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SI RIPARTE DAL DISTRETTO

da | 3 Dic 2020 | Non solo riso

La Giunta regionale  del Piemonte, su proposta dell’Assessore all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa, ha approvato il 13 novembre il nuovo Regolamento per l’individuazione territoriale, la costituzione, il riconoscimento e il funzionamento dei nuovi distretti del cibo. Il Regolamento è stato approvato dopo aver acquisito il parere positivo delle parti sociali, del CAL Consiglio delle Autonomie Locali e della III Commissione del Consiglio regionale. Ora può partire l’iter di riconoscimento dei distretti del cibo in Piemonte, come prevede il Testo unico dell’agricoltura della Regione Piemonte, la Legge regionale n.1 del 2019, art. 43.

Il tema intercetta gli interessi della filiera risicola, anche se non rappresenta certo una novità e una precedente iniziativa analoga, che aveva portato negli anni scorsi alla creazione del distretto del riso è naufragata nel disinteresse generale. Forse perché – ed è un’opinione di Risoitaliano – queste iniziative vengono assunte più per colmare un vuoto di idee, ma senza la necessaria istruttoria e competenza, e sono poi sfruttate come vettore finanziario per far arrivare al settore agricolo e agroindustriale fondi che non si riescono ad assegnare per altre vie. Dobbiamo però registrare, in questo caso, un interesse della filiera, che viene espresso dalla Strada del Riso Vercellese di Qualità.

Gli obiettivi del distretto

«Con la costituzione dei distretti del cibo, molto attesa dai nostri Comuni piemontesi, abbiamo l’opportunità di promuovere lo sviluppo di un territorio e l’inclusione sociale, valorizziamo la filiera agroalimentare e l’intero territorio rurale. Creiamo in concreto una rete tra mondo produttivo agroalimentare, offerta turistica, culturale e paesaggistica» ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte, Marco Protopapa nel presentare l’iniziativa, aggiungendo che«i distretti del cibo sono un sicuro volano economico molto importante per l’auspicata ripresa post Covid 19 e pertanto era determinante arrivare all’approvazione del Regolamento da parte della Regione entro la fine di quest’anno».

Secondo Massimo Biloni, presidente della Strada e risicoltore, «Alla filiera del riso sembra calzare a pennello quest’iniziativa. Facciamo un passo indietro: nel 2007 era già stato fatto un tentativo per la costituzione del Distretto del Riso ma non si è mai trasformato in una realtà operativa. Ora sembra ci sia una nuova proposta e la Regione Piemonte chiede alle filiere regionali di farsi avanti.
Crediamo sia un’opportunità da non perdere. All’interno della Strada del Riso annoveriamo aziende di tutti i settori, dalla produzione agricola alla trasformazione, dal turismo alla cultura, dalla ristorazione ai parchi. Siamo pronti ad affiancarci alle istituzione pubbliche e alle realtà private della filiera per utilizzare al meglio anche questo strumento e dare ulteriore impulso al riso e al suo territorio».

Secondo la Regione, «obiettivo dei distretti del cibo è favorire la valorizzazione delle produzioni agricole ed agroalimentari ed allo stesso tempo il paesaggio rurale piemontese. In questo modo verrebbero favoriti più soggetti di un determinato territorio: dalla filiera produttiva all’offerta turistica e culturale locale. Ma non solo, i distretti del cibo devono garantire la sicurezza alimentare diminuendo l’impatto ambientale delle produzioni, riducendo lo spreco alimentare e salvaguardando il territorio attraverso le attività agricole e agroalimentari. I distretti del cibo, una volta ottenuto il riconoscimento da parte della Regione Piemonte, vengono iscritti nel Registro nazionale dei Distretti del Cibo potendo così beneficiare degli interventi di sostegno previsti dalla normativa vigente in materia. I distretti agroalimentari di qualità già riconosciuti dalla Regione verranno riconosciuti quali Distretti del cibo qualora si adeguino entro 6 mesi dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale ai requisiti previsti del nuovo Regolamento».

Cosa sono i distretti del cibo

I distretti del cibo individuano sistemi produttivi locali, che si caratterizzano per una specifica identità storica e territoriale omogenea e integrano attività agricole e altre attività imprenditoriali, in coerenza con le tradizioni dei luoghi di coltivazione. Partecipano ai distretti del cibo enti pubblici, istituzioni ed imprese, la cui cooperazione può favorire ad esempio la promozione all’estero dei prodotti del territorio e l’offerta turistica. Inoltre la collaborazione tra piccole e medie imprese agricole e agroalimentari è in grado di accrescere la competitività delle imprese stesse attraverso la riduzione dei costi e l’innovazione.

Come si costituiscono i distretti del cibo e come funzionano

I distretti del cibo vengono costituiti mediante un accordo tra soggetti pubblici e soggetti privati che operano in modo integrato nel sistema produttivo locale.

Fulcro del funzionamento del distretto del cibo è il Piano di Distretto che ha durata triennale e in esso vengono indicati il ruolo dei soggetti che hanno aderito all’accordo e le azioni che si andranno a realizzare a livello locale.

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