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LA SEMINA GIUSTA (NON C’È)

da | 13 Apr 2020 | NEWS

Sono iniziate un po’ ovunque, con grande anticipo. Celiando, qualcuno dice che i risicoltori, stressati dal Covid, preferiscono trascorrere le loro giornate sul trattore che a casa… in realtà il clima è particolarmente favorevole a un anticipo delle semine. Già, ma che semine? È difficile evidenziare dei criteri oggettivi e universali capaci di valutare le scelte  dei risicoltori. La semina in asciutta, la sommersione e la minima lavorazione sono strategie vantaggiose a seconda delle caratteristiche tecnico-economiche delle aziende, delle sensibilità degli imprenditori e delle congiunture. (Ma una volta seminato sai come difenderlo?) Ogni soluzione operativa comporta criticità e benefici. In dettaglio, le diverse gestioni dell’aratura e della semina condizionano prioritariamente tre aspetti:

  • l’equilibrio idrologico;
  • la complessità dell’organizzazione aziendale;
  • le comunità di malerbe e di organismi patogeni.

La semina in asciutta per cantieri senza “coni di bottiglia”

«La semina in asciutta è stata messa a punto grazie alle prove fatte negli anni Ottanta dai Dottori Baldi e Moletti presso l’Ente Nazionale Risi – spiega il risicoltore e dottore Agronomo Domenico Carnevale Giampaolo di Cozzo (Pv) -. Nella nostra azienda pratichiamo principalmente la minima lavorazione con semina all’asciutto. La soluzione dell’asciutta prevede una gestione aziendale più semplice dove la sommersione si compie solo durante l’accestimento verso metà giugno. In questo modo le macchine operatrici vanno incontro ad una minor usura e la mia impressione è che anche i tempi di lavoro siano più contenuti senza particolari coni di bottiglia. Si tratta di aspetti che incidono significativamente sul bilancio economico dell’azienda, ancor più dei consumi idrici. La semina in asciutta è diffusa soprattutto in Lomellina dove i terreni sono in prevalenza sciolti, questo non credo sia un caso. (Ma una volta seminato sai come difenderlo?)  L’asciutta, inoltre, consente di avere qualche munizione in più nel controllo delle malerbe e nella difesa dai patogeni ma la monosuccessione in risicoltura ha reso questi processi sempre più difficili: la messa a punto di rotazioni alternative potrebbe aumentarne la sostenibilità». 

La semina in sommersione è un patrimonio per l’equilibrio idrologico

Dei benefici apportati alla collettività dalla semina in sommersione è convinto il risicoltore Claudio Melano di Gionzana (No): «Le risaie sommerse sono un patrimonio da preservare. Non è vero che l’acqua utilizzata in primavera è sprecata. Tutt’altro! Infatti, le acque convogliate dal Lago Maggiore (per mezzo del Canale Regina Elena) e dalle nevi in discioglimento (grazie al Canale Cavour) a beneficio delle risaie in aprile riforniscono la rete delle risorgive e costituiscono buona parte dell’approvvigionamento idrico per gli altri seminativi all’arrivo dell’estate. La tessitura del terreno resta l’aspetto fondamentale che condiziona maggiormente
le scelte aziendali: per esempio le campagne del novarese in passato erano chiamate inferno, purgatorio e fontanino. Questo fa capire la difficoltà di coltivazione nei terreni più pesanti. Qui la semina in sommersione resta una scelta obbligata: in caso di piogge primaverili abbondanti la crosta impedisce altrimenti la germinazione delle piantine e un adeguato sviluppo radicale». (Ma una volta seminato sai come difenderlo?)

Minima lavorazione: serve la duttilità del risicoltore

La tessitura del terreno è determinante per ottenere buone rese anche praticando le tecniche di minima lavorazione e semina su sodo. A confermarlo è Fabio Lanfranchini dello Studio Pulsar di Borgolavezzaro (No): «il riso poco si presta, per la fisiologia della pianta, all’applicazione di queste tecniche soprattutto sui terreni molto forti vocati alla sua coltivazione; risultati migliori si ottengono su terreni più sciolti. Generalmente si può pensare di alternare la minima lavorazione con le normali tecniche di aratura. Così facendo si può beneficiare negli anni di applicazione dei benefici economici e di tempo legati all’applicazione di questa tecnica. Come dico sempre al primo posto vi deve essere il ragionamento e la duttilità dell’imprenditore che deve adottare le tecniche migliori al variare delle condizioni meteo e delle altre scelte aziendali. Qualora non dotato delle attrezzature idonee il risicoltore può ricorrere al contoterzismo, così da ottimizzare anche gli investimenti aziendali oggi fondamentali per un’ottimale gestione dell’impresa risicola». Autore: Andrea Bucci, agronomo

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