PAN LOMBARDO, CONFAGRICOLTURA DICE NO

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fava-300x224La Giunta regionale approva il piano delle attività fitosanitarie per il triennio 2015-2017 e Confagricoltura Pavia ribadisce il suo no “netto” al Pan con una lettera a Risoitaliano. Il Piano rappresenta lo strumento programmatico della Direzione generale Agricoltura per assicurare lo svolgimento delle attività istituzionali del Servizio Fitosanitario e delle attività fitosanitarie affidate a soggetti del sistema regionale, in particolare Ersaf e Fondazione Minoprio. “E’, in definitiva, il supporto necessario per migliorare la sostenibilità del processo produttivo agricolo – ha osservato l’assessore all’agricoltura Gianni Fava (foto piccola) nel presentarlo -. Il Piano triennale ha un forte impatto territoriale, poiché prevede la sorveglianza territoriale, le misure fitosanitarie da applicare, l’attuazione del Piano di azione nazionale sull’uso dei prodotti fitosanitari”. La realizzazione degli obiettivi previsti dalla programmazione triennale avviene attraverso la definizione di singoli piani annuali e specifici piani operativi. Dopo l’approvazione, il piano triennale sarà adottato con una successiva delibera, previo parere della competente Commissione consiliare Agricoltura. Destinatari delle misure e degli interventi previsti nel Piano sono le imprese agricole, gli importatori, gli esportatori, le Amministrazioni locali, Enti parchi e cittadini. Fin qui, tutto pacifico. Un po’ meno i gravi problemi incontrati negli ultimi mesi dall’assessorato all’agricoltura. Problemi operativi, come quello del Sisco, e problemi di strategia, come quello del Pan, ossia del Par.

Insomma, non è un bel periodo per la Regione. Non a caso, la Direzione generale ha ribadito che le Amministrazioni Provinciali possono, nelle more dell’approvazione ed entrata in vigore delle modalità di attuazione in Lombardia del Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, organizzare i corsi base e di aggiornamento propedeutici al rilascio dell’abilitazione all’uso di prodotti fitosanitari, nel rispetto dei contenuti della normativa (anche con riferimento alla formazione e al numero di ore) a cui si rimanda. E Fava ha aggiunto che “i nostri uffici si sono visti costretti a confermare la linea adottata in precedenza, in seguito alla segnalazione di diverse problematiche, riscontrate sul territorio, da parte di organizzazioni agricole e agromeccaniche. La nostra preoccupazione è rendere efficiente il sistema, per non causare rallentamenti che evidentemente qualche Amministrazione Provinciale non si cura di evitare”. In quest’occasione, la Direzione generale Agricoltura ha sottolineato come, ai sensi del Pan, al termine dei corsi di prima abilitazione sono previsti gli esami finali, mentre nei casi di rinnovo al termine del corso non sono previsti esami. Inoltre, tutti i soggetti in possesso di un patentino sono tenuti a frequentare il corso di aggiornamento di 12 ore, ai fini del rilascio del rinnovo dell’abilitazione, mentre esistono tipologie di soggetti esentati dalla frequenza del corso base per il rilascio della prima abilitazione, ma non dal relativo esame. Per quanto riguarda gli aspetti procedurali relativi alla gestione del corso è ancora in vigore la delibera di giunta 11225/2002, che sarà abrogata solo con l’adozione delle nuove regole.

Il problema è che, mentre la Regione va avanti come un treno sul Pan, c’è chi, nel mondo agricolo, è nettamente contrario a questa strategia regionale. Lo dice chiaro e tondo in una lettera Risoitaliano Confagricoltura Pavia che scrive di aver “contrastato in modo netto l’applicazione del PAN-PAR in Lombardia. Ad oggi prosegue l’azione di forte opposizione verso questo strumento, poiché si ritiene che per l‘ennesima volta il settore agricolo sia stato preso di mira per responsabilità che non gli appartengono.

In particolare la risicoltura – annota Confagricoltura Pavia -, che nel corso degli ultimi anni ha visto l’introduzione di tecniche agronomiche a minor impatto ambientale e la contestuale scomparsa di principi attivi inquinanti a favore di molecole con profilo tossicologico più favorevole, ha raggiunto dei livelli di sostenibilità ambientale molto importanti. I dati evidenziati nei documenti regionali che compongono il PAR sono la testimonianza tangibile di questo risultato, poiché rilevano come la concentrazione di inquinanti di fonte prettamente agricola presentino un trend in diminuzione negli ultimi anni. Le problematiche emerse sono invece ascrivibili a situazioni che travalicano i confini della risicoltura e dell’agricoltura in senso lato. Nel dettaglio, i valori di inquinanti che superano le concentrazioni ammesse sono quelle in cui la componente agricola dell’inquinamento rappresenta solamente una quota del dato complessivo.

Analizzando i provvedimenti indicati dal PAR, tra i più stridenti vi è quello relativo al glifosate. Questo principio attivo in particolare, è utilizzato e ampiamente diffuso in ambito extra-agricolo. Inoltre i metaboliti ricercati nelle analisi delle acque (c.d. ampa) hanno origine anche dai detergenti chimici (come peraltro riportato nel PAR stesso). Appare quindi erroneo e limitativo, come enunciato in premessa, contrastare la problematica intervenendo solo ed esclusivamente sul settore agricolo. Se pensiamo infine che le scelte irrazionali in tema di individuazione delle aree protette (SIC e ZPS) hanno costretto una parte considerevole delle aziende agricole in Lomellina (in cui si pratica un’agricoltura intensiva) a subire un sistema di vincoli produttivi fino ad oggi riservati ad esempio alle foreste montane o ad aree marginali, possiamo comprendere la gravità delle imposizioni di un piano che riserva a queste aree le restrizioni maggiori. Conseguenza diretta è la distorsione della concorrenza tra le aziende che ricadono in questa area e le aziende del bacino risicolo circostante, oltre che l’aumento dei costi di gestione e l’impossibilità di operare con le migliori tecniche produttive”. Insomma, pollice verso su tutta la linea. (13.02.15)

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Risicoltura
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