BONIFICHE NON SONO QUATTRO GATTI

federico vecchioni bonifiche ferraresi

L’ATTACCO DI STEFANO FELTRI ALL’AGRICOLTURA: BUCCIA DI BANANA O STRATEGIA FINANZIARIA?

Nel disprezzo di Stefano Feltri per l’agricoltura – il suo pippone ecologico contro «Quei quattro agricoltori rimasti che non servono a niente» ha risvegliato un Ferragosto siccitoso e ha fatto ritrovare orgoglio al mondo rurale – potrebbero celarsi grandi manovre a livello finanziario.

Se non vogliamo credere, infatti, che Feltri l’abbia sparata grossa senza neanche documentarsi (che l’agricoltura non sia la prima responsabile delle emissioni lo sanno anche i sassi, come spiega questo articolo scritto da un agricoltore e divenuto virale nei social), dobbiamo ricondurre la sua “linea” a quella degli ambienti cui appartiene.

IL LEGAME CON DE BENEDETTI E LA STORIA DI BONIFICHE FERRARESI

Scorrendone il curriculum scopriamo che è stato – e forse lo è ancora – un pupillo di Carlo De Benedetti, che prima lo voleva a Repubblica e poi lo ha messo a guidare il Domani. Modenese, niente a che vedere con il “vero” Feltri bergamasco, è da sempre vicino al centro-sinistra degli affari: da Romano Prodi a Luigi Zingales, per arrivare appunto a De Benedetti. Che male c’è? Nessuno, se non fosse che la sinistra intellettuale e finanziaria legge i numeri a sentimento, se non quando si tratta dei soldi suoi.

Così, quando De Benedetti ha visto che il Domani non “tirava” ha silurato (nel 2023) il giovane direttore; Feltri ha mandato giù il rospo e si è seduto in panchina, pronto al prossimo giro di poltrone. Ma non ha smesso di esternare giudizi come quello che ha movimentato il Ferragosto delle campagne e che, curiosamente, impallina proprio uno dei settori che dal 2014 al 2019 hanno impegnato il suo ex editore e il salotto buono della finanza riformista. Più o meno in quel periodo, infatti, De Benedetti si disimpegnava dal progetto in cui era entrato insieme ad altri partner di alto livello e più o meno nello stesso periodo BF entrava in Consorzi agrari d’Italia, diventando di fatto la più importante società della galassia Coldiretti (nella foto grande Federico Vecchioni, ceo di Bonifiche Ferraresi).

Un’uscita di scena che l’Ingegnere non ha accompagnato a polemiche, anche perché in quegli anni il centrosinistra era saldamente al potere e la Coldiretti aveva convintamente sostenuto i governi di centrosinistra. Ora però le cose sono cambiate: Bonifiche Ferraresi ha accesso ai finanziamenti pubblici esattamente come un tempo li avevano le società vicine alla sinistra; Coldiretti è un sol uomo con il governo; Giorgia Meloni ha concesso a BF, nell’ambito del piano Mattei, 36.000 ettari per coltivare grano nel deserto. Temerario? Non più della conversione al biologico di tutta la produzione italiana annunciata qualche mese fa da Bonifiche, in un Paese dove il biologico ha la stessa autorevolezza dei partiti politici.

DAL CENTRO-SINISTRA AL GOVERNO MELONI: IL NUOVO ASSE DELLA FINANZA AGRICOLA

Non sappiamo cosa pensi De Benedetti della crescita impetuosa del suo ex gioiellino; sappiamo che ha venduto la propria quota azionaria per 24 milioni di euro. Magari se ne è pentito, ma certamente non ha ricevuto pochi soldi, a suo tempo, per vendere “quattro gatti”. Va detto che Bonifiche Ferraresi non rappresenta l’agricoltura italiana ma, a quanto si capisce, ambisce ad esserne l’emblema. Va detto, anche, che l’esecutivo di destra ha investito molti soldi nel settore primario.

Certo, gli agricoltori non cessano di protestare perché gran parte di questi soldi (accordi di filiera, Pac, Psr, ecc.) si ferma ad intermediari e businessmen, invece di arrivare alle aziende agricole, ma ormai il duo Meloni-Lollobrigida ha stabilito un patto d’acciaio con Coldiretti e BF pare rientrare in questo nuovo corso, nel quale mette a frutto quelle strategie di sviluppo nell’agroalimentare che presumibilmente erano già “scritte” al momento della cessione della società agricola da parte di Bankitalia.

Non possiamo sapere, è ovvio, cosa pensi davvero De Benedetti, uno dei fondatori di BF, dell’agricoltura nazionale, ma sarebbe interessante che a spiegarlo fosse l’Ingegnere e non un suo ex direttore. Autore: Paolo Viana

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