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NON HA SETE SOLO IL MAIS

da | 26 Lug 2021 | NEWS

«È necessario intervenire al più presto con un provvedimento d’urgenza, per evitare che la siccità produca danni irreparabili alle coltivazioni». Il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia, ha chiesto alla Regione di adottare con sollecitudine le iniziative necessarie per assicurare l’irrigazione dei prati, dei seminativi e delle coltivazioni orticole, che sono in una fase vegetativa estremamente delicata. Numerosi consorzi irrigui, in base alle normative che regolano il deflusso delle acque, stanno diminuendo le erogazioni per l’irrigazione, con la conseguenza che le portate, in molti casi, non sono più sufficienti per garantire la giusta umidità ai terreni coltivati. «Il cambiamento climatico in atto – chiarisce l’agronomo Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo – fa sì che si scarichino vere e proprie bombe d’acqua localizzate in alcune aree e sporadiche bagnature in altre: così complessivamente il livello di umidità del terreno è estremamente basso e le colture, in assenza di irrigazione, patiscono la siccità. Dal monitoraggio che i tecnici di Confagricoltura stanno effettuando sul territorio – spiega Allasia – rileviamo che la riduzione dei volumi di acqua disponibile, in molti consorzi irrigui, impedisce l’ottimale irrigazione delle colture».

Tutto vero e tutto falso. Vero che la situazione delle irrigazioni in Piemonte è penosa e che intere aree sono soggette a riduzioni coatte. Falso che il problema possa essere risolto dalla Regione, la quale ha tante responsabilità ma non questa. Sorprende che sia proprio Confagricoltura a sollevare il tema, così come sorprenderebbe se fosse Coldiretti, in quanto le due confederazioni gestiscono i consorzi irrigui da cui dipendono queste decisioni e proprio in queste ore sono tornate a darsi battaglia per il controllo dell’Anbi regionale. Se il tema è quello del deflusso dai bacini idrici, non è esclusivamente di competenza regionale. Se il tema è, come si evince dalla comunicazione di Confagricoltura, difendere gli interessi del mais, bisognerebbe ricordare che esistono anche altre colture che dipendono dalle irrigazioni e stanno soffrendo. Ed è questo il motivo – vogliamo essere chiari – per cui mettiamo i puntini sulle i. Sarebbe opportuno, anziché litigare sulle poltrone e diffondere (come in questo caso) comunicati che confondono gli agricoltori, che i sindacati agricoli affrontassero unitariamente il tema irriguo, da cui dipende la sopravvivenza del settore primario. Contrastare la deriva presa dalla risicoltura verso la semina interrata può essere un banco di prova. Autore: Paolo Viana