Una canzone di un noto cantautore scomparso da tempo dice “l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va…” In effetti questo inizio di anno oltre ad averci regalato notizie di cronaca internazionale non confortanti, ci invita a fare considerazioni su quello che potrà avvenire nei mesi seguenti nel nostro settore.
QUOTAZIONI RISONE -24%
Le quotazioni dei risoni rispetto a quelle della campagna scorsa a pari data, hanno registrato un – 24% per il lungo B, -24% per il gruppo Ribe Dardo, -24% per l’Arborio (dati C.C.I.A.A. listino Vercelli). Ben lontane dalle quotazioni dei risoni rilevate a pari data nel 2023, dove l’Arborio veniva venduto a 1.057,00 €/T e il Lungo B a 480,00 €/T. Sul fronte delle importazioni in Italia, Ente Risi segnala un aumento del 20% rispetto alla precedente campagna, di cui il 55% non paga dazio. Anche sul fronte europeo in base ai titoli di importazione rilasciati da ogni singolo paese membro (dati Agrim – fonte E.N.R.), si registra un aumento del 7%. Le importazioni in UE di riso già confezionato sono passate dalle 324.384 T della campagna 2018/2019 alle 499.995 T della campagna 2024/2025 e vedono Cambogia, India e Tailandia detenere il 68% delle quote di mercato.
ERA PREVEDIBILE?
Il momento al quale siamo giunti era prevedibile? Se raffrontiamo alcuni dati presentati dalla società Areté durante il convegno Airi del dicembre 2024 con quelli odierni, possiamo convenire che fino al 2024 abbiamo goduto della “bolla post Covid”. Il prezzo internazionale del Thai100% B (quello più simile al nostro) è passato da 650 $/T ad inizio 2024 agli attuali 392 $/T. Il costo del nolo dei container è passato da circa 600 $ del 2022 a meno di 300 $ di oggi.
È terminato il blocco delle esportazioni dai paesi del sud est asiatico che, a causa della continua erosione dei propri stock iniziata nel 2021, avevano deciso di ricostituire le scorte a fini strategici sospendendo le esportazioni. Il costo del carburante è diminuito. Tutto ciò ha contribuito nel tempo alla ripresa delle importazioni dai paesi terzi. È evidente quindi a tutti, e forse meno ai servizi della Commissione, che l’equilibrio del mercato europeo e di conseguenza anche di quello italiano è regolato dal flusso delle importazioni e conseguentemente dalle concessioni uni e bilaterali.
UNA STRADA IN SALITA
Le ultime strategie messe in atto per fronteggiare le importazioni hanno visto una strada in salita e qualche tradimento dell’ultima ora. Circa la proposta di una clausola di salvaguardia automatica, le nove rappresentanze dei paesi europei che si erano dichiarate unite a settembre 2025 a Vercelli nel proporre un documento unitario, al momento di palesarsi hanno lasciato Italia e Spagna con il cerino in mano.
La proposta attuale votata a livello INTA, che prevede l’applicazione del dazio di 175 €/T quando le importazioni superano le 562.000 T, non garantisce alcuna protezione al nostro settore, tanto è che la filiera europea sta chiedendo di rivedere la proposta votata proponendo di ridurre la percentuale che deve essere aggiunta alla media delle importazioni nei dieci anni precedenti l’investigazione. Questo consentirebbe di conseguenza di fare scattare la clausola di salvaguardia con valori di importazioni più bassi. Non sembra al momento che vada avanti la proposta presentata durante l’incontro dello scorso anno a Bruxelles della filiera risicola europea, di rivedere al rialzo il dazio fissato a 175 €/T, valore determinato in epoca dove le importazioni avevano valori molto più bassi.
SUL MERCOSUR LO SCONTRO E’ AMPIO
L’accordo Mercosur voluto fortemente dalla presidente Ursula von der Leyen e da molti Paesi europei compresi l’Italia, è stato momentaneamente bloccato per il ricorso votato sul filo di rasoio dal Parlamento Europeo, il quale chiede alla Corte di Giustizia Europea di pronunciarsi sulla conformità giuridica dell’accordo. Sul Mercosur lo scontro è ampio tra l’industria manufatturiera in primis e l’agricoltura ma senza entrare nel merito se la concessione delle 60.000 T di riso importato a dazio zero siano tante o poche, quello che è certo è che il quantitativo si andrà ad aggiungere a quanto già oggi entra a dazio zero in Europa, pari al 60% delle importazioni totali, appesantendo ancor di più la situazione attuale.
La Commissione ci rassicura dicendo che ci saranno procedure che saranno messe in atto per bloccare le importazioni dal Mercosur qualora queste determinassero problemi al mercato. Onestamente penso che queste rassicurazioni al momento lascino il tempo che trovano perché l’esperienza maturata per il rilascio della clausola di salvaguardia del 2019, insegna che la Commissione è sempre molto restia ad intervenire; e, qualora lo faccia, agisce con molta lentezza.
ALTRE MINE VAGANTI
A tutto ciò si aggiungono altre mine vaganti, come la richiesta di India e Pakistan per una IGP sul riso, la richiesta da parte dell’India di aumentare il numero delle varietà definite Basmati, aumentando così la quantità di riso importato in esenzione di dazio. Credo sia a questo punto lecito farsi alcune domande. La richiesta di incrementare la superficie risicola in Italia da parte dell’industria ha ancora senso? Nelle aree italiane convertite alla risicoltura negli ultimi anni, il riso è ancora una coltura sostenibile dal punto di vista economico?
Di fronte alla continua miopia da parte della Commissione, quanto è probabile che si crei una concreta, seria e non propagandata alleanza tra i paesi interessati alla difesa del riso europeo? Dobbiamo considerare finito il tempo in cui l’Europa considerava prioritarie le politiche di safety ossia di salvaguardia alimentare e di security cioè di approvvigionamento alimentare? Il tema della reciprocità nell’utilizzo dei prodotti chimici è l’unica arma di cui disponiamo? Solo dal confronto aperto ed allargato possiamo avere delle risposte. Autore: Paolo Carrà. presidente dell’Associazione Dottori in scienze agrarie e forestali di Vercelli e Biella


