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MERCATO INTERNO, APPELLO DEL PARCO TICINO

da | 19 Ago 2014 | NEWS

AVANZAL’Ente Parco del Ticino e Lago Maggiore si inserisce nel dibattito sulla riforma della legge del mercato interno del riso italiano. Lo fa per tutelare i risi prodotti nel suo bacino e per i quali ha creato il marchio Ticino Valley che serve a valorizzare, promuovere e tutelare le coltivazioni appartenenti al territorio MAB (Man and Biosphere). Sono 36 i Comuni delle province di Novara e VCO, tra cui Bellinzago Novarese, Cameri, Galliate, Romentino, Trecate, Cerano e Briona, tutti caratterizzati da grandi estensioni coltivate a riso. Il presidente del Parco del Ticino e Lago Maggiore Mario Marco Avanza (foto piccola), evidentemente preoccupato per la piega che ha preso la discussione all’interno del tavolo di filiera istituito presso il Ministero delle politiche agricole, ha emesso un comunicato in cui dichiara: «E’ necessario adeguare le leggi vigenti introducendo delle norme efficaci per la tutela del riso coltivato in Italia. A tutela dei risicoltori dei Comuni del Parco del Ticino e dei Comuni dell’area MAB, danneggiati dalle massicce importazioni di riso proveniente dall’estero. La politica di valorizzazione del riso italiano deve essere focalizzata sul luogo di coltivazione, garantendo un’origine certa del prodotto e un’informazione corretta, che possa arrivare sulla tavola del consumatore italiano. Un riso importato proveniente da Paesi europei o extra-europei (Cambogia), trasformato nelle riserie italiane (luogo di lavorazione del prodotto), non può essere chiamato italiano, perché non è coltivato nel nostro Paese. E’ quindi indispensabile specificare bene nelle nuove norme che la denominazione di “riso italiano” può essere data solo al riso coltivato sul nostro territorio nazionale e non a quello importato e lavorato nelle riserie italiane. Il consumatore ha il diritto di essere informato sull’origine del prodotto in vendita e deve essere libero di scegliere quale prodotto acquistare: il Marchio Ticino Valley rappresenta una garanzia. Auspico che queste valutazioni siano tenute in considerazione dal legislatore». Il malessere della filiera per la concorrenza dei risi stranieri, in particolare per quella del riso cambogiano che arriva a dazio zero, è nota. A questa vicenda si sovrappone l’imminente riforma della legge sulla denominazione del riso in commercio nel nostro Paese, che sta dividendo ii sindacati del settore. Il governo è delegato a riformare la vecchia legge sul mercato interno ma deve farlo tenendo conto delle valutazioni espresse dal tavolo di filiera, all’interno del quale, dopo l’approvazione di una prima bozza di legge – anticipata in esclusiva da Risoitaliano – sono avvenuti numerosi distinguo e anche qualche retromarcia. In questo momento è aperta la discussione sulla griglia delle varietà tradizionali che potranno fregiarsi dell’aggettivo “Classico” – ma dovranno essere commercializzate in purezza, così come quelle che saranno aaggregate alle medesime ma non potranno fregiarsi dell’aggettivo “Classico” – e quelle che invece potranno essere miscelate nelle confezioni. La preoccupazione dell’Ente Parco fa riferimento all’eventualità, paventata anche da funzionari pubblici, che la bozza in discussione possa non impedire a un Arborio o ad un Carnaroli straniero che rispetti la normativa di essere venduto in Italia come “Arborio Classico” e “Carnaroli Classico”. Per questa ragione, la Coldiretti ha caldeggiato l’adozione di un protocollo di tracciabilità, che dovrebbe essere collegato alla legge, per vincolare la denominazione (e quindi la varietà) all’origine del prodotto. Questa tutela è particolarmente importante per quei produttori che stanno investendo in un marchio territoriale, come appunto il marchio Ticino Valley: da qui l’appello di Avanza al governo. La prossima riunione del tavolo di filiera è fissata per il 2 settembre. (18.08.14)

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