una fitta rete di canali e si sono gestite le colature. Semplificando si potrebbe affermare che senza applicazione di DMV o di Deflusso Ecologico si è creata un’eccellenza ambientale, ma sviluppare una simile affermazione sarebbe solo sterile polemica. Senza questa azione dell’agricoltura il vercellese, il novarese e la Lomellina sarebbero un grande acquitrino inabitabile.

ECCELLENZA COMPROMESSA?

Grazie a questa azione secolare di derivazione, governo e restituzione delle portate fluviali siamo in presenza di una eccellenza mondiale che, per una serie di fattori endogeni ed esogeni, rischia di essere compromessa. Questa azione secolare di bonifica privata e di miglioramento fondiario, riconosciuta dal legislatore anche con l’istituzione della ZPS risaie della Lomellina, non appare nelle diverse formule di calcolo del Deflusso Ecologico. Il non riconoscere la valenza ambientale della risicoltura, che storicamente segna  le tre province risicole italiane con in testa Pavia, rischia di minare proprio l’eccellenza ambientale tutelata dalla ZPS che è tale proprio perché si coltiva il riso.

La genesi e la gestione e l’opportunità della ZPS risaie della Lomellina meriterebbe un importante approfondimento soprattutto rispetto alla burocrazia introdotta e che grava prevalentemente sulle imprese agricole, fattore che ne vanifica spesso ogni aspetto positivo. La Lomellina e il Pavese sono la massima espressione di questo equilibrio storico, indipendentemente dalla ZPS, eccellenza favorita dalla storica coltivazione del riso e dalla presenza del terrazzo risicolo che si affaccia su Po e Ticino.

NON E’ CONSUMO

Il problema, oltre che tecnico, è per molti aspetti di approccio e di conoscenza. Per troppi anni si è parlato di consumo di acqua irrigua in agricoltura, anche con riferimento alla risicoltura e all’irrigazione praticata sul terrazzo risicolo tra Pavia, Novara e Vercelli. Mai il termine consumo è stato utilizzato con accezione più errata. La risorsa acqua, sul terrazzo risicolo, è usata ma non consumata in quanto torna, in gran parte, in disponibilità del sistema fluviale rappresentato dal Po.

E la falda freatica risicola, con la sua capacità potenziale di accumulo superiore al miliardo di metri cubi, è il serbatoio regolato più grande d’Europa ed è già operativo. Le portate in uscita dalla falda freatica ai piedi del terrazzo risicolo, oltre 150 m3/s, sono in grado di regolarizzare le portate del Po mitigando l’assenza di neve data dall’innalzamento termico. E questa non è una ipotesi ma una esperienza condivisa e concreta. Particolarmente significativo è quanto si è riscontrato elaborando le informazioni fornite dai diversi soggetti istituzionali e riferite, ad esempio, al 4 settembre 2022, proprio in coda alla drammatica siccità del 2022, caso già citato nel testo “La cura della falda”.

UN CASO STUDIO

Entrando nel merito, Il 4 settembre 2022 la portata del Po a San Sebastiano Po, in provincia di Torino, era di circa 32 m3/s mentre a Piacenza era di 237 m3/s e alla foce a Pontelagoscuro era di 386 m3/s. Appare evidente come tra Torino e Piacenza il Po abbia il maggiore incremento di portata.

Entrando ancora più nel merito, e leggendo i dati pubblicati dall’Autorità di Bacino, si scopre come, sempre il 4 settembre 2022, la portata del Po aumenti di 124,7 m3/s tra San Sebastiano Po (To) e Isola Sant’Antonio (Al), dove la portata misurata era di 157 m3/s. Se in questo tratto sottraiamo le portate degli affluenti del Po, in particolare Dora Baltea (14 m3/s), Sesia (17,4 m3/s) e Tanaro (26,9 m3/s), emerge un saldo positivo, in poco più di 80 km, di oltre 78 m3/s, ottenuto sottraendo la portata derivata dal canale Lanza a Casale Monferrato che viene indicata in 12 m3/s

Questo incremento di portata è la rappresentazione numerica del contributo dato dalla falda freatica nel tratto considerato al Po. E questo è deflusso ecologico restituito in modalità lineare e in modo continuo lungo tutto il tratto di Po che si affaccia sul terrazzo risicolo. E se quest’acqua non fosse stata derivata e messa in disponibilità del sistema irriguo prima e della falda freatica poi non sarebbe apparsa nel Po gradualmente per mesi e mesi ma sarebbe andata a mare in pochi giorni. In coda alla peggior siccità del secolo il sistema falda presentava una restituzione di oltre 0,8 m3/s per km di riviera del Po.

