SERVONO ANCORA I MEDIATORI?

Gian Luca Mascellino riflette sul cambiamento del commercio del riso. Il nodo blockchain

L’innovazione è arrivata e bussa alla porta. Da alcuni anni e sempre con maggiore insistenza si parla di blockchain (si, quella delle criptovalute e dei bitcoin), ma la blockchain è un insieme di strumenti “vecchi” che garantisce trasparenza, tracciabilità e tanto altro. Il cibo Made in Italy (materie prime e prodotti finiti) può crescere molto utilizzando questi strumenti. Blockchain per molti è anche sinonimo di disintermediazione.

Disintermediazione?

Dal sito www.treccani.it: “Disintermediazione. Eliminazione di intermediari dalla catena distributiva o dal processo di acquisizione di beni o servizi, in modo che l’offerta e la domanda possano incontrarsi direttamente, senza la mediazione di importatori, distributori, grossisti, dettaglianti, agenti commerciali e simili. La diffusione di internet e del commercio elettronico hanno dato un enorme impulso a questo fenomeno. La disintermediazione ha colpito in particolare i mercati dei servizi e dei beni immateriali …”. Disintermediare non sempre significa far sparire. Blockbuster è sparito perché non ha cambiato il suo modello, infatti tutti noi continuiamo a scegliere che film guardare, ma non compriamo direttamente dalla Paramount.

Cambiare o essere cambiati

Il settore del riso italiano deve guardare avanti e cambiare pelle con intelligenza e non “farsi togliere la pelle” dagli altri. Il cambiamento più grande che ho visto nel settore negli ultimi venti anni è quello del numero di aziende agricole che sono passate da 6.000 a 4.000. Il settore riso deve chiedere al mondo che ha attorno: chiedere i dazi, chiedere una burocrazia meno onerosa etc,ma deve chiedere anche all’interno del proprio mondo: chiedere agli agricoltori, all’industria, ai mediatori etc di migliorare, di innovare, perché innovazione non è solo il principio attivo nuovo, l’agricoltura di precisione, la selezionatrice ottica più performante … è anche il modo di mettersi in relazione all’interno del settore, senza paura.

L’automobile del mediatore

Comunque negli ultimi decenni le aziende agricole e le riserie hanno rinnovato molto, se non innovato. Maggiore attenzione nelle pratiche agricole e industriali e maggiore attenzione nelle strutture aziendali. E i mediatori? Uso la battuta di un industriale nè piccolo nè grande che, nei primi anni che ero alla guida del CVR – Consorzio Vendita Risone, mi disse: “Agricoltori e riserie hanno fatto tanti investimenti, hanno rinnovato … e i mediatori? … hanno cambiato solo l’automobile”. Aggiungo che quest’industriale non era, commercialmente parlando, un amico del CVR, non ha mai comprato una sola tonnellata di risone dal CVR, ha comprato e compra anche oggi solo dai mediatori.

L’innovazione è nell’uomo

Quindi per rispondere alla domanda iniziale “Servono ancora i mediatori?”, la risposta è che servono sicuramente le loro competenze e conoscenza dei mercati, delle tecniche e dei prodotti dove operano e che serve anche il loro network di relazioni. I più bravi lavoreranno in un mondo dove gli strumenti sono diversi, ma sono comunque gli uomini che fanno la differenza con la loro capacità di innovare e di trasferire conoscenza nei settori dove operano. Insomma voglio dire che una transazione può essere digitalizzata, ma la conoscenza del prodotto, il rapporto con gli agricoltori e l’industria sono ciò che fa la differenza alla fine, questo lavoro potranno decidere di farlo i mediatori o lasciarlo fare ad altri.

L’intermediazione a cosa serve?

Certo è che quando l'”intermediazione” serve solo a favorire rendite di posizioni e blocca la crescita di un settore, allora l’intermediario non serve, anzi contribuisce, sicuramente insieme ad altri attori, a far implodere il sistema. Tante sono le soluzioni, i nuovi modi di operare e di innovare che un professionista attento e preparato può proporre. Disintermediare non vuole dire sempre far sparire una categoria, bensì far crescere gli operatori di una categoria e quindi far crescere il settore dove operano.

L’innovation broker

Dal sito: www.georgofili.info: Innovation broker. Questa nuova figura professionale, chiamata a favorire le sinergie tra le imprese agricole e il mondo della ricerca (ndr non solo agronomica) e ridurre i tempi di trasferimento e adozione delle innovazioni nel mondo rurale, per quanto attiene l’agricoltura è stata introdotta con la nuova programmazione europea 2014-2020 sullo sviluppo rurale, che vede le Regioni italiane impegnate nell’attuazione delle misure destinate all’innovazione previste dal regolamento UE n.1305/2013. Consiglio di leggere anche qui: https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/28/nuove-strategie-di-disseminazione-e-figure-emergenti-linnovation-broker 

Autore: Gian Luca Mascellino, CEO, ChainForFood

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Risicoltura
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