INVESTIRE NELL’ETICHETTA ECOLOGICA

Troppi messaggi confusi, l'esperto Giuseppe Zicari spiega come l'ecologia arriva nel piatto

Il 2 ottobre si è svolta la Conferenza dal titolo “Food and drink” a Ricoh Arena, a Coventry nel Regno Unito. Tra i temi trattati durante questo evento ricco di convegni, che si è tenuto in un’area fieristica con molti espositori del settore alimentare, si evidenzia quello della etichettatura ambientale o ecologica. Uno degli obiettivi di questo tipo di etichettatura è quello di favorire la diffusione di comportamenti più ecosostenibili. Si cerca di informare i consumatori in modo che possano influenzare più consapevolmente i mercati. Alla domanda che sorge spontaneamente quando si approfondisce questo tema, perché occuparsi di temi ambientali e investire in questa direzione, non è facile rispondere in poche righe. Riassumendo, alcuni temi cruciali su cui si gioca il futuro, anche dell’agricoltura e in particolare della risicoltura, sono i seguenti:

  • Riduzione della fertilità dei suoli;
  • Inquinamento delle acque;
  • Inquinamento dell’aria e cambiamento climatico (es.: siccità);
  • Riduzione irreversibile della biodiversità;
  • Fine delle risorse energetiche non rinnovabili a buon mercato;
  • Produzione insostenibile di rifiuti (es.: imballaggi). 

Per evidenziare la gravità della situazione è bene soffermarsi su alcuni aspetti prima di approfondire il tema dell’etichettatura ecologica.

Agricoltura ed emissioni di gas clima-alteranti

L’agricoltura probabilmente dà un contributo alle emissioni di gas clima-alteranti pari al 24% del totale (per alcuni gas clima alteranti come il metano l’agricoltura e la zootecnia costituiscono la fonte più importante). La siccità derivante dal cambiamento climatico influenza anche le produzioni cerealicole che nel 2017 hanno visto ridurre le produzioni nazionali, solo per questa causa, dal 30% al 50%. Probabilmente la siccità ha generato nel 2017 un danno all’agricoltura italiana superiore ai duemila milioni di euro.  

L’agricoltura è anche la più grande utilizzatrice di acqua dolce del Pianeta che viene restituita contaminata. Un recente rapporto pubblicato nel 2018 (ISPRA, RAPPORTO NAZIONALE PESTICIDI NELLE ACQUE 2015-2016 (2018)) sul monitoraggio dei residui di pesticidi nelle acque superficiali e profonde in Italia conferma una situazione allarmante:

– Nel 2016, in particolare, ci sono pesticidi nel 67% dei punti delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee (dato medio nazionale). Sempre più evidente è la presenza di miscele, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione.

– In alcune Regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%.

– Nel complesso la contaminazione è più diffusa nella pianura padano-veneta.

– Gli erbicidi e alcuni loro metaboliti sono ancora le sostanze più trovate, in particolar modo nelle acque superficiali. Si ritrovano anche insetticidi che danneggiano gravemente gli impollinatori come i neonicotinoidi.

– Si ritrovano ancora sostanze vietate da anni e i loro metaboliti come l’atrazina, il metolaclor, l’oxadixil e il DDT.

La riduzione della biodiversità

La riduzione irreversibile della biodiversità coinvolge e deve preoccupare anche il mondo agricolo. Attualmente il 90% degli alimenti utilizzati dall’uomo derivano da 15 specie vegetali e da 8 specie animali. Se si accetta la stima dell’esistenza di almeno 10 milioni di altre specie possiamo concludere che siamo stati in grado di sfruttare per l’alimentazione veramente poche specie e che quindi esiste ancora un potenziale enorme. Nella storia dell’umanità si calcola che siano state utilizzate almeno 20.000 specie per l’alimentazione e che più di 80.000 potrebbero essere potenzialmente utilizzate oggi. Purtroppo probabilmente almeno la metà delle specie oggi esistenti, entro questo secolo, verrà estinta a causa delle attività umane.

