QUESTI RESTANO I GIORNI DEL GLIFOSATE

Nelle risaie si usa in presemina e per la pulizia degli argini e non ha ancora alternative

Stanno iniziando le semine, precedute di qualche giorno dai diserbi indispensabili alla lotta al riso crodo e alle malerbe. Sebbene si vada in direzione di un uso sempre più razionale, i produttori non prevedono significativi scostamenti nei quantitativi usati per unità di superficie coltivata. Almeno fino al 15 dicembre 2022, data entro cui il Ministero della Salute recependo i regolamenti europei, ha autorizzato l’utilizzo dei prodotti contenente la sostanza attiva glifosate. Nell’ultimo lustro, i giudizi sulle evidenze circa i possibili effetti negativi sulla salute di questo prodotto sono stati non sempre coerenti. È il 2015 quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), organo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che coordina gli studi in campo oncologico, ha classificato fra i probabili cancerogeni il glifosate. Il cambio di direzione è del febbraio 2020 quando l’United States Environmental Protection Agency (Epa) evidenzia l’assenza di preoccupazione per rischi di tipo alimentare su nessuna fascia della popolazione, neanche seguendo le ipotesi più prudenziali. Abbiamo fatto il punto con gli addetti ai lavori.

Gli agronomi: condannato per insufficienza di prove

Flavio Barozzi, Dottore Agronomo e Presidente della Società Agraria di Lombardia sintetizza così il tema dal punto di vista degli agronomi: «Si tratta di una telenovela durata troppo tempo che ha gettato discredito sul metodo scientifico in quanto il glifosate è stato condannato per insufficienza di prove. Abbiamo assistito ad un accanimento senza precedenti. È stata una battaglia simbolo su una molecola secondaria per la coltivazione del riso che di certo non ha aiutato né l’ambiente, né i produttori».

Coldiretti: molecola necessaria, ma…

«Il glifosate resta a mio parere una molecola necessaria alla risicoltura italiana e sarà ancora nell’occhio del ciclone a causa delle opinioni contrastanti al suo riguardo e per l’uso in pre-raccolto che se ne fa in alcune parti del mondo per accelerare la maturazione del grano – spiega Paolo Dellarole, Presidente Coldiretti Vercelli-Biella -. Non sappiamo se il glifosate sarà ancora registrabile e utilizzabile in futuro, ma l’alternativa oggi non c’è. Le prove fatte con l’acido pelargonico non hanno verificato la stessa efficacia contro le malerbe e contemporaneamente comporterebbe un aumento dei costi di 6/7 volte per i ripetuti passaggi sulle infestanti al fine di vederne un effettiva efficacia. Da tempo ormai le molecole prima di essere autorizzate sono sottoposte a studi approfonditi e molto costosi, tanto che alcune stime quantificano in oltre cento milioni di euro il costo complessivo della registrazione di un principio attivo nell’Unione Europea. Di questo il legislatore dovrà necessariamente tenere conto. Noi abbiamo la speranza che le ultime evidenze scientifiche diano rassicurazioni definitive circa gli effetti del glifosate sulla salute oppure siano messe a punto nuove molecole alternative».

Confagricoltura: l’agricoltura è aperta a ogni soluzione

Antonio Garbelli, Presidente della Federazione Regionale di Prodotto della Risicoltura di Confagricoltura Lombardia dichiara: «Il parere su eventuali effetti negativi sulla salute deve essere lasciato alle autorità scientifiche preposte e alle istituzioni. I risicoltori devono essere messi nelle condizioni di produrre in qualità e quantità in rispetto delle già numerose restrizioni presenti. L’agricoltura è aperta a ogni soluzione che garantisca  le produzioni, la salute e l’ambiente”. Le dosi da utilizzare – continua Giovanni Perinotti, Presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella, sono indicate dalle etichette su tutti i prodotti a base di glifosate. L’utilizzo di quantitativi superiori oltre a essere vietato per legge non va nell’interesse del produttore  in quanto l’efficacia non aumenta a fronte di un maggior costo. Il quaderno di campagna è uno strumento obbligatorio per la condizionalità e per ricevere la Pac che consente di controllare tutti i quantitativi dei prodotti fitosanitari usati».

Cia: non entra in contatto con il risone

«Giova ricordare che il glifosate in risicoltura è usato limitatamente a due situazioni: la presemina e la pulizia degli argini dove concesso – spiega Manrico Brustia, Presidente Cia Novara Vercelli -. In entrambe, il glifosate non entra direttamente in contatto con il risone come, invece, avviene in Canada e altri paesi dove si utilizza come diseccante su altre colture quali grano e soia poco prima della trebbiatura. Il Green new deal di cui tanto si parla dovrà investire sulla ricerca per assicurare valide alternative sostenibili qualora si decida di accantonare una molecola efficace e poco costosa come il glifosate».

Cosa succede senza? Lo chiede l’Ecaf

L’ECAF (Federazione Europea dell’Agricoltura Conservativa) ha preparato un semplice questionario  per valutare il pieno impatto di un possibile divieto sull’utilizzo del glifosate. Si partecipa CLICCANDO QUI. Autore: Andrea Bucci, agronomo

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Risicoltura
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