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RISO CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

da | 16 Set 2022 | NEWS

riso calabrese

Si parla molto di valenza ambientale dell’agricoltura. Il riso può vantare la propria con assoluta evidenza. Lo dimostra l’importanza della risicoltura in Calabria per combattere il deserto. Vediamo come, in quest’articolo dell’agronomo Benito Scazziota.

LA RISICOLTURA CALABRESE

La risicoltura calabrese insiste su poco meno di 800 ha dai quali si ritrae una produzione di risone, particolarmente apprezzata dalle riserie per la qualità. Le risaie sono ospitate essenzialmente su terreni salini nella piana di Sibari già dai primi anni del 1800 dove, nonostante l’elevata disponibilità di risorse idriche, è difficile individuare valide e sostenibili alternative colturali.

LA SALINITA’

I bassopiani alluvionali della Sibaritide ricevono sali dalle aree sovrastanti per effetto dei quali la salinità del suolo assume un carattere di permanenza, oltre che la tendenza a diffondersi. Negli areali agricoli della provincia di Cosenza, tra i comuni di Corigliano, Cassano allo Ionio e Villapiana, infatti, l’entità della superficie di suolo soggetta ad eccesso di salinità ulteriormente acquisibile alla risicoltura è stimata in oltre 4.000 ha. Per cogliere queste opportunità nel tempo più breve è necessario favorire azioni sinergiche tra i diversi portatori d’interesse. Bisogna ottimizzare l’uso delle risorse naturali, strutturali e strumentali. L’obiettivo è implementare, anche attraverso la leva della ricerca, la filiera risicola sul territorio calabrese.

Crescita irregolare della vegetazione con presenza di crosta bianca in superficie.

 

COME VINCERE LA SALINITA’?

Negli ambienti salini mediterranei è possibile l’esercizio di una risicoltura proficua intervenendo sui fattori che condizionano la resistenza della specie al deficit idrico ed alla salinità, i cui effetti negativi spesso si sovrappongono. A questo fine la ricerca dovrebbe convergere in due direzioni: l’attività di breeding orientata alla costituzione di genotipi tolleranti e la definizione di strategie agronomiche per sfuggire allo stress idrico e salino.

L’elevata richiesta idrica stagionale della risaia condotta in regime convenzionale di sommersione varia entro limiti molto ampi (1.000÷2.000 mm) in rapporto alle condizioni pedoclimatiche e al genotipo. Le implicazioni di natura idraulica, agronomica ed ambientale che ne derivano rendono imperativa la razionalizzazione della complessa gestione irrigua tradizionale oppure, ove possibile, la sua sostituzione con altre opzioni che ottimizzino l’efficacia e l’efficienza d’uso della risorsa idrica.

Efflorescenze saline formatesi per evapotraspirazione.

IL RUOLO DELL’ACQUA: SUOLO E AGROECOSISTEMA

Notoriamente il riso non è una specie acquatica. La funzione principalmente assolta dall’irrigazione è, infatti, di termoregolazione, particolarmente durante alcune fasi critiche di crescita e sviluppo. Le condizioni di anossia del terreno, peraltro transitoriamente mitigate attraverso i previsti periodi di prosciugamento, hanno però conseguenze di particolare rilievo sull’agrosistema risaia, sia sul piano agronomico, sia in termini di impatto ambientale.

Infatti, alle variazioni del potenziale redox del suolo sottoposto ad alternanza tra regime in sommersione e in asciutta sono associati, con un peso diverso commisurato alla tipologia pedologica, il verificarsi e l’evoluzione di alcune condizioni limitanti. Tra queste vi sono:

  • l’insediamento e la permanenza di una flora di sostituzione idrofila, particolarmente competitiva per la coltura perché più difficilmente controllabile;
  • lo spostamento della reazione verso l’alcalinità;
  • le modificazioni della dinamica dei fitonutrienti;
  • l’intensificazione dei fenomeni di lisciviazione, denitrificazione e volatilizzazione a carico dell’azoto.

