PER IL MINISTRO IL RISO NON E’ IN EMERGENZA

Ancora una volta la Bellanova esclude il nostro prodotto dalle forniture per indigenti
Il ministro Bellanova
Il Ministro Bellanova dimentica il riso. Verrebbe da dire “come sempre”, visto che questo Ministero non brilla per attenzione al nostro settore. Nei mesi scorsi avevamo segnalato l’esclusione del nostro prodotto dagli aiuti agli indigenti (leggi l’articolo) e adesso dobbiamo confermare la disattenzione. Già, perché la ministra si gloria con questo comunicato: «Con il decreto Cura Italia abbiamo incrementato di 50 milioni di euro il fondo per l’assistenza alimentare agli indigenti. In pochi giorni come Amministrazione abbiamo sviluppato una proposta che è stata ufficializzata al Tavolo competente e mi auguro che gli enti caritativi e tutti i componenti possano apprezzare le scelte fatte. Il paniere di prodotti è variegato e puntiamo a garantire non solo l’italianità delle forniture, ma anche un impatto sulla riduzione degli sprechi alimentari legati al contenimento del virus. È una battaglia nella quale non vogliamo perdere tempo prezioso, per questo abbiamo scelto di velocizzare l’iter di approvazione di questa misura per attuarla rapidamente». Peccato che la ministra ignori completamente l’importanza del riso nella piramide alimentare e nei consumi degli italiani: gli operatori commerciali sanno, infatti, che in questi giorni in cui gli italiani sono costretti a stare a casa gli acquisti di riso sono esplosi, superando ampiamente l’incremento registrato dalla pasta. Non sarebbe giusto permettere anche agli indigenti di accedere a quest’alimento? Evidentemente, al Ministro del riso non interessa nulla: infatti nella proposta di riparto del Ministero per il Fondo per l’assistenza alimentare agli indigenti si parla di:
1. formaggi DOP per 14,5 milioni di euro;
2. prosciutti crudi DOP per 9 milioni di euro e salumi dop e igp per 4 milioni di euro;
3. succhi di frutta 100% italiani: 2,5 milioni di euro;
4. preparati ortofrutticoli trasformati italiani – zuppa, minestrone, conserve – per 8 milioni di euro;
5. carne in scatola da bovini nati, allevati e macellati in Italia per 10 milioni di euro;
6. omogeneizzati di carne di agnelli nati, allevati e macellati in Italia per 2 milioni di euro.
«Gli operatori che partecipano alle gare per la fornitura si dovranno impegnare all’acquisto di prodotti provenienti dalle regioni italiane maggiormente colpite dalla emergenza COVID-19 e nei periodi maggiormente a rischio spreco» dice il Ministero, considerando evidentemente Novara, Pavia, Vercelli, Biella, Milano, Verona, Ferrara e Rovigo (per non dire anche Grosseto e Cosenza) aree non interessate dall’emergenza. Autore: Paolo Viana
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