IL RISO USA NON È COMPETITIVO

Dovrà scendere il prezzo se gli States vogliono esportare in Messico e nel Sudamerica
Le esportazioni di riso statunitense crescono, ma dietro ai dati positivi emerge una realtà contrastante: lo conferma Nathan Childs, economista del Dipartimento di stato americano per l’agricoltura: secondo la sua autorevole opinione, espressa recentemente in un seminario online dell’università dell’Arkansas, per raggiungere le proiezioni indicate i prezzi del riso a stelle e strisce dovranno ancora scendere. Inoltre gli Stati Uniti stanno perdendo quote di mercato sia in Messico, da sempre Paese che ha acquistato enormi quantitativi di riso americano (intorno a 900 mila tonnellate nel 2017), sia in America Latina, che resta comunque uno degli sbocchi principali per il cereale americano. In Messico gli Stati Uniti continuano ad essere il primo fornitore, ma con numeri inferiori rispetto al passato. Se precedentemente la quota di mercato era arrivata ad essere pressoché totalizzante, fino a 95-99% del riso venduto in Messico, ora questa percentuale è scesa all’80%. In otto anni infatti le esportazioni Usa sono calate complessivamente di 300 mila tonnellate. Ci sono alcuni mercati ormai consolidati: il Costa Rica, che pure ha un’estensione e una popolazione decisamente ridotta rispetto al Messico, ha acquistato quest’anno 100 mila tonnellate di riso Usa. La competizione però dei produttori latinoamericani in questi Paesi, Venezuela compreso, sta crescendo di anno in anno. Altri scenari ancora da interpretare restano quelli del’Austrialia e dell’Egitto, che hanno ridotto l’area di produzione, oltre che dell’Iraq, dove durante questa campagna commerciale sono state acquistate 30 mila tonnellate di riso americano contro le 90 mila dell’anno scorso. L’aumento delle rese e della superficie previsto per la campagna in corso dovrebbe portare ad un incremento degli stock del 31%: altro riso a cui cercare un mercato di sbocco.
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