L’AZOTO E LA CONCIMAZIONE

Questi ultimi processi, da una parte condizionano negativamente la nutrizione azotata della coltura rendendo necessari altri input ausiliari, dall’altra favoriscono variamente la dispersione dell’elemento nell’ambiente, non ultima quella sotto forma di metano, uno dei più temuti gas-serra. L’irrigazione per sommersione comporta onerose opere di sistemazione del terreno, in camere perfettamente livellate delimitate da arginature. Tale sistemazione, in ambienti ad elevata piovosità invernale ed in terreni molto argillosi, non consente l’inserimento della coltura del riso in adeguati avvicendamenti colturali, per l’impossibilità di poter attuare colture a ciclo autunno-primaverile, in relazione allo stato idrico del terreno che con tale tipo di sistemazione viene a determinarsi.

L’IRRIGAZIONE A GOCCIA

La possibilità di coltivazione del riso mediante irrigazione a microportata (goccia) ha suscitato un certo interesse in molte aree del pianeta notoriamente destinate alla coltivazione del riso (Israele, Stati Uniti, India ecc.). Un notevole vantaggio della coltivazione del riso irrigato a microportata, in alternativa al tradizionale metodo per sommersione, è rappresentato dal notevole risparmio idrico. Oltre a ciò potrebbero essere utilizzati per la coltivazione terreni che, per giacitura o caratteristiche fisiche, mal si adattano all’irrigazione per sommersione.

Inoltre la mancanza di arginature e del livellamento del terreno determinano una riduzione dei costi di produzione, ed una più agevole meccanizzazione e tempestività di esecuzione di tutte le operazioni colturali, in particolare della raccolta. Infine non sono da sottovalutare i pericoli d’inquinamento delle acque di falda insiti nella sommersione, conseguenti anche ad una non sempre razionale ed oculata utilizzazione di prodotti fertilizzanti e fitosanitari impiegati, soprattutto per il controllo delle infestanti.

L’approccio innovativo sta prima di tutto nel riconsiderare la risicoltura italiana, valorizzandola con le vocazionalità espresse dai territori da Sud a Nord come servizio ecosistemico e paesaggistico (per esempio le aree umide litoranee e non solo) sfruttandone la multifunzionalità.

Perdita della capacità produttiva del suolo.

IPOTESI DI SVILUPPO

Per valutare la potenzialità produttiva delle varietà che hanno evidenziato buona capacità di adattamento a questa tecnica colturale che prevede l’irrigazione della coltura non in sommersione upland si dovrebbe procedere attraverso i seguenti passaggi.

  • Individuazione di genotipi di riso di diversa provenienza geografica scegliendo varietà appositamente selezionate o che comunque ben si adattano alla coltura upland.
  • Realizzazione di una serie di prove sperimentali di confronto varietale allestendo prove parcellari utilizzando degli schemi sperimentali adeguati, opportunamente ripetuti al fine di testare diverse varietà di riso irrigato a microportata. Le problematiche tecniche a cui si deve dare risposta riguardano sia aspetti colturali, sia gestionali dell’agroecosistema risaia.
  • Valutazione dell’adattabilità delle varietà disponibili di riso; (Individuazione di genotipi in grado di adattarsi a regimi e sistemi irrigui alternativi (irrigazione aspersione, goccia) esprimendo le migliori performances agronomiche in termini di risparmio della risorsa idrica, tolleranza alla salinità, livello quanti-qualitativo della produzione.
  • Organizzazione della rotazione agronomica in assenza della tecnica irrigua della sommersione; Acquisizione di nuove conoscenze sulle interazioni tra genotipi, gestione irrigua ed altri interventi agronomici (sistemazione del suolo, epoca e modalità di semina, fertilizzazione azotata, controllo delle infestanti), in grado di ridurre ed ottimizzare l’uso degli input ausiliari.
  • Applicazione di sistemi di precision-farming.
  • Prova di attrezzature adatte all’utilizzo delle tecniche di minima lavorazione del suolo.
  • ​Predisposizione di modellistica per il monitoraggio agroambientale adatto ad una conseguente certificazione di processo e di prodotto con la messa a punto di traiettorie innovative e più sostenibili di gestione della risaia in ambiente salino utilizzando varietà di riso idonee alla coltivazione in condizioni di low input in grado di esprimere un’adeguata potenzialità produttiva, assicurando una qualità della materia prima appropriata per la destinazione tradizionale o per la preparazione di formulati nutraceutico-funzionali. Autore: Benito Scazziota.

Scarica la scheda sulla piana di  Sibari QUI

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