Le borse piemontesi di Vercelli e Novara si allineano nella seduta di inizio settimana all’apprezzamento per i similari di Carnaroli già registrato venerdì a Mortara (LEGGI). La notizia che accompagna le quotazioni odierne arriva da Vercelli, che elimina la dicitura “nominale” da tutte le proprie quotazioni. Un segnale concreto di aumento degli scambi conclusi, che fotografa un clima diverso rispetto alle settimane precedenti. Approfondiamo inoltre l’intervento di Emanuele Occhi, responsabile nazionale Coldiretti per il settore cerealicolo, che al convegno vercellese di venerdì scorso (LEGGI) ha offerto una lettura a tutto tondo del mercato internazionale del riso.
ATMOSFERA IN MIGLIORAMENTO
Sul fronte dei lunghi B, le voci circolate venerdì di punte a 37 €/q lordi, riferite in particolare a risi non ibridi e privi di tecnologie secondo quanto riportato dagli operatori di borsa, non trovano riscontro nell’apertura di settimana. Tuttavia, i 35 €/q lordi paiono ormai ottenibili trasversalmente su tutti i lunghi B senza distinzioni di varietà. Un fatto che gli operatori accolgono con soddisfazione dopo un periodo difficile, anche se Vercelli propone questa soglia da alcune sedute.
Gli operatori riferiscono che l’industria acquista tutto decisamente più volentieri di prima, ai prezzi di prima, salvo incontrare un’offerta attendista, che punta a rialzi anche minimi. L’atmosfera sui mercati pare essere cambiata anche per altri comparti decisamente penalizzati nella campagna in corso. Emblematico il caso del gruppo Roma, sino alla scorsa settimana difficile da vendere anche ai 35 €/q lordi a listino, prezzo alla quale sono tornati a richiedere merce i compratori nelle sedute in analisi. Tra gli altri risi da interno, si confermano i 60 €/q lordi per i similari di Carnaroli ed i 55 per i gruppo Arborio. Qualche difficoltà ad ottenere il prezzo a listino per il gruppo Baldo, con Cammeo che resta a 5 €/q in più rispetto alle altre varietà. Nessuna novità per lunghi A da parboiled, medi e tondi, che si scambiano nella maggioranza dei casi ai prezzi ufficiali.
INDIA, CINA E IL MERCATO GLOBALE: LA LETTURA DI OCCHI
Nel corso del convegno vercellese organizzato da Coldiretti Piemonte, Emanuele Occhi, responsabile nazionale Coldiretti per il settore cerealicolo e consigliere di amministrazione dell’Ente Risi, ha sviluppato un’analisi del mercato internazionale approfondita. L’esperto ha offerto una lettura macroeconomica del contesto in cui operano i risicoltori italiani.
Occhi ha inquadrato l’India come il vero ago della bilancia del mercato mondiale. Secondo produttore globale con quasi il 30% della produzione, detiene il 35-40% dell’export. Tale Paese si configura, nelle sue parole, come la Chicago Board of Trade del riso, con una differenza sostanziale. Chicago è un mercato finanziario, Nuova Delhi il prodotto lo possiede fisicamente e può immetterlo sul mercato quando e come ritiene opportuno. La dimostrazione più eclatante è arrivata quando il governo indiano ha rimosso i dazi all’export. In seguito sono stati riversati sul mercato internazionale circa 4/5 milioni di tonnellate, con effetti deflattivi immediati. I prezzi internazionali sono crollati di oltre il 30% nel 2024, riportandosi sui livelli di dieci anni fa. Contemporaneamente i costi di produzione sono aumentati in modo esponenziale.
Occhi ha ricordato come ciò accada poiché il mercato internazionale del riso è per sua natura un mercato “sottile”. Solo il 10% circa della produzione mondiale, corrispondente a 60-70 milioni di tonnellate, viene effettivamente commercializzato oltre i confini nazionali. La quota restante è assorbita internamente dai paesi produttori. Questa caratteristica strutturale rende i prezzi globali estremamente sensibili a variazioni anche limitate dell’offerta disponibile. In questo quadro, ha ricordato Occhi, l’Italia rappresenta lo 0,3% della produzione mondiale, una quota minima, ma di altissimo valore specifico. Ciò in quanto siamo l’unico paese al mondo in grado di controllare quasi il 93% della produzione delle varietà da risotto.
CAMBOGIA, MYANMAR E LA BATTAGLIA EUROPEA PER LE REGOLE
La parte più articolata dell’intervento di Occhi ha riguardato il fronte europeo e la distinzione tra le minacce provenienti dall’India e quelle legate a Cambogia e Myanmar, spesso trattate come un unico blocco anche se divise nella realtà. Il relatore ha ricordato come il triciclazolo, principio attivo uscito dal mercato europeo per incompatibilità con gli standard ambientali comunitari, sia ancora ampiamente utilizzato nelle produzioni di quei Paesi. La stragrande maggioranza del riso trattato con questa sostanza proviene proprio da Cambogia e Myanmar. Il tentativo della Commissione europea di innalzare il limite massimo dei residui consentiti, presentato da alcuni come un’opportunità per la filiera, è stato definito da Occhi un errore grave. Questo avrebbe semplicemente aperto un corridoio preferenziale per quei prodotti, aggravando la concorrenza asimmetrica già in atto.
Sul fronte degli accordi commerciali, Occhi ha illustrato i risultati ottenuti sul regolamento SPG, rivendicando come un passo avanti il fatto di essere riusciti a introdurre una clausola di salvaguardia automatica basata sulla media decennale delle importazioni. Uno strumento che prima non esisteva e che rappresenta un presidio concreto, per quanto perfettibile. Il colpo più duro è arrivato invece sulla soglia di attivazione del dazio, fissata alla media più il 45% anziché il 20% auspicato e fissato precedentemente in relazione alla media triennale. Una differenza tutt’altro che tecnica, che nella pratica rende più difficile il raggiungimento delle condizioni che farebbero scattare la protezione. La clausola inoltre opera paese per paese, il che significa soglie distinte per Cambogia e Myanmar, lasciando per ora scoperte alcune situazioni critiche.
La partita resta aperta in sede parlamentare europea, dove si lavora a un emendamento capace di allargare le tutele ad altri prodotti agricoli per aggregare un fronte più ampio di paesi favorevoli. Tra le proposte avanzate da Occhi anche il rafforzamento degli incentivi ai contratti di coltivazione, come strumento di stabilizzazione del reddito agricolo lungo tutta la filiera. Autore: Ezio Bosso

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