IL RISICOLTORE CHE COLTIVA DAL CIELO

Siamo andati a trovare Andrea Vecco, pioniere nell'uso dei droni in risicoltura e grande innovatore

«Un’azienda deve lavorare con una filosofia e la mia è la tutela dell’ecosistema di cui faccio parte e del consumatore, attraverso un’attenzione trasversale alle nuove proposte e alle possibilità di ricerca, avendo come obbiettivo il miglioramento pratico di tutti, più che la crescita del mio bilancio aziendale». In questa frase, Andrea Vecco rappresenta l’idea di fondo che lo muove. E’ il contitolare della Grangia di Montarucco, azienda storica del Vercellese, facente parte del gruppo di grange che si sono divise l’eredità medievale dell’abbazia di Lucedio. I monaci cistercensi si occuparono della bonifica delle zone paludose e boschive limitrofe, fornendo un’ottimizzazione alla coltivazione del riso che culminò nell’800 grazie al canale Cavour.

Montarucco si sviluppa su una superficie di 600 ettari in cui la coltivazione del riso la fa da padrone; il titolare predilige una semina in acqua in quanto, spiega Vecco, «l’agroecosistema risaia ha raggiunto nei decenni un equilibrio basato anche sulla presenza dell’acqua in determinati periodi. Questo fattore permette il corretto ciclo di flora e fauna spontanea e, soprattutto, uno scambio tra acque superficiali e falda sotterranea necessario a contrastare la subsidenza tipica delle pianure alluvionali come la nostra e a controllare i lasciti delle precipitazioni». 

Le scelte imprenditoriali di Vecco (foto piccola) sono guidate anche dalla sua formazione; dopo aver conseguito studi agrari e di diritto, è stato militare nell’arma dei Carabinieri oltre a nutrire una profonda passione per il volo. I due percorsi si tramutano nell’utilizzo dei droni in agricoltura, che possono essere sfruttati per il controllo visivo classico o specializzato attraverso vari tipi di telecamere, arrivando a fornire mappe di vigore vegetativo utili per effettuare i trattamenti. Grazie a droni più complessi, dotati di tramogge di dispersione, possono essere effettuate alcune lavorazioni di precisione; ad esempio, in un futuro prossimo, la concimazione potrà essere effettuata in sito pianta per pianta o potranno essere riconosciute le infestanti ed applicati direttamente ed unicamente dove necessario i fitofarmaci. Ciò eviterebbe – ci racconta – anche l’utilizzo delle trattrici a cultura avviata, diminuendo gli sprechi di spazio e i gravosi sforzi di preparazione del macchinario. Questi tipi di tecnologie posseggono ancora alcune criticità: il costo dei droni non è alla portata di tutti, soprattutto riguardo all’effettiva efficienza, la durata della batteria è esigua (circa 30 minuti) e il pilotaggio è tutt’altro che immediato. Viene richiesta una patente adatta, per la quale Montarucco rappresenta una base secondaria per la formazione dell’Aero Club di Vercelli certificata dall’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile); inoltre il vento rappresenta un grosso fattore limitante in quanto i droni sono mezzi volanti a pala rotante, molto sensibili alla presenza di correnti.

Questo risicoltore partecipa attivamente alle ricerche volte all’innovazione  in agricoltura. Oltre a permettere l’accesso di tirocinanti di istituti tecnici e universitari in azienda, Vecco ha fatto parte del progetto, sponsorizzato della Regione Piemonte, di lotta biologica alle zanzare attraverso l’utilizzo del Bacillus Turigensis, batterio capace di uccidere le larve di questi fastidiosi insetti. Altro importante contributo è stato dato da Montarucco al progetto Itaca, in cui figurano numerosi partner (Politecnico di Torino, facoltà di Agraria di Torino, Sa.Pi.Se, Ferrero e Lavazza), incentrato nell’analisi della qualità agroalimentare sia in coltivazione che in conservazione. Ulteriore progetto di notevole rilevanza, nato grazie alla provincia di Vercelli e oggi patrocinato da Ente Risi, è quello relativo alla lotta al Brusone; in esso un’importante rete di capta spore, formata da sette elementi fisici, fornisce molteplici dati: vengono misurate l’attività delle spore, la temperatura, l’umidità e la radiazione luminosa, permettendo di conoscere il rischio di attacco ed è in funzione di questo meccanismo che nel 2009 è nato il bollettino brusone per il controllo del rischio di attacco del fungo Pyricularia Grisea, il quale è causa della malattia. Questo rischio è classificato su 4 livelli (0, 1, 2, 3) permettendo ai risicoltori di programmare meglio i trattamenti in modo da essere più efficaci ed efficienti. L’iniziativa, cui collabora anche Risoitaliano per la divulgazione, proseguirà anche nell’anno corrente. Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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