2022: LOMELLINA HA BENEFICIATO ANCORA MENO DEGLI ALTRI TERRITORI

Pur considerando un contributo marginale dall’areale in destra Po irrigato dal Canale Lanza, questa osservazione conferma il valore indicato dal legislatore nel Decreto del 31 luglio 2015 e conferma il comportamento fin qui ipotizzato. In corrispondenza del ponte di Spessa Po (Pv) il 5 settembre 2022, l’Autorità di Bacino per il fiume Po segnalava una portata pari a 193 m3/s. Nel tratto del Po tra Isola Sant’Antonio (Al) e Spessa Po, l’unico affluente con portate estive significative è il Ticino che, dedotto il contributo da falda del tratto a valle della derivazione del Naviglio Langosco in comune di Trecate, può essere assunto aveva una portata pari al DMV rilasciato dal lago Maggiore corrispondente a 16 m3/s, come comunicato dal Consorzio del Ticino nei report disponibili sul sito Laghi.net. Il contributo positivo nel tratto Isola Sant’Antonio / Spessa Po risulta quindi di soli 20 m3/s.

Questa differenza non è che ulteriore conferma di come la distribuzione dell’acqua estiva nel 2022 sia avvenuta in modo difforme tra i territori e la parte più orientale del terrazzo risicolo (Lomellina e Pavese) è quella che ha meno beneficiato di acqua, dove maggiori sono stati i danni nel 2022 e dove, di conseguenza, minore è stato il contributo fornito al sistema fluviale dalla falda freatica soprattutto nella fase terminale della stagione irrigua estiva.

INVASO DA ACQUA DI FALDA

E qui abbiamo la prova di cosa succede limitando le portate disponibili o limitando la superficie coltivata a riso. Ma, superando la lettura puntuale del dato, ecco che il confronto dei due diversi comportamenti ci conferma come l’invaso costituito dalla falda freatica risponda in modo diretto agli stimoli forniti dall’attività irrigua e quindi rispetto alle portate derivate dai fiumi. Questo comportamento è confermato dalla lettura dei dati di falda effettuata con cadenza giornaliera a Sartirana Lomellina e riportata nel seguente grafico.

 

CORRELAZIONI TRA COMPORTAMENTI FLUVIALI E IRRIGAZIONI

Nel primo anno di applicazione del Deflusso Ecologico, in concomitanza con il commissariamento del principale consorzio irriguo dell’areale risicolo, la falda ha presentato il peggior andamento degli ultimi 5 anni. Non esiste allo stato una correlazione diretta tra gli eventi sopra richiamati: nella prima settimana di settembre 2025 la misura della falda freatica a Sartirana Lomellina è la più bassa degli ultimi 5 anni, più bassa del 2022. Diventa necessario approfondire dati e correlazione tra comportamenti fluviali e attività irrigua. E’ convinzione diffusa come sia necessario rivedere le tempistiche delle semine, gestire la concomitanza delle idroesigenze tra riso e mais, i tempi di riattivazione e disattivazione dei canali irrigui.

Nel 2025 si è assistito ad una delle più brevi stagioni irrigue estive, tutta concentrata tra maggio e agosto. Questa contrazione è stata probabilmente favorita anche dalla necessità di garantire altri usi alla risorsa presente nei fiumi, e se l’idroelettrico è una causa (e speriamo di non vedere una centrale anche all’imbocco del canale Cavour) anche l’applicazione del Deflusso Ecologico ha avuto una sua componente di cui andrà approfondito l’impatto.

WATER FARMING

Se l’attività e l’azione irrigua dovesse essere ulteriormente ridotta dalle vigenti attività normative o da un disincentivo delle superfici risicole nelle porzioni prossime ai sistemi fluviali più importanti, andremmo incontro ad un inevitabile peggioramento dei dati di portata del Po in quanto si ridurrebbe ulteriormente il contributo dato dalla falda al sistema fluviale.

