L’INDUSTRIA SPARISCE E IL MERCATO CROLLA

borse

I listini di Milano e Mortara si adeguano al ribasso imposto martedì a Vercelli (LEGGI), confermando un’altra settimana da dimenticare per la risicoltura italiana. I cali sono generalizzati e investono pressoché tutte le tipologie, in particolare tondi e gruppo Arborio. L’unica novità rispetto a quanto visto in Piemonte è il nuovo minimo dei lunghi B, scesi a 33 €/q lordi a Mortara. Milano, pur allineandosi alla precedente seduta vercellese, esprime valutazioni leggermente superiori per Carnaroli Classico ed i gruppi Baldo e Vialone Nano. I cali nel listino della Granaria vengono subito assorbiti, come di consueto raddoppiati, dal listino del riso lavorato. (Ma c’è una novità)

GIACENZE ELEVATE, QUOTAZIONI MINIME E IMPORTAZIONI IN CRESCITA: LA TEMPESTA PERFETTA

Il quadro che emerge dalla combinazione tra listini emessi nelle sedi lombarde e dati Ente Risi è impietoso. I trasferimenti settimanali si fermano a 27.038 tonnellate (VEDI), un ritmo non lontano dall’ottimale ma non tale da permettere di migliorare un collocamento ai minimi dall’anno della siccità, quando si vendeva a prezzi decisamente differenti. Le giacenze rimangono così su livelli elevati per il periodo stagionale, con eccedenze particolarmente pesanti per i lunghi B e per i risi da interno. Questi quantitativi gravano sui magazzini dei risicoltori in una fase dell’anno in cui per molti l’onere dello stoccaggio diventa sempre più difficile da gestire, mentre si avvicina il nuovo raccolto. La pressione sulle vendite è dunque destinata ad aumentare nelle prossime settimane, con produttori costretti a cedere il prodotto nonostante prezzi che definire catastrofici non è un’esagerazione. (Sai come difenderti?)

Ad aggravare ulteriormente il quadro, le importazioni continuano a crescere, tanto in Italia quanto a livello europeo. Un dato allarmante riguarda il segmento japonica a livello comunitario. Dall’inizio della campagna, il primo settembre, le importazioni di riso semigreggio japonica in Ue sono aumentate di 17.236 tonnellate (+96%), mentre il riso lavorato japonica cresce di 26.023 tonnellate (+33%), secondo i dati di Ente Risi. Numeri che certificano la progressiva erosione della capacità del riso italiano di presidiare i mercati europei. 

«IL MERCATO NON GIRA. I COMPRATORI NON CI SONO»

«Le riserie si lamentano che non riescono a vendere il riso, questa è la situazione» esordisce Luigi Ferraris, rappresentante di Confagricoltura Pavia in commissione prezzi a Mortara. «Io stesso, nella mia attività di vendita diretta, sto vendendo più riso “tipo basmati” che Carnaroli. Forse la gente si è stancata del riso da risotto. Le riserie vendono meno e sono costrette a scegliere tra perdere volumi o abbassare i prezzi. La GDO non riduce il prezzo al pubblico, fa solo promozioni.

Sul tondo si è bloccato tutto, e il calo di 5 € non ha smosso i compratori, che continuano a latitare. L’unica tipologia che sembra ancora scambiata ai prezzi ufficiali sono i lunghi A da parboiled, fermo restando le quotazioni attuali nettamente al di sotto della remuneratività. A preoccupare vi è poi il mercato interno, con i gruppi Roma e S. Andrea/Gloria che non trovano compratori nonostante valutazioni al limite del ridicolo. Si registrano difficoltà nelle vendite anche per risi pregiati come Vialone Nano e Carnaroli Classico (proposti come nominali nel listino della Lomellina, ndr). Il problema è che il tempo stringe e adesso si aggiungono i rischi legati allo stoccaggio prolungato ad aumentare i costi.  La verità è che questo quadro fa davvero paura, e senza una svolta sul fronte delle importazioni il peggio potrebbe ancora venire.» Autore: Ezio Bosso

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