Il riso e il maiale furono utilizzati dai primi contadini cinesi probabilmente già 9.500 anni fa. In pochi anni la Cina è passata dal coltivare oltre 10.000 varietà di riso (nel 1949) a poche centinaia. Le varietà locali sono state ridotte a piccole estensioni e quindi anche la possibilità di resistere ai cambiamenti si sta riducendo pericolosamente. 

Anche gli impollinatori e il loro servizio essenziale per l’agricoltura sono gravemente compromessi. Oltre 90 specie importanti per l’alimentazione umana dipendono dagli impollinatori e in particolare dalle api domestiche. Purtroppo almeno una colonia su tre ogni anno muore a causa dei pesticidi e della riduzione irreversibile della biodiversità vegetale. 

Oggi la produzione di cereali consuma molta più energia (in termini di energie fossili) di quella ottenuta (in termini di carboidrati, proteine e grassi alimentari) e le energie fossili nei prossimi anni non saranno più a buon mercato. Per esempio il petrolio potrebbe diventare raro e preziosissimo in meno di 30 anni. Questo è un altro motivo fondamentale per accelerare il cambiamento necessario. 

L’erosione del suolo

L’ultimo aspetto su cui è doveroso soffermarsi è il suolo e il vitale servizio che fornisce grazie alla biodiversità e alla fertilità presente nei pochi centimetri necessari alla vita delle piante. Purtroppo oggi il tasso di erosione e degrado del suolo è di gran lunga superiore alla sua naturale capacità di rigenerazione (anche 500 anni), pertanto non può essere considerata una risorsa rinnovabile. In alcune regioni italiane oltre il 70% dei suoli agricoli registrano un livello di fertilità inferiore ai valori minimi in grado di assicurare una buona produzione agricola (almeno il 2% di sostanza organica da esseri viventi). 

A livello planetario una superficie grande 15 volte l’Italia viene degradata ogni anno a causa di incendi, deforestazione, aumento della salinità e urbanizzazione, inoltre almeno un quarto della superficie terrestre è minacciata dalla desertificazione. Pertanto la gestione del suolo deve essere rinnovata verso criteri di sostenibilità e rigenerazione. Come si può sperare, come spera la Banca Mondiale, di aumentare la produzione alimentare del 70% entro il 2050 in queste condizioni? Probabilmente bisogna essere degli esperti di economia e finanza per credere nella crescita infinita, ad esempio, del PIL del 2%. Significa dover raddoppiare la ricchezza e le produzioni ogni 30 anni circa!

L’etichetta ecologica

Questa premessa era probabilmente doverosa per sottolineare l’importanza e l’urgenza di adottare strategie come quella dell’etichettatura ecologica.

L’etichettatura ecologica oggi è poco utilizzata nel settore alimentare e spesso fornisce messaggi non misurabili, non oggettivi e non confrontabili. Messaggi poco chiari e confusi del tipo “naturale”, “ecologico”, “sostenibile” sono sempre più utilizzati in modo volontario e non regolamentato. Alcune strategie consolidate come quello dell’agricoltura biologica si concentrano praticamente su pochissimi aspetti come quello del non utilizzo dei pesticidi tralasciando aspetti importanti come la salvaguardia della biodiversità, la tutela del suolo e la riduzione del consumo di risorse non rinnovabili (es.: l’energia, gli imballaggi). Anche in altri settori come quello degli imballaggi derivati dalla cellulosa esistono strategie internazionali consolidate come quella sulla gestione sostenibile delle foreste. 

