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PAC, CHE FARE?

da | 27 Dic 2013 | NEWS

ue2La Pac, si sa, è legge. Il Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura il 17 dicembre ha adottato i quattro regolamenti della riforma e le misure transitorie per il 2014. Soddisfatta la Commissione europea, meno soddisfatti gli agricoltori. Il ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo ha lamentato che “la percentuale di contributo per la misura assicurazioni dello Sviluppo rurale  è rimasta al 65%, mentre nell’accordo di giugno era stata fissata al 75% per armonizzare le varie percentuali di aiuto sulle assicurazioni che sono molto diverse in funzione degli strumenti finanziari attivabili. Ma anche per consentire agli Stati membri di semplificare il processo programmatorio e la successiva gestione dei vari interventi. Nonostante su questa problematica vi è stata convergenza sia sul contenuto che sulla volontà di rettificare la percentuale riportandola al 75%, purtroppo ci duole constatare che alla fine è rimasto il valore del 65%”.

Ma vediamo cosa cambia per il riso, mutuando l’analisi dalla relazione annuale dell’Ente Risi. Diciamo subito che la nuova Pac entrerà in vigore il 1° gennaio, fatta eccezione per i pagamenti diretti che entreranno in vigore il 1° gennaio 2015. Pertanto, il regime di pagamento unico, basato sui titoli storici, rimarrà in vita anche per il 2014, ma verrà ridotto per tener conto delle minori risorse previste nel bilancio. A partire dal 2015, invece, il regime di pagamento unico verrà sostituito dai

pagamenti diretti che saranno strutturati come specificato nella tabella che segue. Gli Stati membri avranno tempo fino al 1° agosto 2014 per notificare alla Commissione europea le scelte previste dalla regolamentazione, tra le quali le più importanti sono: modalità di applicazione del pagamento di base (convergenza, regionalizzazione) e risorse da destinare (max 70% del budget); eventuale applicazione del pagamento redistributivo per i primi 30 ettari e determinazione del budget (max 30% del budget); determinazione delle risorse da destinare ai pagamenti accoppiati (max 15% del budget) e definizione della lista delle colture ammesse al pagamento. Per quanto riguarda le norme che hanno un impatto diretto sul nostro settore non si dimentichi che il riso è stato considerato “greening” conforme, pertanto, l’azienda “la cui superficie agricola ammissibile è costituita per più del 75 % da prato

permanente, utilizzata per la produzione di erba o altre piante erbacee da foraggio o investita a colture sommerse per una parte significativa dell’anno o per una parte significativa del ciclo colturale o sottoposta a una combinazione di tali tipi di impieghi, a condizione che i seminativi non sottoposti a tali impieghi non siano superiori a 30 ettari” non dovrà rispettare gli impegni relativi alla diversificazione colturale e all’introduzione di aree a focus ecologico. Inoltre non si dimentichi che il riso e le sementi di riso sono presenti nell’elenco dei prodotti che possono

beneficiare dell’aiuto accoppiato. Considerata la diminuzione progressiva del budget disponibile per la Politica agricola comune, nonché le minori risorse a disposizione sul primo pilastro della PAC e il leggero aumento dei fondi sul secondo pilastro (PSR), la filiera risicola chiederà alle Regioni di poter contare su un maggior utilizzo dei Piani di Sviluppo Rurale, attraverso una concertata pianificazione interregionale che preveda numerose misure specifiche per questo prodotto. Alla luce della crisi attuale, provocata dalle importazioni dai Pma, per mantenere almeno l’ettarato 2013 secondo l’Ente Risi “è è fondamentale che la filiera risulti coesa, affinché le scelte che dovranno essere effettuate entro il 1° agosto 2014 prevedano: un aiuto accoppiato per il riso, un’attenuazione della convergenza dei pagamenti di base, una regionalizzazione mirata per il riso”. Raccomandazioni troppo esplicite su ciò che andrà fatto nei prossimi mesi per non contenere una grossa preoccupazione sul futuro del riso, della quale il governo dovrà tenere conto. (21.12.13)

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