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«TROPPO BIO IN EUROPA»

da | 12 Lug 2021 | NEWS

Il forum del riso europeo contesta il Green Deal europeo e soprattutto si dissocia dalla scelta di dare sempre più spazio alle produzioni biologiche. «Analizzando nello specifico la strategia “Farm to Fork” della Commissione – recita il documento conclusivo  – non si può che essere colpiti dall’intento di volere ridurre l’utilizzo del 50% per gli agrofarmaci e del 20% per i fertilizzanti, senza tener conto dei progressi già compiuti dall’intero comparto agricolo, e risicolo nello specifico, in termini di sostenibilità. Negli ultimi anni sono aumentate le pressioni da parte di parassiti e di infestanti, anche alieni, che creano danni enormi. Negli ultimi 30 anni in Italia si è scesi da mille agrofarmaci disponibili a soli 300. È quindi, difficile realizzare gli obiettivi in un contesto come quello della risicoltura europea, dal momento che si soffre di una crescente povertà di soluzioni a disposizione di una fitoiatria che sta già mostrando crescenti difficoltà in campo. Nel settore del riso conosciamo bene gli effetti di tale drastico impoverimento di soluzioni fitosanitarie che hanno richiesto al comparto una sempre maggiore integrazione fra tecniche diverse (chimiche, digitali e anche genetiche), al fine di fronteggiare meglio le avversità. (AVVISO).
La risicoltura europea ha già raggiunto in tal senso un livello di eccellenza grazie all’alta specializzazione della coltivazione che ha favorito il ricorso a strumenti e pratiche quali la difesa integrata, gli strumenti di agricoltura di precisione e i sistemi di monitoraggio, ammodernando i sistemi produttivi in una prospettiva di migliorare la sostenibilità. Con un’ulteriore forte limitazione dei mezzi di difesa e senza alternative praticabili, le produzioni crollerebbero; secondo un rapporto di VSAFE, spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, emerge, infatti, che l’assenza di metodologie di difesa comporterebbe una riduzione della resa media del riso in Italia dell’84%». Infine, l’affondo: «la strategia “Farm to Fork” e quella per la biodiversità non propongono una valorizzazione del ruolo delle NBT (New Breeding Technologies) e dell’innovazione nel settore agroalimentare, promuovendo invece l’aumento della produzione biologica che, senza una valutazione dell’impatto economico, potrebbe mettere in forte difficoltà sia la risicoltura europea nel suo complesso, che a fronte di una ridotta produttività e ad un aumento del consumo dipenderebbe maggiormente dalle importazioni, sia la stessa agricoltura biologica che non avrebbe garanzie di redditività se all’aumento della superficie non dovesse corrispondere un aumento della domanda».