Una buona strategia di etichettatura ambientale dovrebbe:

  • Pubblicizzare aspetti aggiuntivi, specifici e garantiti in modo trasparente ed oggettivo. Le garanzie aggiuntive dovrebbero essere facilmente misurabili e confrontabili.
  • L’applicazione dovrebbe essere modulare e specifica per settore produttivo (es.: risicoltura) e per singolo aspetto ambientale da tutelare (es.: biodiversità piuttosto che tutela delle acque).
  • Non obbligare costi di certificazione di terza parte in quanto ciò aumenta notevolmente le spese. I metodi di controllo adottati potrebbero essere quello dell’auto certificazione e/o quello del controllo da parte di Autorità nazionali. 
  • Per alcuni aspetti e in determinati contesti dovrebbe essere obbligatoria e regolamentata (es.: rilevazione di pesticidi a concentrazioni pericolose nelle acque potabili).

Esempi di indicatori da prendere in esame per una etichettatura ambientale nella cerealicoltura potrebbero essere i seguenti:

  • Miglioramenti nella gestione del rischio chimico da pesticidi o dai fertilizzanti (es.: preferire concimi organici come compost e letami a quelli chimici).
  • Strategie adottate per salvaguardare la fertilità del suolo: riduzione al minimo possibile delle lavorazioni e movimentazioni del suolo, suoli tenuti sempre coperti da vegetazione tutto l’anno, non utilizzo del fuoco nei campi agricoli, rotazione di diverse varietà e specie, applicazione di un sistema di coltivazione di differenti varietà e specie contemporaneamente.
  • Applicazione di misure per salvaguardare la biodiversità: non utilizzo di piante modificate geneticamente, utilizzo di una parte della superficie agricola (dal 5% al 10%) incolta e coperta da specie selvatiche (es.: per impollinatori, uccelli), riduzione dell’utilizzo dei pesticidi (almeno di quelli più pericolosi).
  • Riduzione dell’uso di energie non rinnovabili: riduzione dei trasporti, riduzione dell’uso di tecniche che richiedono energia (es.: irrigazione, aratura, scasso), riduzione dell’uso degli imballaggi.
  • Riduzione degli effetti sul clima: aumento della sostanza organica nei suoli (es.: con la non aratura e con la non asportazione delle parti non edibili della pianta).

Gli imballaggi

Un ultimo aspetto che può incidere notevolmente su tematiche ambientali è quello degli imballaggi. Sul tema della riduzione degli imballaggi e dei rifiuti che ne derivano si può e si deve fare ancora tanto. Si ricorda che probabilmente il 5% della plastica prodotta finisce nei mari ed ormai sono tristemente famose le isole gigantesche di spazzatura galleggiante negli oceani (grandi anche quanto la Francia). Tra gli indicatori da poter utilizzare per misurare miglioramenti ambientali in questo campo si evidenziano:

  • Il peso dell’imballaggio per unità di prodotto.
  • La quantità e la tipologia di materiale utilizzato per ogni imballaggio. La scelta dovrebbe ricadere sui materiali meno pericolosi e più facilmente riciclabili e riutilizzabili. 
  • Carta e cartone dovrebbero provenire da una gestione sostenibile delle foreste che dovrebbero trovarsi il più vicino possibile all’utilizzatore. 
  • I chilometri percorsi dai materiali utilizzati per fare gli imballaggi e dai rifiuti generati. 
  • L’energia consumata per produrre gli imballaggi.
  • L’impronta ecologia, idrica, insieme all’impronta del carbonio dell’imballaggio costituiscono altri tre possibili utili indicatori.

Questi esempi costituiscono solo alcuni spunti di riflessione per un discorso molto più ampio. Per favorire la progettazione di adeguate strategie di tutela delle risorse naturali che sono limitate e non rinnovabili è necessaria una stretta collaborazione tra le Istituzione, le organizzazione di produttori e in questo caso con gli esperti del mondo agricolo. Se non riconosceremo al più presto i limiti della biosfera, entro la fine di questo secolo si presenteranno dei cambiamenti facilmente prevedibili e purtroppo negativi, che comprometteranno la qualità della vita della prossima generazione di agricoltori in modo irreversibile. Autore: Giuseppe Zicari, consulente (https://sites.google.com/site/zicari73/home)

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