Riseria S.P. S.p.A. e la Repubblica Democratica del Congo hanno stipulato un protocollo di collaborazione «per la valorizzazione della filiera di coltivazione e lavorazione del riso e la fondazione di un hub propedeutico al mercato europeo» come dice una nota della società risiera. Significa che l’industria italiana diventa partner di un Paese immenso nel cuore del continente africano e al centro degli interessi geostrategici cinesi. L’obiettivo dichiarato è sviluppare una risicoltura di alto livello in quell’area, per rifornire i mercati locali ma anche l’Europa.
IL COMMENTO DI CUSARO
Ma ecco cosa ha detto Corrado Cusaro, Amministratore Delegato di SP S.p., alla presentazione del protocollo: «Il concetto di filiera e di collaborazione e dialogo tra tutti gli operatori nel segmento del riso è spesso oggetto di grandi lodi, ma sostanzialmente non è mai stato avviato in modo ampio, strutturato e mondiale.
Ogni operatore, spesso sfruttando i fasti del passato, oppure posizioni di beneficio, con una cultura e una logica quasi medioevale, senza considerare il contesto di business globale attuale, cerca di sfruttare i propri vantaggi momentanei senza un obiettivo di lungo corso. Il protocollo di sviluppo tra Riseria SP ha come obiettivo – sottolinea Corrado Cusaro (nella foto) – quello di avviare un percorso di dialogo a carattere industriale basato su quattro pilastri fondamentali: una filiera agricola ed industriale mondiale, un processo strutturato di formazione, logiche di supply chain secondo un mondo “moderno” e cioè di forte integrazione tra utente finale e tutti gli operatori coinvolti (iv) grandi investimenti in loco, nel caso specifico in Congo, grazie anche alla struttura dei protocolli del “Piano Mattei”».
SUPERFICIE A RISO SUPERIORE ALL’ITALIA
La Repubblica Democratica del Congo è una nazione con più di 111 milioni di abitanti che importa e consuma più di 100.000 tonnellate annue di riso e avrebbe una disponibilità di territorio adibito alla coltivazione del riso per una superficie superiore a tutta l’Italia. Il territorio dedicato alla coltivazione ha una irrigazione senza alcun vincolo e un clima caldo che consentirebbe anche due raccolti l’anno, ci informano in SP.
«Per molti anni le risorse locali non sono state integrate in una logica simile a quella proposta dal protocollo innovativo proposto e pertanto tramite una attenta politica agricola e una corretta canalizzazione dei flussi finanziari la Repubblica Democratica del Congo è intenzionata ad aiutare ed incentivare tutti gli operatori che abbiamo il piacere e l’impegno nell’investire in loco, per un suo sviluppo e per una sua conversione eiciente, verso un mercato europeo ad alto valore aggiunto. Il Protocollo di Intesa citato ha una valenza pratica ed industriale unica, in quanto si tratta di un accordo sottoscritto tra Riseria SP S.p.A. e la Repubblica Democratica del Congo a carattere esclusivo, con una durata pluriennale che ha come obiettivo quello di rappresentare una intesa e attività di collaborazione unica con uno sviluppo globale ed integrato della filiera nel segmento risicolo (dalle sementi alla loro coltivazione e successiva lavorazione e commercializzazione)» spiega SP.
TRASFERIMENTO DELLE TECNICHE E DELLE CONOSCENZE
Secondo il progetto presentato, questa nuova filiera africana è aperta a tutti gli operatori che vorranno sposare, dicono in SP «la filosofia dell’innovazione, lo sguardo al futuro e la “fame di successo”» secondo un concetto che lo stesso Cusaro aveva esposto qualche mese fa proprio su Risoitaliano (leggi l’articolo).
«Il progetto ha come logica quella di poter utilizzare ampie risorse locali in Repubblica Democratica del Congo, ma inizia da un percorso di insegnamento e spiegazione su come coltivare il riso, facendo leva sull’esperienza e il gruppo di lavoro avviato da riseria SP S.p.A., sia per spiegare inizialmente quale tipologia di riso coltivare al fine di creare una supply chain di eccellenza e di innovazione, per essere successivamente una base di sviluppo industriale molto efficiente.
In particolare, riseria S.P. S.p.A. si pone come “primus inter pares” tra i vari soggetti con l’obiettivo concreto di essere un punto di riferimento industriale per la trasformazione della produzione locale in Repubblica Democratica del Congo, mettendo al servizio di tutti gli operatori le sue conoscenze industriali anche al fine di formare e trasformare tale continente come hub di coltivazione anche per il mercato europeo.
