IL MIPAAF: RIVOGLIAMO LE COMPETENZE DELLE REGIONI

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martina1In questi giorni si fa un gran parlare di Psr e di Pan e se ne parla a denti stretti, perché sembra che su entrambi i fronti non ci si riesca a muovere, come peraltro il settore agricolo mediterebbe. Forse anche per questi continui intoppi al ministero delle politiche agricole si sta ragionando sulla possibilità di trasferire nuovamente a Roma le competenze agricole che la riforma del titolo V ha assegnato alle Regioni. Lo ha rivelato uno dei più alti dirigenti di via XX Settembre, intervenendo al forum della Cdo Agroalimentare. Riunione a porte chiuse, ma di cui esistono i verbali. E così, scorrendo quelli del forum, scopriamo che parlando della politica agroalimentare italiana il dirigente del Mipaaf – del quale tacciamo il nome perché queste valutazioni dovrebbe farle un ministro (nella foto piccola, Martina), ma non la sostanza, perché è rivelatrice delle grandi manovre in corso – ha presentato in questi termini il nodo Pac/Psr: «Dopo un complesso iter in Conferenza Stato Regioni, abbiamo approvato Agricoltura 2.0, che rappresenta una rivoluzione nel rapporto tra amministrazione e imprese. Ma i problemi ci sono, come nel caso della mitica PAC 2014-2020: decisa in due fasi (con due ministri diversi). Nella seconda, l’elemento territoriale (le ricadute economiche) ha preso il sopravvento: nonostante una precedente mediazione infatti, una regione, sfilandosi, ha fatto saltare l’accordo, allungando pesantemente i tempi di decisione». Incalzato dal moderatore, l’alto dirigente ministeriale ha ammesso: «Abbiamo chiesto al Governo che l’agricoltura entri nella riforma del titolo V. Non perché vogliamo togliere il ruolo delle amministrazioni decentrate, ma perché è necessario che sulle decisioni strategiche vi deve essere qualcuno che si assume la responsabilità di prendere delle decisioni. Se no accade come nel caso delle nuove norme sui vigneti, per le quali alcuni regioni si sono opposte non per contrarietà alla norma, ma perché non riuscivano a sostenerla politicamente…» Infine, ha spiegato che la strategia è costruttiva: «In Agricoltura 2.0 ci credo, vogliamo essere il primo settore a ottemperare all’Agenda Digitale. Avremo un solo fascicolo aziendale, con un sistema che si aggiornerà quotidianamente, e non è scontato». Tuttavia, prima della fine è tornato a puntualizzare che «le regioni non vanno abolite, ma ci vuole una riforma». Per concludere con questa promessa, che riapre una vecchia questione: «Parallelamente ad Agricoltura 2.0, lanceremo l’importante riforma dell’assistenza tecnica». Sapevatelo… (05.02.15)

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Risicoltura
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