All’inizio di ottobre, l’Ente Nazionale Risi ha emesso un comunicato stampa sui PMA (Paesi meno sviluppati) di cui abbiamo dato notizia. Qui si dice, tra l’altro che «La questione della salvaguardia automatica relativa alle importazioni di riso dalla Cambogia e dal Myanmar, nell’ambito del regime commerciale preferenziale “Everything But Arms” (EBA), ha subito una preoccupante accelerazione».
«La presidenza danese del Consiglio dell’Unione europea ha manifestato l’intenzione di chiudere rapidamente il dossier, legando la conclusione del negoziato alla questione delle “riammissioni” (accordi sui migranti) e, proponendo una salvaguardia automatica che, nei fatti, rischierebbe di non essere operativa». Come sappiamo, sulla questione si sono mobilitati in tanti ma l’Ente ha sentito il bisogno di lanciare questo allarme su un possibile accordo con due tra i maggiori produttori di riso del mondo e l’Europa. Perché?
PIU’ AFFARI IN EX BIRMANIA
Torniamo un attimo indietro. Come abbiamo scritto, un funzionario UE ha annunciato, durante un recente convegno a Vercelli, le intenzioni della commissione: in parole povere la UE vuole aumentare gli “affari” con Myanmar (ex Birmania) e Cambogia agevolando le loro esportazioni di riso, spesso lavorato, e favorendo quindi gli operatori commerciali di questi paesi. Una linea politica che la filiera risicola italiana ed europea non può condividere, ma cerchiamo di andar oltre gli interessi di portafoglio e di analizzare bene la questione.
COMPAGNI D’AFFARI…
Iniziamo chiedendo a Bruxelles: chi sono i Paesi con cui ci si vuole legare economicamente? Iniziamo dal Myanmar. Formalmente si tratta di una Repubblica Parlamentare con circa 54 milioni di abitanti, ma in realtà il paese si trova in uno stato di guerra permanente da più di 4 anni. Una nota ricercatrice Paola Morselli di ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) in un report del 10 Febbraio 2025 affermava: «Il 2025 segna il quarto anniversario della guerra civile in Myanmar, un conflitto scoppiato dopo il colpo di stato militare del febbraio 2021».
«In quell’occasione, l’esercito (Tatmadaw, “forze armate”) prese il controllo del paese con la forza, destituendo il governo democraticamente eletto della National league for democracy (Nld), guidato da Aung San Suu Kyi. Il golpe annullò i risultati delle elezioni del novembre 2020, in cui la Nld aveva ottenuto una vittoria schiacciante, riducendo il potere delle forze militari. Le proteste di massa scoppiate in risposta al golpe furono però brutalmente represse dalla giunta con arresti arbitrari, torture, esecuzioni sommarie e l’uso indiscriminato della forza.» Link – https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/myanmar-quattro-anni-dopo-lo-scoppio-della-guerra-civile-200183
L’ETICA COMMERCIALE
A questo punto, un risicoltore, che è anche un elettore e un contribuente, si chiede: è giusto incrementare le collaborazioni con un Paese in guerra, dove la giunta al potere potrebbe utilizzare i fondi reperiti con il commercio con l’UE contro la parte avversa? Non si diventa complici e finanziatori di crimini?
CAMBOGIA
Passiamo ora alla Cambogia. Anche in questo caso si tratta formalmente di un paese democratico in particolare una Monarchia costituzionale. L’attuale sovrano, Norodom Sihamoni, costituisce un riferimento per i 17 milioni circa di cambogiani e il riso, nel paese, costituisce la principale risorsa economica. Presso il palazzo reale è addirittura attivo un centro ricerche sul riso. Tutto bene quindi? Non sembrerebbe. In un drammatico rapporto del 05/07/2025, Amnesty International ha denunciato che: «in Cambogia oltre 50 centri per le truffe online – un fenomeno sempre più diffuso nell’Asia sudorientale, che produce guadagni illegali per miliardi di dollari – si sono trasformati in veri e propri luoghi di tortura e di schiavitù sessuale. Innumerevoli persone migranti provenienti da una decina di stati asiatici, per lo più donne, vengono attratte con l’inganno di un lavoro pulito e regolare per ritrovarsi vittime di traffico di esseri umani, costrette a svolgere un lavoro illegale e sottoposte a torture, stupri e forme di schiavitù sessuale.
BANDE CRIMINALI CINESI
Dietro questa situazione ci sono bande criminali cinesi. Ma il governo cambogiano conosce il fenomeno e volutamente lo ignora. Paradossalmente, esistono una Commissione nazionale per combattere il traffico di esseri umani e varie task-force ministeriali. Vi sono forti sospetti che la polizia locale sia in combutta col crimine organizzato. Fatto sta che quei luoghi di sfruttamento e tortura sono tuttora aperti e in funzione. Tra questi, il più noto è quello di Botum Sakor, dove la stampa è entrata più volte a fare interviste – per inciso, nel 2023 le autorità hanno chiuso “Voce per la democrazia”, un portale che aveva denunciato le condizioni all’interno dei centri – e che anche la polizia conosce bene, avendo soccorso diverse vittime». In conclusione: l’Europa, agevolando le importazioni da quel Paese, si rende conto di finanziare la violenza e la schiavitù sessuale? Autore: Franco Sciorati
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