Nel concreto riseria S.P. S.p.A. avrà il compito di guidare una delegazione di agricoltori, aziende sementiere, operatori agricoli che abbiano piacere di insegnare ed investire in Repubblica Democratica del Congo per poter portare il know-how corrente, al fine di una crescita e innovazione quale base di successo per l’intera filiera. Il sistema complessivo è organizzato e diretto dalla Presidenza della Repubblica del Congo con lo scopo di agevolare entrambe le parti e di creare una filiera di successo sia come base agricola “local for local” sia come punto di coltivazione per un mercato Europeo, che nel corso dei presenti anni ha avviato ingenti importazioni di riso da paesi esteri».
RISO OLTRE LA COMMODITY
Cusaro non si nasconde che questo progetto rappresenta «anche una sfida per gli agricoltori ed operatori italiani del settore, con il piacere di averli come compagni di viaggio insieme a riseria S.P. S.P.A. ed anche investitori, cercando di creare con loro nuove opportunità, considerando anche le limitazioni agronomiche e sementiere attuali del mercato italiano ed europeo.
Il compito dell’industria è anche quello di “valorizzazione il settore” ovvero allo stesso modo di incrementare il valore di tutti gli stakeholders coinvolti, provando a fare crescere il segmento riso da un mero concetto di commodity e costruendo un forte valore aggiunto anche per i consumatori, che possono essere soddisfatti con un prodotto di qualità e conforme ai loro gusti. In sostanza se nell’industria pesante si è abituai a dire che “il mondo si fa con il ferro”, direi che il riso si fa con la terra e sicuramente filiera e sostenibilità sono variabili importanti alla base di questo progetto».
INVESTIMENTI INDUSTRIALI E COMMERCIALI
Altri attori chiave del processo sono l’avvocato Carlo Olmo, che ha ricevuto il mandato dell’Ambasciata congolese, il consigliere dell’Ufficio del Presidente della Repubblica africana Peter Kasongo Batusse (Consigliere per la Presidenza per la pianificazione agricola) e l’Ambasciatore in Italia Paul Emile Tshinga Ahuka. «C’è una partecipazione pubblica di uno Stato che manifesta attenzione a un progetto di sviluppo e una industria di qualità che investe nel Paese più grande dell’Africa sul piano industriale e commerciale: il nostro governo, peraltro, sta manifestando altrettanta attenzione per i Paesi africani» ha riassunto Olmo. Batusse dal canto suo ha spiegato che si vuole promuovere la collaborazione dal punto di vista formativo e tecnologico.
L’obiettivo è incentivare la produzione locale, per ridurre le importazioni. «L’azienda SP ha le caratteristiche per portare a termine questo progetto e questo significherebbe fare dell’Italia il nostro primo partner commerciale in questo campo» ha dichiarato.
INTERNAZIONALIZZARE LA RISICOLTURA EUROPEA
«Il percorso durerà anni» ha precisato Cusaro («non da soli, ma con un concetto di filiera» ha aggiunto, sottolineando che è una sfida per internazionalizzare la risicoltura europea e non per importare riso in Europa). Batusse ha spiegato che SP dovrà rispondere alla domanda del mercato interno ma non esclude che il riso prodotto possa essere esportato in Asia. «Il Sudafrica già produce ed esporta riso in Asia» ha spiegato, dicendo che «abbiamo 4 milioni di ettari irrigabili non ancora sfruttati»
FAME DI SUCCESSO
Alla domanda di Risoitaliano.eu se SP ne abbia parlato con altre industrie risiere, Cusaro ha risposto così: «noi non siamo un’impresa famigliare ma siamo una azienda giovane e con “fame di successo” rispetto ad altre situazioni: il mondo del riso è molto famigliare e spesso ha problemi di passaggio generazionale. Noi abbiamo necessità di correre di più, abbiamo un mutuo da pagare! Parliamo con tutti ma prima devo capire chi è interessato a espandersi fuori da Vercelli».
Olmo ha aggiunto che uno stabilimento è già pronto per essere installato in Congo. Cusaro ha già visitato i siti e ne ha già studiato la situazione agronomica. In Congo si può arrivare al triplo raccolto di riso (lungo B) ma prima bisogna risolvere il tema acqua (dighe) e formazione degli agricoltori, è stato specificato alla presentazione, che si è tenuta presso l’azienda vercellese, prima che la delegazione incontrasse il sindaco e il prefetto di Vercelli.

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