LEGGE MERCATO INTERNO, SE NE RIPARLA A SETTEMBRE

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AIRONE1Ci risiamo. Con il passare delle ore, diventa sempre più chiaro che l’accordo sulla legge del mercato interno regge perché nessuno è d’accordo. Il racconto fatto dai presenti alla ma anche della mancanza dell’unità d’intenti necessaria ad affidare questo testo al governo, che in base al disegno di legge collegato alla legge di stabilità 2014 sarà delegato a riformare la legge sul commercio interno del riso italiano. La volontà politica di fare questo passo però oggi accomuna solo due soggetti: i dirigenti del Ministero delle politiche agricole e – forse – l’Ente Risi. Tutti gli altri, ufficialmente, sono per cambiare la legge partendo dalla bozza in discussione, ma avanzano dubbi, perplessità, richieste di modifica… La restrizione delle varietà tradizionali a una griglia di cinque “classiche” – cui collegare decine di varietà simili – vendute con il loro nome non convince alcuni dirigenti provinciali di Confagricoltura e sta lasciando perplessi anche alcuni dirigenti locali della Cia. La Coldiretti parla solo con la voce dei dirigenti nazionali, i quali non parlano: si limitano a dire che per essere approvata la legge deve essere realizzato un sistema di tracciabilità sui cui contorni organizzativi ancora si sta discutendo. La novità degli ultimi giorni è lo strappo di alcune riserie, ricucito dai vertici Airi accogliendo la proposta di reintegrare nella griglia Ribe e Thaibonnet, salvo prevedere una deroga per permettere “anche” di confezionarli in miscela con altre varietà. L’ipotesi è stata bocciata pubblicamente da Confagricoltura, con un comunicato di cui vi abbiamo dato conto. L’Airi aveva preso atto che «le denominazioni di vendita “ribe” e “thaibonnet” rappresentano ancora un riferimento per il mercato al quale non si può rinunciare senza rischiare di perdere quote di vendita. Conseguentemente, valutate le diverse soluzioni possibili e tenuto comunque presente che si rende necessario mantenere una sufficiente disponibilità di prodotto vendibile con la denominazione generica “riso lungo”, si propone di reinserire nell’allegato 1 della proposta di DLgs le denominazioni “ribe” e “thaibonnet” con i parametri precedentemente previsti e, parallelamente, di prevedere come eccezione rispetto alle altre denominazioni “tipiche” che le varietà di riso commercializzabili con i nomi ribe e thaibonnet possano essere poste in vendita anche con la sola denominazione “riso lungo”. Conseguentemente si propone di modificare l’art. 3 §3 come segue: “Per il prodotto di cui al paragrafo 2 devono essere utilizzate esclusivamente le denominazioni di vendita di cui al paragrafo 1. Il precedente paragrafo non si applica alle denominazioni di vendita ribe e thaibonnet”». Una mediazione avanzata tenendo conto della «necessità di un approfondimento rispetto allìarticolo relativo alle sanzioni» connesse a questa modifica, ma pur sempre una mediazione. Niente da fare, Confagricoltura l’ha affondata sul nascere e l’Airi se l’è presa, al punto di ribattere a stretto giro di posta: «Con riferimento alla posizione di Confagricoltura, ci dispiace che la proposta non sia stata accettata perché avrebbe permesso, attraverso una modifica marginale del testo condiviso, di consentire il mantenimento delle denominazioni di vendita “riso ribe” e “riso thaibonnet” e, nel contempo, la vendita delle numerose varietà ricomprese in questi due gruppi anche con la denominazione generica “riso lungo”. Non accettare questa soluzione significa di fatto eliminare ogni disponibilità di varietà per la vendita con la denominazione generica, senza alcuna modifica rispetto all’attuale normativa. Per quanto precede e non volendo essere di ostacolo all’approvazione di una nuova legge, ritiriamo la nostra proposta per proseguire con il testo finora condiviso da tutta filiera». Tutto questo è avvenuto ieri, dopo la riunione al ministero: un ritmo che la dice lunga sulla situazione di tensione, visto che, com’è ovvio, i giornalisti sono a conoscenza solo di una parte delle discussioni e delle decisioni che avvengono nelle stanze dei bottoni… Sicuramente, quelle intavolate al Ministero delle politiche agricole nel pomeriggio di ieri sono state faticose. Si racconta di un presidente dell’Ente Risi, Paolo Carrà, più volte costretto a mettersi le mani nei capelli, di numerose interruzioni, della scelta di affrontare solo alcuni punti della riforma, dell’ennesimo scontro Confagricoltura-Coldiretti sul protocollo di tracciabilità… Si è parlato dei difetti, raggiungendo un’intesa di massima sulla necessità di allentare i parametri delle varietà fuori griglia, ma al termine il dirigente del Mipaaf ha dovuto prendere atto che resta la bozza approvata il 14 luglio – solo in tal senso, l’accordo “tiene” – ma che tale bozza va sottoposta ad un ulteriore esame e per questo è stata fissata una riunione il 2 settembre, sempre al Ministero. (23.07.14)

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