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C’E’ MENO INDICA SUI MERCATI

da | 12 Mar 2022 | NEWS

tondi

Giornata nuovamente riflessiva sul mercato risicolo. La borsa merci di Mortara fa segnare tre leggeri movimenti, riconducibili per lo più ad adeguamenti con i valori espressi nelle altre sedi. Non ci sono state variazioni degne di nota. Salgono di 10 €/t, dunque, i lunghi A da interno Roma e Baldo, entrambi a min 460 €/t max 480 €/t, ossia i 50 €/q lordi già più volte visti per questi comparti. Stesso piccolo passo avanti per i lunghi B (min 420 €/t ma 430 €/t), che, come avevano previsto i mediatori intervistati nel precedente articolo sui mercati, stanno vedendo rientrare il calo delle scorse settimane.

MERCATO DORMIENTE

Un mercato spento, pochi movimenti e poche contrattazioni. Quindi anche di difficile comprensione. Non sono molti i dati analizzabili. Sembra consolidarsi un calo di intensità da parte della domanda, forse atto a non infiammare troppo i listini, vista la carenza di merce presso i produttori. Oppure forse legato ad una scelta maggiormente attendista, al fine di valutare le possibili influenze della situazione geopolitica attuale (soprattutto sul costo dei trasporti internazionali).

Le riserie, inoltre, continuano a ritirare la molta merce acquistata nelle scorse settimane e non sembrano avere carenza di prodotto, tanto da arrivare in alcuni casi a scadenza di pagamento prima di aver immagazzinato la merce acquistata. L’offerta rimane sorniona, nell’attesa di possibili rincari, anche minimi. D’altronde il listino continua a dare segnali positivi. Anche gli “Indica”, che sembravano destinati ad una flessione poche sedute fa, sembrano tornare alla loro quotazione massima: 45 €/q lordi. Voci informate suggeriscono che questo rimbalzo possa essere legato all’aumento dei costi del carburante e, di conseguenza, dei noli di trasporto ma l’effetto sembra ancora minimo.

PAROLA AL MEDIATORE

Il mediatore milanese Giovanni Migliavacca analizza la seduta odierna, dicendo: «Il mercato appare stanco. I pochi e minimi movimenti a listino  sono per lo più allineamenti con le altre sale di contrattazione. Gli scambi conclusi questa mattina sono stati pochissimi, in seguito al calo che stiamo registrando anche sul fronte della domanda. Le riserie, infatti, sembrano aver diminuito il loro interesse e si sta instaurando una condizione di stasi che penso possa perdurare fino a dopo Pasqua. Qui va considerata la lontananza dalle borse dei risicoltori, intenti alla preparazione dei terreni. Il conflitto, ad oggi, non sembra influenzare direttamente il mercato risicolo. Vedremo se avremo ripercussioni indirette nel prossimo futuro.»

LA GUERRA NON CONDIZIONA ANCORA IL MERCATO RISO

Riguardo le future ripercussioni si è focalizzata la nostra discussione con il risicoltore novarese Claudio Melano. L’esperto di mercato risicolo ha spiegato: «la scelta attendista delle riserie è legata a diversi fattori, tra questi c’è la volontà di ritirare la molta merce acquistata nelle scorse sedute e di calmierare la crescita dei prezzi a listino. L’arrestarsi del calo nella quotazione degli “indica”, che poco tempo fa (in seguito al decadimento dei dazi) l’industria pensava di portare a 40 €/q lordi, penso possa essere legato alla rapida crescita nei costi del carburante. Costi che hanno reso nuovamente molto onerosi i noli. E’ un piccolo effetto indiretto del conflitto in Ucraina, chiaramente imparagonabile a quelli diretti verificatesi per altri cereali. Cereali le cui quotazioni sono schizzate alle stelle.  Andamenti che potrebbero avere ripercussioni positive anche nel nostro settore.

Il Presidente Draghi, in una delle sue ultime dichiarazioni, ha affermato che andrebbero rivisti il Green Deal ed il piano Farm to Fork, alla luce dell’attuale situazione geopolitica europea. Le ultime programmazioni Pac hanno spostato il focus dagli incentivi alla produzione a quelli legati alla sostenibilità, confidando nella stabilità del mercato globalizzato e nel potere economico degli Stati Membri. Oggi, però, rischiamo di avere i soldi ma non la merce sugli scaffali, poiché risulta impossibile produrla o importarla. Per questo i politici si stanno rendendo conto che bisogna in parte tornare al passato, assicurandosi maggiore indipendenza nell’approvvigionamento di materie prime. Forse, se siamo ancora in tempo, la prossima Pac tornerà ad incentivare la produzione e l’investimento agricolo, questo potrebbe essere qualcosa di molto positivo anche per la risicoltura.» Autore Ezio Bosso.

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