QUELLA PAURA NELLA CALZA DELLA BEFANA

Listini del risone congelati finora, ma c'è il rischio di un crollo. Le cause: surplus di offerta e tagliola del triciclazolo

Archiviati i botti di San Silvestro, aspettiamo senza entusiasmo la Befana, che quest’anno potrebbe portare una calza piena di carbone ai risicoltori italiani: i listini del risone sono inchiodati da settimane su valori molto bassi, eppure si teme un ulteriore crollo, con la ripresa di gennaio. Il motivo va ricercato negli investimenti di questa primavera, che hanno premiato i risi da interno, generando un surplus di offerta, e nel veto dell’Unione europea all’uso di triciclazolo. La vera novità è la seconda. Come abbiamo scritto  (leggi l’articolo), Bruxelles potrebbe – oltre a vietare l’uso del fungicida nei trattamenti della prossima estate – vietare la commercializzazione del risone raccolto nel 2016 ove superasse il nuovo limite massimo di residui, sceso a 0.01. Si ritiene che una parte importante della produzione 2016 di risi da interno si trovi in questa situazione, da cui le reticenze dell’industria a pagare prezzi più elevati di quelli praticati oggi, che si posizionano in alcuni casi intorno al 50% dei prezzi del risone riconosciuti ai produttori qualche anno fa. La filiera (agricoltori+industria) sta lavorando tuttavia per ottenere un periodo transitorio nell’applicazione del LMR, una finestra che, comprendendo la campagna 2017/2018, consenta di smaltire la produzione 2016 per intero.

La situazione però resta critica. Le rimanenze complessive sfioravano a fine anno il 67% contro il 60 della media sul triennio, ma con uno sbilancio che, secondo alcuni operatori, avrebbe raggiunto gli 11 punti nel comparto dei risi lungo A. Il problema, è chiaro, investe soprattutto i produttori di Carnaroli, Arborio e Vialone Nano, ma sono depresse anche le quotazioni del Baldo e dei tondi. Su alcune piazze, poi, il Vialone Nano scende sotto i 50 euro. Ma non è tutto: le giacenze sono importanti, se non imponenti; di fatto, nei magazzini ci sarebbe ancora una quantità di riso pari a quella che si riscontra all’inizio della campagna di commercializzazione in un anno normale, il che non aiuta i risicoltori a tenere i nervi saldi e a non svendere il frutto della loro fatica e dei loro investimenti. Sicuramente, il 2016/2017 verrà ricordato come un annus horribilis e non è detto che la prossima campagna sia destinata ad iniziare sotto migliori auspici: sembra infatti che i turchi si stiano preparando a invadere il mercato europeo di Cammeo, un similare del Baldo dalle grandi potenzialità (90 quintali ad ettaro). Se così fosse, troverebbe conferma la “profezia” di Stabel, che qualche settimana fa ammoniva i sementieri italiani a non esportare le proprie tecnologie, se hanno a cuore la filiera italiana. Tutti, infatti, ricordano che qualche anno fa la Turchia era il “mercato naturale” del nostro risone… (Sotto, il listino di Vercelli).

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