INFESTANTI DELL’ALTRO MONDO

heterantera
L’Accademia dei Georgofili ha inserito nel suo sito di informazione la modificazione del regolamento (U.E.) n. 2025/1422 che aggiorna l’elenco delle specie esotiche di rilevanza unionale presenti in Italia (29 su 48 totali). LEGGI QUI.

Nessuna delle specie citate è presente nelle risaie italiane ma, nel corso degli anni, elevata è stata la modificazione delle infestanti presenti nelle nostre coltivazioni e molte sono di derivazione di altre aree del mondo.

Le prime tracce del riso in Italia risalgono al 1300, prima in terreni naturalmente paludosi, poi, grazie all’ingegno umano (alcuni fanno risalire l’invenzione a Leonardo da Vinci) in campi resi “allagabili” artificialmente; le risaie appunto. Questo naturalmente ha creato un ambiente adatto alla crescita del riso ma anche di altre specie botaniche che competono per lo sviluppo all’interno dei campi. L’evoluzione di queste piante “infestanti” è avvenuta di pari passo con lo sviluppo e le modificazioni delle tecniche di coltivazione, creando problemi sempre maggiori.

IL TESTO DI ANTONIO TINARELLI

Nel suo libro del 1973 “ la coltivazione del riso”, Antonio Tinarelli elenca un numero limitato di specie infestanti rispetto a quelle oggi presenti in risaia. L’evoluzione della risicoltura, la comparsa di nuovi diserbanti e il commercio mondiale hanno introdotto tutta una serie di nuove specie che sono andate ad ampliare a dismisura il numero delle piante che competono con il riso per lo sviluppo all’interno delle coltivazioni.

Inoltre l’introduzione della coltivazione “in asciutta”, riducendo il periodo di allagamento del terreno, ha consentito ad alcune specie non acquatiche di sopravvivere anche in risaia aumentando notevolmente i problemi.

ARRIVANO I GIAVONI RESISTENTI

Ovviamente, sino dalle prime risaie del 1300, il principale competitore del riso è stato rappresentato dal Giavone (Tinarelli indica 5 specie diverse) che, ancora oggi, è il principale problema. Tabacchi nel suo libro del 2017 “Piante infestanti di risaie e canali”, indica che le specie presenti in Italia sono sempre 5 (sia pure con identificazioni diverse dovute all’evoluzione della classificazione) ma a causa dell’introduzione di principi chimici diserbanti con attività molto specifiche si sono diffuse una miriadi di sottotipi “resistenti” che, pur non costituendo specie botaniche indipendenti, si differenziano moltissimo tra di loro, complicando all’inverosimile il loro contenimento.

CIPERACEE E ALISMATACEE

Per quanto riguarda le infestanti che Tinarelli indica in modo generico come Ciperacee e Alismatacee nel suo libro sono solo 11 (Cyperus di varie specie, Scirpus (ora Bolboschoenus) di varie specie, Alisma e Butomus). Ora e’ segnalato un numero molto superiore di specie e, anche in questo caso, si sono selezionati numerosi “ecotipi” resistenti agli erbicidi che richiedono interventi di contenimento specifici.

IL RISO CRODO

La stessa cosa è successa per il “riso crodo”. Nella sua pubblicazione Tabacchi segnala poi ben 23 specie diverse diffuse in risaia con semina “in asciutta” che risultavano praticamente sconosciute nelle “vecchie” coltivazioni di riso. Continuiamo con l’Heteranthera. Specie di origine tropicale, diffusasi nelle nostre risaie nel secolo scorso (Tinarelli nel 1973 la indicava come una infestante “secondaria”). Anche questa pianta, una volta limitata a certe aree, è ormai diffusa in tutto il territorio risicolo, differenziata in diverse specie e con presenza di “ecotipi” diversi. Continuiamo con la Leptochloa sp. (nota anche come Diplachne) specie diffusasi nelle risaie italiane negli anni ‘90 del secolo scorso, probabilmente a seguito dell’importazione di semente dall’estero. Anche questa pianta è andata ad arricchire il già notevole elenco di specie infestanti delle risaie rendendo ancora più difficile il diserbo.

