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PREZZI STABILI NEL MONDO

da | 15 Mag 2017 | Internazionale

Il picco del prezzo mondiale del riso segnato nel 2007-08 è un ricordo, considerando la calma del mercato del riso negli ultimi anni, nonostante El Niño e altri grossi problemi legati al cambiamento climatico. Lo segnala l’Irri ricordando che comunque i prezzi del riso sul mercato internazionale sono molto stabili dopo un forte calo nel 2013. La produzione record prevista per il 2016-17, che dovrebbe raggiungere 480 milioni di tonnellate (riso lavorato) rispetto ai 472 milioni di tonnellate dell’anno scorso, mantiene stabili tali prezzi.

Questo è il sesto raccolto record negli ultimi sette anni, ricorda  Samarendu Mohanty, che è capo del dipartimento Scienze Sociali dell’Irri. Gli stock di riso in Thailandia, pari a 18 milioni di tonnellate, acquistati dal governo, stabilizzano il mercato. Bangkok prevede di vendere l’ultimo lotto di 8 milioni di tonnellate, ma solo tre sono idonee al consumo umano.


Per il sesto anno in una fila l’India esporterà 10 milioni di tonnellate o più di riso dopo aver eliminato il divieto di esportazione per il cereale non basmati nel 2011. L’ingresso dell’India nel mercato non-basmati ha coinciso con il massiccio acquisto statale tailandese, neutralizzando così i tentativi della Tailandia di far aumentare i prezzi

Da qualche anno, l’India ha conquistato una posizione di primo piano nel mercato delle esportazioni e la Cina è diventata il secondo importatore con 2.9 milioni di tonnellate. Da allora, la Cina ha superato la Nigeria come il più grande importatore con importazioni che raggiungono 5 milioni di tonnellate nel 2016-17. Senza contare un paio di milioni di tonnellate di riso che entrano in Cina attraverso gli scambi transfrontalieri dal Vietnam e dal Myanmar. Altri importanti importatori asiatici come l’Indonesia, le Filippine e la Malesia continuano ad importare da 3 a 5 milioni di tonnellate di riso a seconda della loro produzione nazionale.

Al di fuori dell’Asia, molti paesi dell’Africa subsahariana (SSA) continuano a rimanere i maggiori clienti del riso asiatico. Negli ultimi due decenni, le importazioni di riso da quest’area sono aumentate di quasi tre volte, passando da 4 milioni di tonnellate del 1997 a 11,6 milioni di tonnellate nel 2017. Ciò è avvenuto nonostante il raddoppio della produzione nazionale da 6,7 ​​a 15,5 milioni di tonnellate nello stesso periodo. 

Tutto questo cosa comporterà per il futuro? Le riserve di riso dei primi cinque esportatori (India, Thailandia, Vietnam, Pakistan e Stati Uniti) sono costantemente diminuite in questi anni di produzione record da 41 milioni di tonnellate del 2012-13 ai 28 milioni di tonnellate del 2016-17, a fronte di una forte crescita della domanda. Negli ultimi dieci anni, il consumo di riso è aumentato di quasi il 14% da 418,5 milioni di tonnellate nel 2006-07 a 475,5 milioni di tonnellate nel 2016-17. In proporzione alla domanda totale, il rapporto è diminuito dal 30 al 20% ma è ancora del 5% superiore a quello che era durante la crisi nel 2007.

Il basso tasso di utilizzo, che funge da parafulmine contro qualsiasi incertezza di approvvigionamento, è già nella mente dei protagonisti del mercato. Molto dipende – fa sapere l’Irri – dall’andamento climatico, tuttavia senza le riserve di riso thailandese, che hanno sostenuto il mercato negli ultimi anni, ci sarà una maggiore pressione sul prezzo, soprattutto in caso di alluvioni. Guardando al futuro, la tendenza al rialzo degli scambi del cereale è probabile che continui, nonostante un certo velato protezionismo tra i Paesi importatori dopo la crisi del riso. 

Sul fronte oopposto, la partecipazione attiva dell’India e della Cina nel commercio mondiale del riso può portare un certo grado di incertezza al mercato a causa della loro dimensione e della loro attenzione sulla sicurezza alimentare nazionale. Tailandia, Vietnam e Pakistan continueranno a rimanere fornitori stabili di riso sul mercato internazionale. L’emergere di Myanmar come esportatore dovrebbe anche aiutare la stabilità dei prezzi.

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