LA PRECISIONE È ANCHE QUESTIONE DI TESTA

Non basta la tecnologia: esaminiamo passo per passo l'evoluzione della precision farming

Il progresso tecnologico, negli ultimi decenni, si è mostrato sempre più aggressivo in tutti i settori, puntando sugli obiettivi “sociali” del nuovo millennio: l’ambiente e la qualità dei prodotti, due tra le principali richieste dei consumatori. Oggi il mondo digitale e informatizzato sta iniziando il lungo percorso che stravolgerà il modus operandi del settore primario: grazie ad un controllo sempre più accurato delle lavorazioni, consentirà all’agricoltura di ridurre sia l’impatto ambientale (ruolo che dovrà sostenere nell’Europa post 2020), sia gli sprechi di input, carburante e tempi di lavoro. Vien già da sé capire come un agrosistema più stabile e una riduzione dei danni ambientali costituiscano un’ottima base per poter costruire un’azienda virtuosa, attenta non solo al profitto ma anche al mantenimento attivo della sua fonte di reddito.

É tuttavia insufficiente il singolo contributo tecnologico per sostenere da solo il peso di questi fini e per questo esiste il fattore umano che, sia attraverso il lavoro intellettuale che quello manuale, gestisce e coordina le tecnologie, in modo da poterle sfruttare al massimo e raggiungere così i propri obiettivi di produzione. Al giorno d’oggi possiamo dire che il fattore umano spesso non ha le tutte conoscenze adatte per poter sfruttare le tecnologie che l’impresa possiede: in primo luogo il progresso tecnologico richiede una preparazione agronomica, meccanica ed informatica, seguite da una buona conoscenza del mondo biologico e microbiologico.

Queste conoscenze devono ovviamente avere come base una raccolta dati, che spazia dalle caratteristiche pedologiche e climatologiche della propria zona alle capacità di riconoscimento delle principali criticità colturali, come danni causati da agenti abiotici (si pensi all’allettamento, stress idrico, carenze nutrizionali…) o biotici (come le infestanti, le fitopatologie e gli insetti dannosi).

Possiamo quindi affermare che una perfetta simbiosi tra le tecnologie e le capacità umane nell’impresa agricola sia uno dei migliori punti di partenza da cui operare scelte ponderate e opportunamente studiate, in base al riconoscimento del singolo problema e non solo in base al quadro generale delle colture (che, spesso, possono presentare anche più problematiche consequenziali).

La possibilità di scegliere delle soluzioni mirate ai problemi agronomici, meteorologici e colturali ha vantaggi in molti campi: uno degli esempi più immediati è l’ottimizzazione della gestione del suolo, dell’uso di prodotti selettivi e della scelta delle colture e cultivar più adatte ai propri ambienti.

Il passo successivo alla scelta delle soluzioni è il punto critico dell’agricoltura mondiale: riuscire a metterle in pratica nel migliore dei modi. Spesso questo passaggio non viene completato al 100%, soprattutto nel momento in cui non si è pienamente coscienti delle opportunità che ci vengono offerte dalle nostre tecnologie, un esempio: i mezzi e gli attrezzi agricoli, ormai sempre più spesso dotati di sistemi di gestione ISOBUS e sistemi di geolocalizzazione, riescono ad essere veramente efficienti se e solo se hanno ricevuto le istruzioni preventivamente preparate dopo l’analisi delle condizioni colturali in cui andranno ad operare.

Per tutti questi motivi e queste opportunità la digitalizzazione sarà una delle principali vie attraverso cui gli agricoltori si avvicineranno alla “Precision Land Management” che, al momento, sembra essere il miglior sistema di gestione integrata di un’impresa agricola moderna, indipendentemente dalla forma ed estensione dei propri appezzamenti. Si possono capire meglio tutte le potenzialità dell’agricoltura di precisione e l’attuale situazione in Italia nel vademecum del MiPAAF “Linee guida per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione in Italia” (Autori vari, 2016) scaricabile QUI, oppure, con uno sguardo più comunitario, si possono trovare informazioni nello studio “Agricoltura di precisione e il futuro dell’agricoltura in Europa”, sintetizzato in questo articolo.

L’articolo “La risicoltura di precisione conviene”, disponibile QUI, offre un’ottima idea di come le tecniche di Precision Farming possano aiutare questo settore: dalla diminuzione dei costi di coltivazione all’aumento delle produzioni areiche e, indirettamente, permettono una migliore gestione delle risorse idriche disponibili. Guardando a oriente, la preoccupazione maggiore per il nostro settore è il rapido sviluppo dei principali competitors risicoli, anche loro provvisti di linee guida per lo sviluppo di uno dei principali settori agricoli della regione. In questi articoli si possono trovare informazioni circa la situazione australiana e malese.

Concludendo, possiamo dire che l’innovazione nel settore agricolo dev’essere “a 360°” e non affidata solo agli attori genetici e chimici, in modo tale che la gestione degli input segua i naturali fabbisogni delle colture nei diversi stadi fenologici e ne garantisca la miglior crescita e resistenza alle malattie. C’è un’ultima cosa da dire a proposito dell’innovazione: solo l’adattamento della tecnica e della tecnologia al contesto colturale e aziendale può trasformare un’innovazione in progresso, in quanto ogni azienda, soprattutto in Italia, avrà esigenze e obiettivi diversi, siano essi economici, gestionali, agronomici o ambientali.

“Nell’immagine,si può notare la correlazione tra compattamento del suolo [2], spessore di terreno esplorabile dalle radici[1] e dotazione di fosforo (maggiore nelle zone compatte a causa di una scarsa esplorazione degli apparati radicali) [3]. L’elaborazione delle prime 3 immagini porta alla creazione di Mappe di Prescrizione [4], consentendo una gestione migliore e differenziata anche all’interno dello stesso appezzamento, risolvendo problemi isolati senza destabilizzare le zone ad alta o media produttività” Autore: Fabio Buccioli.

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