Non esistono terreni più o meno vocati alla coltivazione del riso, esistono in realtà interi territori vocati alla risicoltura con peculiarità localizzate, e il terrazzo risicolo tra Pavia Novara e Vercelli è un territorio omogeno con spiccata vocazione risicola a cui si può aggiungere la capacità strutturale alla salvaguardia della risorsa idrica a favore dell’intero bacino padano. E qui emerge la necessità di costruire un nuovo modello gestionale che si aggiunga alla coltivazione del riso integrandone le attività nei mesi invernali: il water farming. Il water farming è la coltivazione dell’acqua con l’irrigazione estiva, la diffusa sommersione invernale e la circolazione continua della risorsa così da rallentarne il deflusso.

E la ZPS Risaie della Lomellina potrebbe trasformarsi in un imponente prototipo di water farming ponendo al centro la disponibilità di risorsa che diventerebbe portata restituita con continuità al sistema fluviale ampio del Po. Per fare questo occorre però superare gli steccati ideologici iper conservazionisti e aprirsi ad un modello ampio e multiparametrico di gestione territoriale dalla forte valenza idraulica ed irrigua.

SERVE UN’ALLEANZA

Un’alleanza tra istituzioni, imprese agricole, produttori di energia e consorzi. Le politiche di tutela e uso della risorsa irrigua devono essere profondamente riviste superando alcune azioni che hanno dimostrato limiti intrinsechi e aprendosi ad una incentivazione ampia della semina in acqua e della sommersione invernale. Semina in acqua e sommersione invernale diventano elementi di ricarica della falda e assumono valenza ecosistemica ampia, occorre sia garantire alle imprese sostegno per i maggiori costi generati dal governo perdurante dell’acqua che introdurre una politica nuova di ricerca scientifica che consenta di disporre di molecole per una corretta e sostenibile gestione delle erbe infestanti in risaia.

Ma anche qui fino ad oggi si è andati in ordine sparso, ogni Regione indipendente e ciascuna Provincia a rivendicare la propria autonomia rivendicando il primato sulla risorsa irrigua. E il 2022 ne è stata drammatica testimonianza.

CONCETTI DA RIVEDERE

Lo stesso concetto di Deflusso Ecologico, attuato nel solco della direttiva comunitaria, andrebbe totalmente rivisto tenendo conto della potente valenza ecosistemica rappresentata dalla circolazione continua della risorsa irrigua e dalla conseguente restituzione diffusa al sistema fluviale. Il water farming diventa azione sostitutiva rispetto alla costruzione dei grandi invasi che, anche iniziando a costruirli subito e ammettendo di trovare le risorse e i siti, sarebbero realizzati non prima del prossimo ventennio. Infatti l’introduzione del water farming significa anche stabilizzare la restituzione della falda freatica del terrazzo risicolo al Po garantendo una portata più costante nel sistema Po durante l’intero anno, stabilità fluviale di cui beneficerebbe l’intero bacino padano.

Non è da escludere che nelle sezioni immediatamente a valle delle traverse di derivazione si potrebbero presentare delle criticità davanti ad una revisione potente del Deflusso Ecologico, ma tali eventualità potrebbero essere gestite con interventi localizzati di ingegneria naturalistica che ottimizzino le sezioni e garantiscano piena continuità anche con portate esigue, portate che si rigenererebbero dopo pochi km proprio grazie al dimostrato contributo generato dalla restituzione della falda freatica.

UN NUOVO MODELLO

Armonizzare tutti i fattori ambientali ed economici diventa un’urgenza assoluta, un modello da costruire ora senza preconcetti e superando i paradigmi figli di un recente passato che l’accelerazione del cambiamento climatico ha trasformato in un dato storico ma che la norma considera ancora un elemento attuale. Ridare con urgenza governance condivisa a tutti i consorzi irrigui senza introdurre ulteriori stravolgimenti e costruire un modello gestionale semplice ed efficace, questa è la scommessa che ci attende. Il coraggio delle scelte deve essere messo in campo ora costruendo uno schema totalmente nuovo che non tradisca la nostra storia e l’origine della nostra agricoltura». Autore: Alberto Lasagna, Confagricoltura

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