ULTIMI SVILUPPI…

Da ultime le infestanti che, pur essendo presenti nelle nostre  risaie da anni, hanno recentemente subito una fortissima espansione: la Marsilea sp. (diffusa in Asia e Africa) e la Eloecaris sp. (originaria del nord America). In molte coltivazioni, in particolare della provincia di Novara, queste infestanti stanno diventando un problema non indifferente formando tappeti di piantine che, in alcuni casi, possono “soffocare” il riso.

Se a tutte quelle citate aggiungiamo le infestanti “secondarie” diffuse in particolari aree come la Leersia, lo Sparganio, la Tipha ecc. appare evidente come diventa urgente disporre degli strumenti adatti al loro contenimento.

ROTAZIONE E SOMMERSIONE

I due strumenti principali per il contenimento delle infestanti impiegati per secoli, la sommersione continua e la rotazione delle coltivazioni, sono sempre di più difficile impiego a causa della disponibilità di acqua di irrigazione sempre minore (soprattutto in certi periodi) e della non economicità delle coltivazioni alternative al riso.

Il contenimento delle malerbe con mezzi meccanici presenta ancora problemi tecnici di difficile soluzione a causa della lentezza dell’operazione di diserbo meccanico e del suo costo, in particolare se impiegato su grandi superfici.

L’andamento dei ricavi dalla vendita del riso, stante la necessità di confrontarsi con il mercato mondiale, non consente di utilizzare metodi di protezione della coltivazione ad elevato costo. Non rimane,quindi, che una soluzione di immediata applicazione: il diserbo con prodotti chimici.

LA RIDUZIONE DEI PRINCIPI ATTIVI

Come ricordato nel nostro articolo del 11 Agosto 2025 (https://www.risoitaliano.eu/diserbo-gli-agricoltori-spagnoli-chiedono-piu-pa/ ) in altri paesi europei come Spagna e Francia gli agricoltori stanno vivamente protestando contro la continua riduzione dei principi attivi utilizzabili in agricoltura per il contenimento dei parassiti delle coltivazioni.

La Francia ha recentemente re-introdotto la possibilità di utilizzare l’ Acetamiprid (un insetticida bandito in Francia nel 2018) dando un forte segnale di inversione della tendenza, diffusasi su impulso delle decisioni dell’Unione Europea, alla continua riduzione dei principi attivi chimici per la protezione delle colture.

 

LA SELEZIONE DI RESISTENZE

Come abbiamo visto il numero delle malerbe (per non parlare degli altri tipi di parassiti derivati dalla “globalizzazione mondiale”come il punteruolo acquatico, il gambero della Louisiana, ecc.) è continuamente aumentato e l’impiego di diserbanti molto specifici ha selezionato infestanti sempre più resistenti agli stessi.

Pertanto, a mio avviso, bisognerà riflettere maggiormente sulla necessità di reintrodurre alcuni dei prodotti diserbanti non più in uso (vista la difficoltà di ottenere la registrazione di prodotti nuovi) e chiedere alle autorità preposte una nuova autorizzazione al loro utilizzo in modo da fornire ai risicoltori le armi necessarie per combattere la loro annuale “guerra” per la coltivazione del riso.

Puoi seguirci anche sui social: siamo su facebook, e linkedin. Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu.

Nuova ricerca

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR. 

* Campo obbligatorio

Articoli correlati

SUPERIDROVORA
ASCIUTTA IN VIETNAM
RIALZINO
BECCATE STA RIFORMA!
FRODE: PARLA FEDERBIO
FALDA IN DIFFICOLTA’
RIFINANZIARE IL DELTA DEL PO

Leggi anche: