LA RISICOLTURA DI PRECISIONE CONVIENE (DOCUMENTI)

Molti dati al convegno inaugurale della Fiera in Campo di Caresanablot.

DSC01470L’agricoltura di precisione è la star della 39° Fiera in Campo: la fiera della risicoltura nazionale è stata inaugurata ieri alla presenza delle autorità – tra cui il viceministro del welfare, il vercellese Gigi Bobba – e di duecento agricoltori, che hanno sfidato il meteo (sulle risaie splendeva un bel sole) per ascoltare le esperienze di Mauro Miserocchi (Spektra Agri), Marco Romani (Ente Risi), Alberto Crema (Cnr), Matteo Bertocco (Agricultural Support), Giovanni Chiò (azienda Battioli di San Pietro Mosezzo) e Giuseppe Sarasso (azienda Palestro di Olcenengo), coordinati dal giornalista di Terra e Vita Alessandro Maresca. Questa mattina, l’apertura ufficiale dei cancelli a Caresanablot, alle porte di Vercelli (scopri come raggiungere la Fiera).

Le tecniche di precision farming – ha puntualizzato Miserocchi dopo i saluti del presidente dell’Anga Giovanni Coppo (foto grande) – sono già ampiamente diffuse e applicate in risicoltura, tant’è che Spektra Agri (main sponsor dell’evento) ha iniziato a vendere sistemi di guida satellitare ai risicoltori fin dal lontano 1986. «Ma la tecnologia fine a se stessa non serve a nulla, se non viene adeguatamente supportata» ha detto Miserocchi e da quest’affermazione il convegno vercellese ha iniziato a dipanarsi, affrontando il tema sotto il triplice profilo della produttività, della competitività e della sostenibilità: in linea con la Pac, l’agricoltura di precisione punta ad assicurare all’agricoltore non solo l’aumento ma anche la stabilità delle produzioni, interpreta la competitività soprattutto in termini di contenimento dei costi e consente una riduzione dell’impatto ambientale innanzi tutto in termini di riduzione degli sprechi.

DSC01449Peraltro, è stato osservato, oggi per precision farming molti intendono ancora la mera guida satellitare del mezzo agricolo, laddove, al contrario, si tratta di sfruttare il sistema satellitare per gestire complessivamente l’azienda agricola, effettuando una completa raccolta dei dati e dosando gli input in relazione agli obiettivi, che spetta ancora all’agricoltore stabilire. La presentazione di Spektra Agri – che puoi richiedere a info@spektra-agri.it – ha tracciato una panoramica da cui si evince che tutte le aziende risicole sono già attrezzate per questa sfida e gli investimenti tecnologici sono tutto sommato limitati, ma manca ancora la fiducia dell’imprenditore. Un po’ come all’inizio del Novecento, quando la meccanizzazione fece il suo ingresso in risaia, le resistenze sono soprattutto culturali: «non si deve più ragionare in termini di produzione media del campo, ma gestire l’azoto o i diserbi per garantire la piena reddititivà di ogni singola area, anche di quelle che storicamente ci hanno abituato a produrre meno e dove prima si interveniva con analisi campionarie che, per quanto efficace sia la statistica, non hanno la stessa precisione del satellite nell’indicarci in che aree bisogna intervenire» ha spiegato Miserocchi e da lì in poi si è ragionato di mappe dei suoli, resistività, ph, ecc. con l’intervento di Marco Romani, dell’Ente Nazionale Risi che ha illustrato gli studi condotti presso l’azienda Melano di San Pietro Mosezzo (Novara) sulla concimazione a dose variabile in risaia, che dimostrano l’efficacia del nuovo approccio. Secondo il ricercatore, infatti, con queste tecnologie è possibile predire la produzione già al momento della differenziazione della pannocchia, non solo in ordine agli indici di vigore. Anche Romani ha sottolineato il ruolo dell’agricoltore nel definire l’obiettivo produttivo, il che significa che la precision farming non solleva il risicoltore da tutte le incombenze, e ha documentato i vantaggi, che trovate, analiticamente illustrati, dalla slide 18 del documento che potete scaricare QUI. Dopo di lui, Alberto Crema del Cnr ha illustrato il progetto Ermes e gli studi effettuati sull’azienda Franchino di Robbio (Pavia) attraverso il telerilevamento, che consente, ha spiegato, stime di produzione molto anticipate (considerato che tra i “clienti” di Ermes vi è l’Ente Nazionale Risi, questo strumento potrebbe mettere fine all’annosa polemica sul raccolto…). «Possiamo sapere come cresce la biomassa, valutare l’efficacia delle fertilizzazioni differenziate in base a tali dati e avere alla fine dei campi più omogenei» ha sintetizzato Crema. La relazione è scaricabile QUI.

DSC01450Matteo Bertocco, della ditta Agricultural Support, ha condiviso 15 anni di lavoro su 49mila ettari, presentando nel dettaglio le mappe di produzione realizzate nell’azienda Petrini di Livorno Ferraris (scarica la relazione QUI), mentre Giovanni Chiò, risicoltore novarese, ha presentato Riso Preciso, l’esperienza di una famiglia di risicoltori (azienda Battioli di San Pietro Mosezzo) che fanno agricoltura di precisione dai primi anni duemila e dispongono oggi di un database che permette significative ottimizzazioni. Chiò ha parlato, nella relazione che si può scaricare QUI, di un miglioramento della produzione del 5%, di una riduzione dei tempi e dei costi delle machine dell’8% e di una riduzione dei mezzi tecnici del 4%, quantificando i benefici in 170 euro ad ettaro. L’esposizione scientifica si è conclusa con Giuseppe Sarasso, pioniere dell’agricoltura di precisione, che ha ragionato sulle superfici ottimali per la precision farming e sui reali benefici: la sua relazione è scaricabile QUI e nelle prossime ore Sarasso dedicherà al tema una delle sue analisi in esclusiva su Risoitaliano.eu. Il convegno è proseguito mettendo alla prova degli utenti le affermazioni dei relatori: i risicoltori Carlo Franchino di Robbio, Claudio Melano di san Pietro Mosezzo, Renato Petrini di Livorno Ferraris, Roberto Sarasso di Olcenengo e Nino Chiò di san Pietro Mosezzo sono stati intervistati dal dirigente Anga Luigi Saviolo. (27.02.2016)

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