«SI SOTTOVALUTA IL PERICOLO IMPORT»

mario francese
«Mediamente il prezzo del risone è adeguato ai costi dei produttori di riso italiani, che sono alti. Noi industriali nutriamo molto rispetto per la loro fatica, che va retribuita». Quanto sia preoccupato il presidente degli industriali per il futuro della filiera del riso italiano lo dimostra questa dichiarazione, resa da Mario Francese ai giornalisti, nel corso del tradizionale appuntamento in Lomellina. Il presidente dell’Airi, Ceo di Euricom, affronta tanti temi – comprese le difformità del Diva, che lo portano a dire «i similari devono essere similari altrimenti non va bene» – ma ciò che gli sta veramente a cuore è fermare l’invasione di riso asiatico confezionato. Per la prima volta dopo tanto tempo, industria e agricoltura italiane sono sulla stessa barca, che traballa per colpa delle concessioni europee. «E mi spiace che i sindacati, addirittura quattro in un settore così piccolo, non abbiano ancora colto la gravità del momento» commenta. (Situazione interessante per chi semina)

IMPORT SENZA LIMITI

La conferenza stampa fa il punto sulla situazione del mercato, rivendica la leadership italiana e spara sull’import “senza limiti” del riso confezionato «che in un decennio è passato da 50 a 500 mila tonnellate». Per fermarle non basta una clausola di salvaguardia: «Chiederemo come industria un codice tariffario per il riso confezionato su cui applicare un dazio che includa il prodotto dei paesi Eba» annuncia. E intanto guarda con preoccupazione alle concessioni in arrivo: Mercosur, India e, forse, Thailandia. Non teme i dazi Usa, chiede alla filiera di salvaguardare la qualità e mette in guardia contro l’esplosione di importazioni di Basmati e Fragrant, perché 600mila tonnellate su un consumo di due milioni e mezzo inizia ad essere una quota che può erodere il mercato del prodotto europeo, concentrato su indica e japonica non aromatici.

COSTI DI LAVORO ED ENERGIA

«L’industria dei Paesi asiatici sta crescendo, investe e ha sviluppato il confezionato: ma loro non hanno i nostri costi del lavoro e dell’energia…» è la riflessione, prima che arrivi la “zampata” politica: «eppoi noi abbiamo un dazio in più, il green deal». Parole come miele per gli agricoltori, inviperiti per la politica ambientalista di Bruxelles. L’industria vuol difendere quel 35% di consumi europei che ancora presidia ed è pronta ad un’alleanza con gli agricoltori. Ma quattro sindacati che marciano divisi, è il commento off record, sono un problema…
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